Still Sucks – Ellis’


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Era dal 2018 che aspettavo buone notizie dal pianeta Ellis’, temendo in più di un’occasione (mi pare che solo in questi due anni di “cose” ne siano successe!) che il quartetto di stanza a Cuneo avesse gettato la spugna. Invece dopo due buoni ep (uno dei quali recensito su queste pagine, qui) finalmente arriva la tanto agognata prova sulla lunga distanza. Nonostante siano passati quasi quattro anni da …thought it was longer!, la band riprende da dove aveva lasciato e Still Sucks indugia ancora su un hardcore dinamico e frizzante, consolidando e cristallizzando una rabbia disinibita, ancora calda, ancora dannatamente attuale.
Del tutto non curanti di come siano mutate lungo lo stivale le tendenze ed il “mestiere” di far musica, gli Ellis’ propongono massivamente un disco di chitarre pulsanti e di ritmica impertinente, generando un muro sonoro anacronistico, eppure compatto ed inscalfibile, nel quale è la vivacità delle melodie e la personalità della voce di Verdiana Nobile a rendere rotondo e riconoscibile il sound complessivo. Le coordinate puntano ancora ad un distillato energico di crossover dai lembi metallari, dall’indole casinista e dal gusto per uno slow-fast-slow ad orologeria ed con un buon tasso di adrenalina. Se Hayley Williams e i Paramore possono essere un riferimento imperfetto e scontato -pure forzato, solo perché al microfono c’è una ragazza-, sono innegabili i richiami ad un emo-core versatile e casual, che non disprezza il connubio distorsioni ed armonia.
Still Sucks è sicuramente il lavoro più compatto e potente degli Ellis’, che mettono subito le cose in chiaro sin da We Needed a New Intro (But It Turned out Kinda Emo), nel quale chitarra e basso ci danno dentro immediatamente, ben supportati dal furore della batteria: sforando i 4 minuti, ma è tutto un trucco, l’ironico outro lungo allunga quello che è il dogma dei 3 minuti punk. Poi sono solo proiettili, uno più rapido dell’altro: dalla “metallara” Play Dead alla virulenta Time to Riot, passando per le montagne russe emotive di Brewing, che per dinamica ed impegno è il brano che mi ha più convinto. Variazioni al tema sono minime e sempre coerenti con l’umore dell’intero album, Saki è empatica e concede qualcosa all’orecchiabilità, After Flushing ha un bell’inciso nella seconda parte che lascia l’ascoltatore per qualche secondo in apnea; chiude Return of the Duck in bilico tra vampate di cinismo e di fulgida ilarità, vero ed iconico biglietto da visita degli Ellis’.

Still Sucks rispetta tutti i canoni del do-it-yourself: la band si autoproduce, si autopromuove in streaming e realizza homemade la copertina (l’art-work è curato dal bassista Andrea Cagliero). Il risultato è un disco che non conosce compromessi, si spinge nella direzione voluta e non chiede altro che una possibilità di essere ascoltato. Rispetto ai due precedenti ep, gli Ellis’ maturano come singoli e come gruppo, dimostrando che la caparbietà e la passione per la musica possono essere decisive a superare tutte le difficoltà (penso alla sola possibilità di suonare in giro) che una giovane band può trovare nella propria strada. Altri avrebbero mollato, gli Ellis’ piazzano Still Sucks!

 

Ellis’ facebook

recensito da Poisonheart
 

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