About Blank – About Blank


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È una foto in bianco e nero dal sapore antico rubata dal finestrino di un treno, quella che capeggia in copertina dell’omonimo debutto di About Blank per Beautiful Losers. Un’immagine che ha attirato la mia attenzione perché rappresenta una sorta di istantanea di qualcosa in movimento, in quel caso il mezzo che avrebbe portato Gabriele Dalena (About Blank) a registrare il proprio disco. Un movimento non teso ad un dinamismo di marinettiana memoria, bensì un moto con uno scopo, una meta finale. Un flusso concentrato nel suo incedere, uno scorrere fisico ed emotivo, come un moderno viaggio di formazione nel quale il ventaglio delle possibilità qualcosa lascia e qualcosa riprende (ascoltare il brano Chosen ed il suo solenne chorus,  ad esempio). Tutte queste impressioni le ho ritrovate sin dal primo verso di In This Dirt (“In this dirt all is clean, find your own breath and keep it close to me”), parole non a caso scritte come lungo sottotitolo alla cartolina del disco -un mantra, un breve messaggio a chi lo raccoglierà-, capace di condensare la straripante empatia presente nelle 9 tracce che compongono questo intrigante debutto.
La “pagina vuota” di Gabriele Dalena è in realtà una pagina intrisa di memoria, che però non tutti possono leggere con questi occhi, poiché celata, segreta, che ti mette alla prova con un atto di fiducia. Originario dalla Puglia, Gabriele sale a Milano, scrive e suona la chitarra per sé stesso (canzoni come auto-terapia, dice lui), ma poi qualcosa le spinge fuori -troppo grandi da tenere dentro-, escono alla luce del sole, dove fiere ed impavide prendono forma e colore. È qui che entra in gioco Andrea Liuzza di Beautiful Losers, dapprima facendo coppia nella rivisitazione di Mad World (uscito nel febbraio 2021 come singolo accreditato Are You Real? / About Blank), poi con la produzione ed alcune geniali intuizioni in questo omonimo lavoro primo.
Il disco è uno scorrere di pensieri e sensazioni, di tanti minuscoli presenti messi uno accanto all’altro, in una sorta di slow-motion dell’anima, nel quale incertezze, piccole gioie nascoste, malinconie, si muovono con disinvoltura, animando il giovane tra respiri di quiete e sete di vita, scuotendolo dal torpore, forgiando così l’uomo che vi giace dentro. Nonostante le atmosfere pacate ed a tratti malinconiche, le liriche di About Blank trasudano di vitalità, tanto nei momenti più meditati (la plumbea e suadente Reckless) quanto nelle armonie più corpose come nel folk elettrificato di Everyone Falls Asleep. Nate come voce e chitarra, le ballate agrodolci di About Blank si arricchiscono via via di sfumature e chiaroscuri: come non riconoscere nella delicata Graceless spore melodiche di un Elliott Smith in periodo Roman Candle, o rimanere assorti dinanzi l’emotività di Ask the Flowers, specie quando nella sua coda ci si concede ad un tocco spoglio e naif di lo-fi: come un ritorno alle origini.

Se fin qui il disco mi aveva regalato le buone sensazioni di un folk spontaneo e sensibile, con la traccia numero sette tutte le mie certezze si sciolgono aprendosi allo stupore.  La “colpevole” è Translucent vestita di echi e di un rarefatto dream-pop da Andrea Liuzza (in ispirata versione Robin Guthrie) ed interpretata con grande enfasi e spazialità da About Blank. I due reiterano la nuova deriva estetica in anche Million Miles Away, mettendo maggiormente l’accento sulla componente pop. Chiude Homesickness, risoluta nella sua atavica semplicità, nella quale la chitarra brilla come occhi appena inumiditi dalle lacrime per l’emozione.

Come un bozzolo pronto a schiudersi, questo disco di About Blank è un rifugio alle storture quotidiane, alle incertezze affettive dei nostri tempi, alle complicate questioni pratiche. E’ specialmente un disco di addio alla giovinezza, un lungo viatico fatto di ricordi che risalgono su per la gola, di nostalgie da sedare, di imperfezioni da mascherare con un sorriso, il tutto per creare quella pellaccia dura della vita adulta, quelle ruvidezze dell’esperienza, il gusto per la lungimiranza e quel senso del tempo e dello spazio che porta (con la mente e col cuore) a colmare ogni distanza, ogni malinconia.

 

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recensito da Poisonheart

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