I Giorni Furiosi – Stefano Tarquini


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Dal solcare i palchi di tutta Italia a suon di rabbioso punk, a recitare versi tra pochi intimi immerso in un silenzio incline alla catarsi: il passo è breve per Stefano Tarquini. Voce di una delle più importanti e prolifiche band della scena hardcore romana -i Palkosceniko al Neon recensiti in ben tre differenti occasioni su queste pagine-, Tarquini non indossa estemporaneamente i panni da poeta di borgata, sotto non c’è alcun cambio di rotta, di attitudini o di interessi; la poesia ha sempre vissuto tra le sue passioni primordiali,  per qualche tempo è stata dormiente, a volte si è reinventata canzone, ma è sempre stata accanto a lui.
L’esigenza (o la “malattia”) dello scrivere ha rapito Stefano Tarquini sin dagli anni dell’adolescenza, forgiati dagli studi classici, ma sicuramente influenzati in maniera decisiva solo con la scoperta di Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti. Il richiamo di un’America che non c’è più, di quel sapore acre della polvere che si alza dalla terra arida, del vento che se la porta via, di una libertà che ti apre gli occhi, che ti urla nelle orecchie tutta la sua urgenza. Meraviglioso scoprire la beat generation negli anni tormentati della giovinezza, ove il bisogno di equilibrio oscilla tra l’impellenza del mattino ed il procrastinare della sera. Tarquini si forma come apprendista poeta, scrive delle emozioni e dei gesti, ma ancora non basta, manca qualcosa. Il salvagente della musica soccorre anche lui, ed allora ecco il punk hardcore, le prime scorribande in gruppi seminali della scena romana, fino alla quadratura del cerchio con l’esperienza -tutt’ora in attività- dei Palkosceniko al Neon, con i quali coltiva con discrezione una certa qualità e profondità di scrittura, riconoscibile proprio perché non presente tra le peculiarità irrinunciabili dell’etica indipendente. Eppure, ne diventa il tratto distintivo, specie nell’ultimo lavoro del 2016 dal titolo Radice di Due (leggi recensione).  
I Giorni Furiosi raccolgono quindi le esperienze di un percorso lungo, che parte da lontano, che ne lambisce le origini. Verosimilmente, non si limita al ritorno del primo grande amore, ma ne ridimensiona i contorni, prende la giusta distanza, rimugina, confabula e poi esplode in brevi versi liberi e pregni di energia. Il passaggio dalla forma canzone alla poesia è netto: testi intrisi di sgualciti versacci beatnik, di una disillusione figlia del suo tempo, di una malinconia di fondo che raschia l’anima, un’invisibile fuliggine carica di vita. Edito da Transeuropa, la raccolta offre componimenti a volte succinti, a volte articolati, eppure sempre carichi di una voglia di comunicare diretta e senza filtri: cosa non scontata quando si parla di poesia. Tarquini recita e disquisisce, rievoca ad voce alta con naturalezza ed allo stesso tempo con eleganza; il tono è confidenziale, perentorio, giocoso quando sceglie il romanesco (La mejo città de tutte), spietato quando le difficili emozioni di avvinghiano tra loro in una cruda spirale di vitalità.

Tra le tante poesie de I Giorni Furiosi, ne vorrei segnalare almeno due che mi hanno particolarmente colpito: una è Le lacrime della terra probabilmente per la sua veste estetica e minimale (chissà, ispirato vagamente dai calligrammi di Apollinaire?), con quell’andare a capo lento e singhiozzante, come se la parole fossero lacrime per davvero; l’altra è Tornare alla Vita, semplicemente per la capacità di evocare immagini durature e ben delineate in poche e decisive parole, caratteristica presente in altri brevi componimenti di Tarquini.
I Giorni Furiosi è una raccolta potente, priva di compromessi, che viene dalla pancia, che viene dall’anima; ed è la dimostrazione come la forza e la verità della parola possano far coesistere abiti apparentemente diversi: quello del poeta e quello del cantante punk-hardcore.

Il sangue di domani

Con un sorriso idiota
affronteremo le altezze,
accartocciando pensieri ad uno ad uno.
E come mani in tasca,
fogli infreddoliti di giornale
soffieranno via,
il sangue di domani.

 

Stefano Tarquini facebook

La Firma: Poisonheart

 

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