DiscoKills – Flat Fifty

Scomodando addirittura il maestro Bulgakov, i Flat Fifty sono un agguerrito quartetto dalle paludi veneziane con un synth-pop da ballroom, anacronistico, viscido, persino gommoso a tratti: DiscoKills è un breve concentrato di sinuosità e di echi, indecisi se essere davvero indie o dannatamente wave.
DiscoKills - Flat FiftyL’appartamento stregato n.50 in fiamme descritto dal romanziere russo è solo uno dei molteplici riferimenti culturali, che i Flat Fifty immettono silenziosamente nella loro musica, che risente tanto del granitico rock sixties, quanto della vivacità stroboscopica disco-wave, senza tuttavia mai risolvere le riserve verso uno stile che sia pedissequamente univoco.
L’orecchiabilità dei chorus, un cantato isterico ed impastato, drumming ossessivo e diavolerie wah-wah chitarristiche contraddistinguono alcune scelte dei Flat Fifty, che sono comunque molto intelligenti a non “sposare” soluzioni artistiche che possano irrimediabilmente escludere i loro estremi stilistici, da Robert Smith a Jimmy Page. A costo di suonare talvolta sghembi, i Flat Fifty hanno imparato bene come coinvolgere l’ascoltatore sin dalle prime note, proponendo una festa di suoni, a volte forse prevedibili, ma sempre efficaci ed adrenalinici, in cinque brani essenziali e senza pause.
Misteriosi sin dai primi beat acrilici, in Toxic Love si realizza una sensuale ballata disco-pop alla Blondie, offrendo un fraseggio di chitarra colorato e bubblegum, in quello che è un chorus convincente sin dal primo ascolto. Ritmica sempre pressante e rapida anche nell’ubriaca Misfish, corretta perfettamente da un minimalismo melodico che esplode senza ritegno nel ritornello: pratica che i Flat Fifty sanno coltivare con grande orecchio ed esperienza.

Tra ruvide ispirazioni bluesy (My Way Back Home) e richiami prettamente rock-pop (Spreading the Disease), il disco continua a rilasciare una carica energica che nei live promette scintille: assolo ubriacanti di chitarra, intramezzi synth godibili, cori che esplodono e che si rincorrono verso un finale che regala sempre un sincero pathos. Convincente anche il pezzo finale The Frozen Man, un post-punk disilluso, mistico e penetrante, eppure sempre pervaso da un’anima rock maledetta (forse proprio dall’influsso della fugace visita di quell’appartamento n.50).
DiscoKills è il provocatorio messaggio che i Flat Fifty suonano tra irriverenza e determinazione, invocando tanto gli stereotipi del rock, quanto i tentennamenti di una disco-wave pazza ed isterica. Privi di inibizione, i Flat Fifty poggiano le proprie fortune su l’essere diretti e leggeri, toccando l’essenza dell’intrattenimento musicale, senza per questo suonare scontati o meno “puri” di tante ruffiane ballate indie dal ritornello facile.

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recensito da Poisonheart

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