Abusivo – Silvano Staffolani

Silvano Staffolani probabilmente non dovrebbe neanche stare in questo spazio per recensioni di band emergenti, non tanto per la classe 1967 o per il suo folk di strada che nulla ha da spartire con l’industria discografica, ma perché provo un profondo senso di ingiustizia quando penso che un artista che ha così tanto da dire dovrebbe perlomeno avere la possibilità di essere diffuso ed ascoltato da tutti. Ma poi a leggere bene tra le righe delle sue metafore e filastrocche in acustico, si capisce immediatamente che il palco perfetto per Silvano Staffolani è la strada ed il contatto con le persone – magari quelle che vanno sempre di fretta o che sono di passaggio- , ed il lasciargli qualcosa addosso della propria musica diventa la gioia e l’approvazione più grande. Purtroppo vivendo in un panorama artistico povero ed mediaticamente accondiscendente, queste “soddisfazioni” appaiono lontane e forse un po’ illusorie, tuttavia è proprio dietro a tale perseveranza e convinzione che si cela quell’etica punk e controcorrente a cui molti musicanti aspirano e che mai raggiungono. Silvano Staffolani ha imparato bene la lezione do-it-yourself, o meglio quell'”arrangiarsi” che viene dalla vita e da una profonda passione: questo lo si deduce dalla sua spassionata produzione musicale, mai banale e mai ruffiana verso gli umori o le mode.
Silvano Staffolani - AbusivoAbusivo è un ritratto dell’Italia vista dall’osservatore della strada, brulicante di un furbo malaffare e di cieco materialismo che offusca il valore dei sentimenti basilari come la fiducia, l’amicizia o l’amore. Con accenti da poeta, Silvano Staffolani accompagnato dagli arpeggi della sua chitarra, declama scenari goliardici e carnevaleschi ove ogni vizio è portato alla sua grottesca esasperazione; rispettando una certa tradizione cantautorale italiana, musica e parole s’abbracciano e si fondono per diventare il mezzo con cui comunicare quello che viene prima di tutto dal cuore. Il disco attacca con «… il dolore dei poeti non è mai inutile…» dalle parole dello scrittore Gesualdo Bufalino, mettendo subito in chiaro l’onesta di fondo con cui si alimenta questo lavoro; procedendo con l’ascolto ecco la freschezza del flusso di coscienza di Chi mi ha ucciso?, una barocca reincarnazione («e se questo poi è un arrivo, non mi risulta di essere mai partito») che cela una sorta di disorientamento verso quella troppa libertà mai davvero assaggiata. La filastrocca Il cantiere dei sogni è la perfetta ninna-nanna del disilluso, che puntualizza, attraverso maschere retoriche, quel bisogno di essere qualsiasi cosa si vuole essere, cambiando pelle a seconda delle esigenze. Il carattere asciutto delle ballate contenute in Abusivo è il manifesto di un metodo compositivo improntato sulla semplicità e sull’utilizzo di metafore efficaci per spiegare in musica la realtà che ci circonda; Silvano Staffolani veste così i panni del menestrello alla corte dei desideri, ove non costa nulla sognare qualcosa!
Arie provenzali nella strumentale e nostalgica Valse du retour, mentre nel Tango del buon senso (evviva il re) un piccolo pianoforte regala uno dei pezzi più significativi del disco:  l’ironia di Silvano Staffolani si fa carne, irridendo senza sconti la cupidigia ed il potere in una forma quasi “angiolieresca”. Dalla magia fiabesca è la delicata e soffusa Migni Mignoloni, che fa intravedere buone doti di arrangiamento, uscendo a testa alta dallo schema consolidato chitarra-voce; in Pierosara gli archi e quel sapore da ballata medioevale regalano emozioni agrodolci, garbate e dallo spirito retrò, rimarcate anche nella fierezza celeste de L’Albero di Andrea, ove l’amore assume contorni melodrammatici da dolce stil novo. Volutamente anacronistico, Silvano Staffolani risulta ancora più concreto ed originale se paragonato al cantautorato colmo di slogan dei trentenni in ascesa della scena indie-rock; nel suo modo di poetare c’è un’energia grezza e primordiale che ha radici lontane e ben salde alla tradizione. Da citare anche la maestosa e tenebrosa Un sogno su misura, nel quale -ancora una volta- stupisce la ricchezza degli arrangiamenti e quella dedizione al sogno, come un sempreverde Peter Pan, che è il motore entusiasta della vita.

Abusivo
è un disco della strada e della semplicità, un piccolo inno all’umiltà ed alla salvaguardia dei valori di cui Silvano Staffolani si fa fedele protettore, cantando di tutte quelle emozioni che hanno solo bisogno della vera passione per essere svelate. Grazie per tutto questo!

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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