Zero (ep) – Mother Mary

Mother Mary - ZeroGianluca Marian è uno tosto, uno di quegli individui che ha una missione che per quanto folle sia a volte diventa un’ossessione; seppur non lo conosca personalmente, posso comprendere questo dalla sua musica: apocalittica, fredda nella forma, penetrante nella sostanza. Mother Mary è un progetto solista ambizioso ed un po’ pazzo, che si pone l’obiettivo di insinuarsi nei meandri di un post-hardcore con palesi sfumature crossover ed industrial che scivolano nella lentezza di meccaniche slowcore quasi del tutto inesplorate. Un pioniere del suono, nella sua componente dissonante e contemplativa, che in questo ep, Zero, prova a dare delle risposte musicali fuori dagli schemi, tra vaneggiamenti emotivi e sonici. Gianluca Marian si muove a suo agio in questo ambiente martoriato da un ecatombe atonale, già voce e chitarra dello shoegaze arido dei Gallopin e nei pumpkiani Mahoney Warez Valley, in questo solo-project vi è maggiore libertà di sperimentare su carcasse melodiche arrugginite e decolorate dal tempo. Tre brani secchi e tirati ove Mother Mary suona basso e chitarra, canta e cavalca l’onda (coadiuvato dalla batteria del predestinato Stefano Albini, la cui vocazione rumorosa era già inclusa nel cognome!), con una sicurezza ed un impavida voglia di stupire. Zero (omaggio forse all’inno generazionale corganiano?!) è una bozza di visioni e scala di grigi che irrompe con l’isteria della sei corde nell’incipit di Vulture, la cui evoluzione (anche nel cantato) ricorda i primi RATM sorpresi da una pioggia acida: interessante il gioco di velocità tra una ritmica lenta e ridondante di basso e batteria ed la graffiante dinamica una chitarra affilata e pungente.
Più personale è il sospiro di The Stairs Behind the School il cui flusso di coscienza così anti-melodico, assume sfumature interessanti anche grazie a distorsioni grumose e dense che giocano sui saliscendi di volumi, facendo rinsavire un certo zeitgeist ninenties che si articola tra malinconie e cento sfumature di teenage angst. In un molleggiato mid-tempo alla Blister in the Sun (Violent Femmes) si muove la martellante Steve Hartlett (in onore della slacker-band Stove?) una confusionaria ballata tra cuspidi industrial ed vuote vallate lo-fi, nella quale la sperimentazione -per quanto azzardata- trova nel proprio caos calmo una credibile stabilità.
Zero è un esercizio di avanguardia, tanto coraggioso quanto folle, ma non per questo dettato dalla frenesia di comunicare qualcosa; la ricerca di Mother Mary è sottile, anche se in via di definizione, e può rappresentare un trampolino di lancio per esplorare le potenzialità di un post-hardcore ancora in fase embrionale nella sottocultura indipendente italiana.

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Mother Mary bandcamp

recensito da Poisonheart

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