Kill City – Iggy Pop / James Williamson

Prima di affrontare un disco di ‘nicchia’ e poco noto ai più, come Kill City, occorre fare un passo indietro.
Iggy Pop e James Williamson decidono di registrare a Londra quello che sarà Raw Power, chiamando poi Scott e Ron Asheton per riformare la band. Il tutto supervisionato da David Bowie, che siederà in cabina di miraggio. Siamo nel 1973. Poco dopo, sciolti definitivamente gli Stooges, Iggy ha un periodo in cui se la passa molto male tra droghe, alcool e fantasmi (muore anche il primo bassista degli Stooges, Dave Alexander). Prima di rinascere grazie al Thin White Duke, registra senza troppa convinzione qualche pezzo con il solo Williamson.
Kill City nasce così, a Los Angeles nel 1975. La stessa L.A. che aveva già etichettato “finito” Iggy Pop, ormai protagonista di esibizioni in pubblico abbastanza deprimenti ed umilianti.

Kill City - Pop - WilliamsonProduzione e mixaggio controllato per intero Williamson, che senza il contributo degli Asheton, vira decisamente su un sound meno crudo e più californiano con scontati riferimenti ai Rolling Stones; anche perché nell’immaginario del chitarrista, lui e Iggy avrebbero vestito i panni del duo compositivo Jagger/Richards come nuove menti creative. Potrebbe anche tuttavia rappresentare un chiaro segnale per incentivare le vendite, ammorbidendo il muro sonoro degli ex Stooges, concedendosi a ballate ‘di moda’. Ahimè il periodo non è propizio, le case discografiche sono riluttanti a pubblicare un disco come questo, preferendo orientarsi su artisti già sulla cresta dell’onda, come gli Eagles per esempio, che incarnano alla perfezione quella nostalgia del sogno spezzato post-hippie.
Williamson deve pazientare; e due anni dopo, nel 1977, decide di pubblicare ugualmente, stavolta per un etichetta sconosciuta, la Bomp! Records. Cosa è cambiato nel frattempo? Beh, Iggy Pop è rinato grazie a The Idiot, e più in generale c’è una sorta di revival verso il selvaggio rock ‘n’ roll degli Stooges.

Kill City tuttavia ha una produzione pessima ed approssimativa, a detta dello stesso Williamson; poco bilanciata nonostante le buone idee che contiene. Capita di sentir sparire la voce già poco aggraziata di Iggy da una valanga sonora complessa, in cui coesistono oltre alle chitarre, pure le congas o l’armonica, o ancora più singolarmente il guiro (un’altra esotica percussione). Convince Johanna, un blues leggero condito da pillole funky, con il sax di John Harden in primo piano: bello pure il riff di basso iniziale. I Got Nothin’ è la più stonesiana del lotto, in cui Iggy concede alcuni sprazzi di ottimo rock ‘n’ roll; da non disprezzare nemmeno la title-track, Kill City, che mantiene qualcosa in comune con il sound marchiato Stooges. Consolation Prizes segue le idee molto oriented-rock di Williamson; mentre gradevole e ben ritmata è Beyond the Law. Singolare infine la vellutata Night Theme, un rock notturno di classe, interamente strumentale condito solo da un backing vocal femminile, che chiude il lato A e apre quello B.

Kill City non è un capolavoro proprio per i troppi difetti in fase di produzione che rendono l’ascolto deficitario. Tralasciando queste pecche iniziali, è un disco nascosto, curioso e in fin dei conti anche molto affascinante. Una vera ‘chicca’ per gli amanti dell’Iguana. E, mi auguro, non solo.

 

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

 

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