Live Report: Chiara Patronella @Biber Public House (Pink Plugless Thursdays)

Pink Plugless ThursdayDa un paio d’anni a questa parte novembre è il mese dei giovedì acustici (i famigerati Plugless Thursdays) al Biber Public House di Oderzo (TV). E se i precedenti richiamavano a gran voce un folk indipendente crudo e redivivo, le quattro date di questa edizione si tingono di rosa (locandina a parte): soprattutto alzano il tiro, cercando il confronto e la discussione verso il sensibile (e fin troppo spesso taciuto) tema della violenza sulle donne. Grazie alla collaborazione tra Spazio Zero e Bruno Mantra (Associazione Otto), va in scena anche nell’intima atmosfera del Biber Public House, il progetto musicale di Women Against Violence (ne avevamo parlato qualche settimana fa, leggi articolo), che con una raccolta di brani in unplugged (il termine “compilation” sarebbe fin troppo riduttivo) si pone l’obiettivo di abbattere quella zona grigia di omertà e di indifferenza che spesso accompagna alcune tematiche femminili all’interno di una società ancora dominata da un refrattario maschilismo e mansplaining. L’urgenza del tema è palese, indipendentemente dai fatti di cronaca che s’intervallano tutti giorni sui mezzi d’informazione: serate come questa forse non potranno fare molto, ma iniziare con il sensibilizzare le persone aiuta certamente a combattere il silenzio che avvolge questa piaga sociale.

Anticipato dall’eco pubblicitario di stampa e radio locali, questa prima serata vede come protagonista Chiara Patronella, cantautrice di origini tarantine con già all’attivo un album solista (Come le Rondini) e la particolare esperienza nei Almakàntica (ensemble di musica popolare). Il suo è quindi un folk intimista e spontaneo, legato a doppia mandata a piccole storie quotidiane, alle mille sfaccettature emozionali, ai richiami della terra e del mare. Soprattutto è un songwriting di persone, di vita, di amore, ma anche di tinte scure. Lo si evince sin dalle prime pennate di chitarra in Di Bianco all’Altare, con la quale Chiara Patronella porta in scena tutte le possibilità e le contraddizioni dell’opulenza, cantando di uomini, di donne, di lavoro, di morti bianche.
Satura di energia e di aspettative, l’esibizione vive di una frizzante intensità, resa ancora più avvolgente da una vocalità sostenuta ed immersa pienamente in ogni singolo brano, interpretato con naturale trasporto, come se i personaggi cantati da Chiara Patronella prendessero forma reale dai versi, dalle parole, dalle singole sfumature. Tra il potente pizzicare della mano sinistra sulle corde in delicati arpeggi, s’insinuano accordi potenti, palm-mute, giochi di ritmica, che infondono cosi una dinamica chitarra-voce che non ha bisogno di altro accompagnamento. Così, a nuvole sparse, tra seduzione e solitudine, il concerto regala momenti di grande poesia introspettiva e di umanità: dalla viscerale Canta Marì, passando per  Porcellana -quest’ultimo contenuto in  Unplugged Against Violence-, Chiara Patronella porta un po’ del sapore del suo Sud, ammaliando il curioso pubblico del Biber Public House, con la semplicità ed il calore di una musica folkloristica, legata alle origini ed alle tradizioni del Salento.

Chiara PatronellaTra un reading di vibrante intensità, alla dedica al coraggio (ed all’impegno contro la Mafia) della cantautrice siciliana Rosa Balistreri, passando per momenti più leggeri (eppure molto ironici!) come la lettura di un estratto dal volumetto Toasts scritto dalla stessa Patronella; il concerto sale vertiginosamente di tono, toccando un pathos epidermico durante il brano Come le Rondini (dal sapore deandreiano) e ribadito nella successiva Pètalo a Mari. La serata realizza così l’impegno prefissato, toccando sepolti fili emozionali, scaldando i cuori, spargendo il seme della riflessione non solo sulla figura della donna in questo intraducibile presente, ma in generale accendendo i riflettori sulle ingiustizie sociali che attanagliano il Belpaese, senza distinzione da Nord a Sud.

Eppure dopo il concerto, il tutto non si deve quindi esaurire con un frettoloso #metoo sui social network, o con qualche link postato per rendere più “socialmente interessante” il proprio profilo; sensibilizzare la mentalità delle persone richiede tempo e soprattutto impegno individuale: informarsi, ad esempio, sulle attività del Centro Donna Padova (a cui andranno i proventi dei dischi e delle attività dal vivo del progetto Women Against Violence) può essere un buon inizio!

Ci si vede, più sensibilizzati, giovedì prossimo!    

Chiara Patronella facebook
Women Against Violence facebook
Biber Public House facebook

Centro Donna Padova Auser facebook
Spazio Zero facebook

La Firma: Poisonheart

 

 

 

 

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