Every Love Story is a Death Story – Clov

Come un moderno Diario di Adamo ed Eva, Piero Prudenzano (alias Clov) indossa i panni di un Mark Twain più animale sociale che sociologo, e tra ilarità ed un sottile sentimentalismo confeziona la sua terza fatica sulla lunga distanza: Every Love Story is a Death Story.
Clov - Every Love Story is a Death StoryE’ stata la quarantena del 2021 come momento di solitaria riflessione ad indurre Clov a rimettersi in gioco dopo It’s all fun and games until someone loses an eye del 2016 (leggi la recensione), rispolverando dal cassetto la prosopopea della storia d’amore che dapprima rapisce e poi -tra routine ed umane divergenze- lentamente appassisce. Uscito per I Dischi del Minollo (miglior etichetta discografica nel 2021) e la sodale Hysm?, Every Love Story is a Death Story è una cronistoria snocciolata in nove episodi che sfidano la retorica a colpi di cupidigia, enfatizzando quel materialismo dei sentimenti figlio dei nostri strampalati tempi.
Omaggio all’amore imperfetto, all’amore come consuetudine dello human behaviour, come retaggio fisiologico, ma anche un nostalgico abbandonarsi nell’iniziale magia dell’innamoramento. Dopo la rumoristica overture di The Sound of our First Meeting, è il marchiato slacker-pop sponda Berman/Malkmus di We have Everything/Nothing a giocare tra contrasti ed affinità, trovando nel duetto Piero Prudenzano /Marianna Calabrese la quota stilista ed empatica del disco. La ballata sottovuoto in puro spirito lo-fi di Cats si muove tra echi ed arpeggi di chitarra affogati in una ritmica malinconica (Jacopo Fiore, vecchia conoscenza in queste pagine), mentre la spensieratezza di Short Story about Love (meraviglioso il groviglio di modulazioni in coda al brano) porta in dote quel dolciastro retrogusto di un ingenuo innamoramento, sagace completamento a crescere del retorico fall in love, again (la brava Marianna Calabrese ritorna nel ritornello).
Come prevedibile, i mugugni della fase di stallo non si fanno attendere e la tenebrosità del cantato e delle atmosfere di un languido sax (Chiara Archetti)  in All through the House certificano il cambio di scenario ed umore. E’ l’impietoso confronto con il quotidiano, con quella serie di azioni/parole/atteggiamenti che mirano ad un’individualità che spinge e reclama avidamente il proprio spazio contro la difficile convivenza (sia fisica, che spirituale). La conferma arriva nella seconda parte del disco che si fa appassionata e confidente, dall’ariosa Monster che riporta Clov su canonici e caldi binari folk, anticipando una via del declino già tracciata. Asciutta nel suo freddo precipitare, The ballad of a running-man prepara il terreno per la tensione finale di The Short Story about Dead, nel quale gli archi di Silvia Natali e Justin Viorel infieriscono sulla carcassa di un amore sconfitto e morente. Come una atavica murder ballads, The Short Story about Dead delinea nell’ombra la natura umana più recondita e selvaggia, senza fare prigionieri, senza richiedere riscatto. Cappello finale The Sound of our Last Meeting, a suggellare come siano le atmosfere a definire i contorni/confini fisici di una love story.

Con Every Love Story is a Death Story, Clov laconicamente ci accompagna della sua analisi interiore sull’amore, sui sentimenti e sulla convivenza tra persone. Il fatto che questo sia stato in qualche modo ispirato dalla quarantena forzata del tardo inverno 2021, amplifica il senso alto del concept, rivelando come il confronto con “l’altro” sia sostanzialmente cambiato da prima della pandemia. Con questo lavoro Piero Prudenzano ritrova le proprie radici folk, senza abbandonare del tutto lo spirito di sperimentazione e psichedelia che ha sempre caratterizzato i propri ispirati lavori. Un fine lavoro di costruzione/decostruzione della forma canzone pop, al fine di ottenere una dimensione più personale possibile, senza dimenticare la virgola impazzita dell’imprevedibilità: il vero marchio di Clov.  

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I Dischi del Minollo sito ufficiale
Hysm? sito ufficiale

 

recensito da Poisonheart

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