Live Report: Charles Wallace + Dnezzar @Biber Public House (Plugless Thursdays)

Per la seconda serata dei Plugless Thursdays il Biber Public House di Oderzo (TV) raddoppia e consegna al pubblico opitergino un doppio set: il country slacker di Charles Wallace ed il cantautorato intimista di Dnezzar. Sonorità e stili ciascuno con diverse peculiarità, che non solo convivono per una intensa ora e mezza sul palco, ma che segnano una linea di congiunzione man mano sempre più nitida all’orecchio dell’ascoltatore. Infatti, se il lo-fi asciutto e disilluso di Charles Wallace risulta piacevole ed allo stesso tempo intenso, in realtà cela una forma canzone che omaggia tanto gli esperimenti indie-tape di Daniel Johnston, quanto la ballata minimale ed asciutta del compianto Elliott Smith, con una buona dose di ironia e provocazione. Più rotondo e caldo è il sound di Dnezzar, dall’andatura raffinata anche grazie ad un patinato sax e dal songwriting contemplativo e lungimirante: eppure entrambi sono facce opposte della stessa medaglia independent che la Pipapop Records esibisce questa sera con orgoglio.

Sul piccolo palco rompe subito il ghiaccio la chitarra di Charles Wallace, accompagnato alla tastiera da Dnezzar e scaldando sin dalle prime strofe i clienti del Biber Public House, con alcuni estratti da This Beloved Life O.S.T. datato 2015, e qualche inedito buono per l’esordio in Pipapop, mantenendo inalterato il carattere spoglio di ballads istintive e dirette. Ben presto ad accompagnare i due arrivano i fiati di Paolo Bottecchia, abile ad alternare la potenza di un patinato sax e l’acidità di un sibillino flauto traverso: con sorpresa comprendo che il set sarà unico ed intenso, mescolando ed intersecando le ballate secche di Charles Wallace con i brani vellutati di Freischwimmer, il nuovo lavoro di Dnezzar uscito in queste giornate autunnali.

Dnezzar Charles Wallace live report Biber Public House

La serata è fiammeggiante e prende una direzione tutta in discesa grazie alle musiche ben tornite di Dnezzar, menestrello compositore dal palato molto fino, già apprezzato come voce e violino nei Caravanserai. Autore lucido, ha collaborato nel corso degli anni con cinema e teatro con le proprie allucinate colonne sonore che evidenziano un’emotività penetrante, rinunciando senza indugi all’austerità del solo accompagnamento sonoro. Dopo Bittersweet Friend (2016) legato alla soundtrack del cortometraggio “Dulce Rutina”, ecco le cinque ballate agrodolci di Freischwimmer (tra cui spicca una bella esibizione di Like a Stone) ed un paio di inediti che fremono per essere ascoltati.

Il Biber Public House è davvero pieno ed il pubblico si mostra immediatamente ricettivo, anche grazie a qualche virtuosismo di sax o all’ironia intrattenitrice di Dnezzar; tuttavia sono alcuni dettagli sparsi del live che hanno catalizzato la mia attenzione, facendomi sorridere con soddisfazione. In primis le pennate morbide suonate da Charles Wallace nell’interpretare le proprie ballate, che questa sera hanno un lento retrogusto alla Neil Young: brani che suonavano estremamente lo-fi in This Beloved Life O.S.T. come Blow (ah, quel soffio di flauto!) o Mostly Cloudy, assumono sfumature calde e malinconiche di incredibile pathos. Intrigante poi l’interpretazione di Dnezzar in The Hurricane ed in Sancta Sanctorum e quell’istrionismo sincero naturale che non può essere trattenuto, infine la buona qualità degli arrangiamenti e degli incastri tra fiati, ritmica e cantato, che nonostante l’assenza delle percussioni, si è rivelata essere molto calda e vivace.
La Pipapop Records ha lavorato e sta lavorando bene con questi due artisti, dimostrando come la musica indipendente abbia bisogno di piccole label come questa che credono ciecamente nella musica personale ed autonoma; nel sound ben tornito di Dnezzar ed in quello più istintivo di Charles Wallace ci sono elementi di originalità che testardamente vanno approfonditi, a discapito magari dell’immediatezza pop o dell’orecchiabilità radiofonica. Una strada in salita e forse difficile da percorrere, ma estremamente gratificante nel proprio microcosmo, anche perché citando Dnezzar “I’ve been trying to behave for my whole life. Unsucccessfully“, e delle volte va anche bene così!

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La Firma: Poisonheart

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