La Giusta Distanza – Giorgieness

Sotto il progetto Giorgieness si cela il talento di scrittura di Giorgie D’Eraclea, che non conosce timidezza nel svelare in questo folgorante debutto tutta la sua passionalità e sensibilità verso quelle piccole cose che fanno grandiosi e (forse allo stesso tempo!) deprimenti certi giorni. La Giusta Distanza (Woodworm) è anche un percorso che racconta la profondità dei sentimenti e delle reazioni, che si confronta con l’esterno attraverso i lividi e le ferite che segnano il passo della saggezza, portando alla consapevolezza di dover contare sulle proprie energie, senza mai sottovalutare sé stessi e la forza d’animo che ne deriva.

Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani: Tutto parte da qualcosa che ruggisce dentro, sono le parole e la loro interpretazione che rendono più cariche le immagini e le vicende di questo disco. Poco importa catalogare generi  o elencare le sfumature verso uno stile piuttosto che un altro; in La Giusta Distanza la musica si mette al servizio di Giorgie D’Eraclea, ma senza esserne succube, anzi, le stesse corde emotive vengono percosse attraverso chitarre potenti, in un dinamismo schizofrenico che non trova mai pace (ma che forse nemmeno vuole trovarla!), grazie alla tecnica di Davide Lasala (sei corde), Andrea De Poi (quattro corde) e Lou Capozzi (percussioni). Un disco quindi che si presenta feroce nelle intenzioni, solo per nascondere una sensibilità cristallina e testarda, in un urgenza di comunicare quello che sta dentro nel profondo, che non può essere zittito in uno sfogo così naturale e sincero. Giorgieness non sembra incline ai compromessi, e lo si può capire apertamente dalle liriche intrise di quei dettagli che non possono essere ignorati da chi ascolta, perché derivano direttamente da dei ricordi vissuti a cui le emozioni si associano per non slegarsi mai più; reminiscenze e rapidi flash smangiucchiati come pezzi di cibo e poi buttati là che tutti vedano, perché le ferite del cuore vanno lasciate andare quando non sono più necessarie per farci crescere.

Giorgieness - La Giusta DirezioneLa lingua può nascondere la verità, ma gli occhi mai!: La rabbia e l’orgoglio vengono vomitati senza sconti e rimpianti in tutto il disco, ma in special modo nell’apertura di Sai parlare, nel quale un’isterica Giorgie D’Eraclea spara a raffica bordate emotive che trovano complicità nelle distorsioni di chitarra e nel calore di una sezione ritmica, che s’adegua ai diversi cambi di tempo e di volume. La sincerità prosegue anche in K2, in cui i ritmi prendono pieghe meno irruente, mantenendo la tensione sempre molto alta: le dinamiche emotive ruotano attorno a sé stesse e seguono gli umori e le impressioni di una lucida Giorgie D’Eraclea, che fa delle proprie illusioni (e delusioni) un punto di forza, svelando una ricerca di protezione che nelle altre persone tarda sempre arrivare. Maculata e bisbetica è Il presidente, nel quale uno smisurato ego fa spesso rima con una solitudine ricercata e tanto bramata; mentre la ballata ovattata di Brividi/Lividi esplode grintosa in un chorus urlato e liberatorio. Non ballerò rallenta i ritmi e si fa più riflessiva, non per questo la carica evocativa viene meno, in una poesia sincera ma tutto sommato amara (“Non sarò mai meglio di questo“) e sussurrata appena.
Noto quindi, a metà disco, come le liriche di Giorgieness diano molta enfasi alle immagini visive, in particolare ai movimenti delle mani o a quello che comunicano gli occhi, come se entro l’iride si celasse lo specchio di quell’anima tormentata che preferisce nascondersi, ma che curiosa sbircia il mondo esterno per poi rintanarsi velocemente come un animale selvaggio. Se in Sai parlare gli occhi anticipano le azioni e le catastrofi (“se solo avessi guardato più a fondo io di sicuro sarei rimasta zitta“), in K2 le mani sono quella barriera di protezione contro l’esterno (“se il mondo mi fosse caduto in testa, tu con le tue mani m’avresti protetta“), mentre in Non ballerò la libertà diviene l’unica cosa rimasta anche quando le speranze diventano cieche (“e canto ancora anche se mi hanno tolto gli occhi“).
In Lampadari è la luce a dover svelare le verità che i sentimenti stentano a confessare, in questo caso i sensi e quello che percepiscono in termini di sensazioni, elaborano sentimenti ed impressioni che divengono fondamentali nel modo di comunicare di Giorgieness. Come se non ci fosse un domani e Io torno a casa si portano appresso una lucida disperazione che lambisce le facce opposte della libertà, quella che viene dalla propria volontà e quella figlia di un addio. Le pennate delicate di chitarra in Strano Rumore e quel lieve coro in background conferiscono un bellissimo senso di sospensione, mentre in Farsi male l’indipendenza assume forme critiche ed inaspettate (“e non ho chiesto io di essere dura e così fragile“), così come in Dare Fastidio e quei ritmi scarni che fanno da preludio ad un cambio di rotta così sincero (“per sorprenderti ti ho dato un bacio senza prima chiederlo“) verso una non-affinità che fa leva sulle piccole cose ed i piccoli, ma significativi, gesti.

Liberate l’amore oppure liberatevene per sempre: Viscerale e sincero, La Giusta Distanza è la conferma di un progetto vero che ha davvero tante cose da dire; Giorgieness non segue le mode generazionali a cui immediatamente è facile allacciarsi, la sua musica è introspettiva e personale, ma svela senza pudore o remissione quello che nel bene o nel male tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. L’ennesimo bel centro della Woodworm, un disco molto coraggioso e ben prodotto, che potrebbe proiettare davvero Giorgieness in una dimensione cantautorale importante, e guardare dall’alto chi testardamente si dibatte ancora su cosa sia indie o no.

Giorgieness facebook
Giorgieness soundcloud
Woodworm sito ufficiale

recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass

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