Vademecum del Perfetto Me – Brenneke

Perdersi, per poi ritrovarsi, e dopo un fugace sospiro, finalmente perdersi ancora: questo sembra essere il Vademecum del Perfetto Me, di cui Edoardo Frasso (alias Brenneke) si fa libero portavoce, senza il peso di doverlo essere davvero anche per gli altri.
La scrittura è sempre onesta, libertina da costrizioni, senza per forza doversi allineare al “nuovo” cantautorato disimpegnato ed un tantino scapigliato che così tanto va di moda; eppure in Brenneke sopravvive la nostalgia del tempo passato e degli anni dolci, e quella lieve disillusione di non riuscire a racchiudere tra le mani quei rari momenti davvero belli della vita di una persona. Una sorta di speranza sognante che prova a psicoanalizzare, con regole tutte sue, un mondo e gli individui che distrattamente lo abitano, senza tuttavia riuscire a trovare una conclusione o una morale, né verso sé, stessi né tantomeno verso gli altri. Un vademecum scritto come una bozza veloce, poi accartocciata e buttata via come una cartaccia qualunque, forse è questo che Brenneke vuole comunicare, poiché alla fine infischiarsene delle regole diventa la prassi più bella e lungimirante che ci possa essere.

BRENNEKE - VADEMECUM DEL PERFETTO MENato artisticamente nel 2010, Brenneke non ostenta la sicurezza del songwriter che tutto sa e che tutto sa spiegare, anzi, nelle sue canzoni si evincono le insicurezze dei puri di cuore, le vere intenzioni di un ragazzo che come tanti cerca le risposte che nessuno saprà mai dargli. Ecco che la buona volontà del sognatore gli permette di approcciare progressivamente all’attività live di Busto Arsizio e dintorni, fino ad arrivare alla pubblicazione dell’ep omonimo nel 2013: il salto al primo long-playing è quindi qualcosa di naturale e certamente dovuto.
Se quindi le liriche sono intrise di una sincerità a tratti disarmante, a livello compositivo assistiamo ad un discreto pop melodico con infatuazioni elettroniche ed un vago funk amabile: un carattere più pulito che minimale rende l’ascolto libero e piacevole. Tuttavia è il tono confidenziale che fa gridare a squarciagola alla rivoluzione; intimo e diretto Brenneke non ama prendersi troppo sul serio, gli è sufficiente esternare i propri pensieri e le proprie esperienze, nella speranza di decifrare e capire meglio quella vocina interiore che tutti noi ignoriamo, ma che è quella che ci fa svegliare alla mattina con una ragione nuova per andare avanti.

Lascio il gruppo per intraprendere la carriera solista è idealmente un’amara Johnny B. Goode depurata dal sogno americano, l’arpeggio di chitarra si sdoppia in echi lunatici (e che non disdegnano qualche frequenza distorta) che formano una sorta di vortice “sonico” irreale e onirico quanto basta. Questo intro lungo, prepara il terreno alla freschezza estiva de Le cose lucenti, inno a quell’innocenza che sa dare valore a quelle cose che in gioventù sfuggono via troppo rapidamente: il rimpianto tuttavia non è lagnoso o sconfitto, è un rimpianto emblematico che cerca capire l’origine degli eventi e delle esperienze. Se io fossi di gesso assume una metamorfosi minimale a ritmo di riff acuti che s’attenuano solo con un cantato impastato e confidente; spruzzate pop sincere, colorano un brano spiazzante nelle sue tante sfaccettature e contraddizioni. In La caricatura, Brenneke riflette a voce alta, mentre la melodia diventa acrilica tra ambigui disturbi metallici e soffici onde di tastiere; in 1997 invece si gioca sui contrasti cromatici in bilico tra elettricità e melodica che proseguono anche in Aforismi, che tuttavia suona più fresca ed immediata, grazie ad un motivetto ricorrente che inconsciamente ci si ritrova a canticchiare.
Zero, nonostante il tono petulante ed i ritmi velocissimi, è forse il brano più livido di tutto il Vademecum, nel quale il flusso di coscienza non maschera tutto un disagio covato e coccolato da dentro; chiudo con Reichelt, articolato brano dalle dinamiche sinuose, che incarna quella passione per un elettro-pop dal sapore antico, ove le arie placide trascinano via gli ultimi segni nostalgici dei ricordi (nonostante quel reprise finale che non t’aspetti!).

Vademecum del Perfetto Me è un diario aperto, un diario ove ci si può ritrovare senza essere stretti da quella retorica di vita vissuta ove tutte le emozioni si somigliano: in Brenneke c’è vita, c’è esperienza e ci sono i lividi e le ferite di ogni giorno, il tutto però vissuto con lo sguardo fiero di chi sa rialzarsi ed andare avanti.

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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