Heavier than Heaven – Charles R. Cross

Sembra a tratti spietata la penna di Charles R. Cross quando traccia un profilo umano e psicologico incredibilmente crudo di quello che è stato il personaggio musicale più importante degli anni novanta. Heavier than Heaven (titolo tratto dallo slogan della Sub Pop per il primo tour europeo dei Nirvana con i TAD di Tad Doyle, la cui massa corporea ne giustificava l’ironia di fondo) è probabilmente la biografia più precisa sulle molteplici disponibili su Kurt Cobain; avvalorata persino dalla vedova Courtney Love (e questo di per sé è già una notizia!).
Heavier Than HeavenRispetto infatti a quella ufficiale, commissionata nel 1993 a Michael Azerrad, Heavier than Heaven indaga con maniacalità sull’infanzia e l’adolescenza di Cobain, sfatando con successo alcuni miti che lo stesso leader dei Nirvana raccontava ai giornalisti (ad esempio l’aver vissuto sotto il ponte di Aberdeen, come cantato sul brano Something in the way) e fornendo un eccellente resoconto ambientale della città natale Aberdeen. Una spiccata sensibilità sale in superficie durante la lettura dei primi capitoli, ove s’intravedono -solo sfocati- indizi di una futura rockstar, approfondendo invece le dinamiche psicologiche di un ragazzo alienato, che di fatto non superò mai il difficile divorzio dei genitori. Senza fissa dimora sin dagli anni della high scholl, Cobain costruisce nella sua mente, non solo un ruvido e ribelle mondo parallelo, ma addirittura una profonda personalità parallela: quel Kurdt Kobain che comparirà nei crediti dell’esordio discografico Bleach.

Era una confusione organizzata, ma era così che Kurt aveva sempre sognato di sfruttare la musica per creare il caos

Charles R. Cross non lesina sottili critiche, ma in fondo accetta di descriverne fedelmente tutte le contraddizioni, inglobando sempre il contesto culturale e sociale. La passione per i Melvins a Grays Harbour e per il punk-rock, approfondita specialmodo col trasferimento ad Olympia e la frequentazione del movimento riot grrrl, è uno dei filoni più interessanti della biografia, su cui si snodano le scelte e le convinzioni musicali del giovane Cobain: dai rapporti non troppo idilliaci con la Sub Pop (perlopiù per motivi economici), a quelli -semmai peggiori- con la major Geffen con la quale registrarono Nevermind, il disco che cambiò gli anni novanta e la propria intera esistenza.
Cross è tuttavia più interessato alle pieghe psicologiche del pensiero di Kurt Cobain, lasciando a volte la cronaca musicale in secondo piano: una discreta analisi dei testi, fornisce tuttavia materiale sufficiente per intrufolarsi nell’emotività del cantante, che già prima di raggiungere fama e successo mondiale era assiduo consumatore di eroina.
La relazione con Courtney Love (in un turbine di passione e droga) concede a Cobain sporadici momenti felici, prima con il matrimonio e successivamente con la nascita della figlia Frances Bean. Mentre i rapporti con la band si degradano irrimediabilmente per questioni di crediti artistici e di esposizione mediatica, il successo planetario dei Nirvana viene vissuto con repulsione, diffidenza e distacco, nonostante l’invadente stampa scandalistica entri con sin troppa facilità nella vita privata della famiglia Cobain.

“Kurt scoprì che la realtà della tossicodipendenza era molto diversa dal glamour che aveva immaginato leggendo i libri di William S. Burroughs, e persino all’interno della sottocultura limitata degli eroinomani si sentiva un pesce fuor d’acqua”

Nell’ultima parte della biografia, la tossicodipendenza aggrava le già precarie condizioni di salute di Cobain (che soffriva da anni di problemi allo stomaco), influenzando negativamente la registrazione del nuovo disco ed i successivi concerti. Il tentato suicidio di Roma, è solo il preludio a quello che accadrà il 5 aprile del 1994, quando un colpo di fucile spezzò per sempre l’urlo arrabbiato di una vita fragile. Charles R. Cross con un misto di delicatezza e senso pratico, ripercorre gli ultimi giorni di vita di Cobain lasciando che siano il dolore ed i fatti a parlare, piuttosto che eventuali illazioni su sensi di colpa e massonici complotti. 
Heavier than Heaven è una biografia che spoglia il mito del portavoce di una generazione bruciato troppo in fretta, con l’intento di consegnare al lettore (specie fan della prima ora) l’umanità e la fragilità di un ragazzo come tanti altri, con la passione per il punk-rock.

Heavier than Heaven è tradotto da G Carlotti ed edito per Arcana.

 

La Firma: Il Gemello Cattivo

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