Live Report: MoonSoon @Biber Public House (Plugless Thursdays)

E’ una fresca serata quella di giovedì 09 novembre, ed al Biber Public House di Oderzo (Treviso) si accendono le luci per la prima serata dei Plugless Thursdays, una bella iniziativa che coinvolgerà per i prossimi giovedì tardo-autunnali alcune delle migliori band emergenti venete.
Nella serata d’esordio aleggia sempre la giusta adrenalina, quella della prima volta, eppure l’intimità del locale ed il calore di un live così diretto, rendono l’atmosfera piacevole e -se poi ci aggiungiamo anche una pinta di Kwak- sicuramente rilassata.
MoonSoon live@Biber Public HouseSul piccolo palco allestito per l’occasione, si presentano i MoonSoon da Vittorio Veneto, con il loro agrodolce trip-hop dalle sonorità diluite ed avvolgenti. Il quartetto ha già alle spalle l’ep Project 1969 uscito sull’imbrunire dell’estate 2016, mentre è fresco il rilascio del nuovo singolo Whirling, che mostra inequivocabilmente una decisa evoluzione sonora verso suoni minimali ed elettronici, rispetto agli esordi più elettro-pop. Avendoli già ascoltati via bandcamp, mi chiedo come i Moonsoon possano riproporre il loro rarefatto ensemble musicale in un ambito più spoglio come quello di stasera, vedendo “teoricamente” epurati gli echi, i cori sospesi e le ondate liquide dei loro arrangiamenti. Eppure tra le linee di brani, come la splendida Siberian Island o la slanciata YY, si notano accenti melodici che ben contrastano con le algide escursioni elettroniche delle tastiere ed una nostalgica psichedelia chitarristica decisamente seventies. Al centro del palco Anita Zava intona i primi versi di un concerto che vive di un’atmosfera molto rilassata, mentre alla sua destra la chitarra di Matteo Zanchetta si sbizzarrisce in riff acidi e quasi hendrixiani (complice anche una pedalboard che vive di determinazione e coglie l’attimo); non sono da meno le morbide dinamiche del basso di Enrico Bazzo che si fanno precise e molto intense all’udito. Nascosto tra una mole di tastiere ed un pc portatile, Francesco Cadorin diventa l’abile tessitore di tutte le trame elettroniche, conferendo quel tocco di imprevedibilità alla ritmica e senza far sentire la mancanza di una batteria.
Nell’ora e spiccioli che seguirà, i MoonSoon ripropongono sia i brani del loro primo ep (su cui spicca la rarefatta On Drugz), sia brani inediti ed in fase di evoluzione come Lighthouse -e quei cenni vagamente funky- o la omonima ed intensa Moonsoon: il pubblico è attento e sembra gradire, complice anche l’insospettabile calore che l’esibizione rilascia nell’intero locale.
Nel frattempo scambio qualche battuta con Alessandro Antonel della Pipapop Records (protagonista dei prossimi Plugless Thursdays) seduto accanto a me, cogliendo una certa soddisfazione nel sentire come nei MoonSoon ci sia già una idea chiara di musica, nonostante suonino insieme da poco più di un anno e ciascuno venga da ascolti e stili a volte diametralmente opposti. La vocalità di Anita Zava è melodica ed allo stesso tempo potente, enfatizzando così la gran mole di lavoro di tastiere, basso e chitarra, azzeccando anche più di qualche chours (su tutte la già citata Siberian Island) con un’orecchiabilità in discesa, che abbandona l’elettro-pop per abbracciare flussi più sperimentali ma davvero immediati. Gli arrangiamenti sono molto personali e si slacciano da quanto già sentito ed abusato in tema di elettro-indie (in Italia o nella culla d’Albione), tracciando un sentiero molto interessante per quello che sarà il futuro discografico dei MoonSoon nel breve periodo.
Un concerto sicuramente godibile anche per gli habituè del Biber Public House, che vedranno ogni giovedì calcare quello stesso palco altri artisti emergenti ed indipendenti: quindi tenetevi magari liberi la settimana prossima!

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La Firma: Poisonheart

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