I nonni sono morti (ep) – L’Etiope

Ritrovarsi a trent’anni senza sapere come. Le responsabilità che grattano insolenti lungo l’ultimo sospiro di spensieratezza, mentre tutt’attorno perde quel gusto dell’eccitazione che anni priva faceva scorrere litri e litri di libidine lungo le notti e le mezze giornate vissute alla velocità della luce. Una vena di ingrata nostalgia ricade ne L’Etiope, e quel raggiungimento dell’età adulta solo per l’anagrafe, mentre dentro, come un bimbo che non vuole lasciare la madre, la giovinezza si piega all’accettazione di sé stessi: I nonni sono morti è un ep d’esordio che spezza i tabù più retorici, per approdare ad una dimensione profonda ed intensa che può essere raccontata solo con immagini rarefatte che mimano al vero significato di libertà.

Vedo gente, faccio delle cose: Se Ecce Bombo di Moretti è sicuramente una prima fonte d’ispirazione, nel progetto L’Etiope convive un’innata ironia, che sottile come una lama, si nasconde tra le righe di un cantautorato disimpegnato, che non ha nulla da insegnare al prossimo; eppure una sorta di celeste nostalgia rimane appiccicata tra le mani sporche, come se non si volesse lavar via quell’ultimo contatto con l’infanzia. La poesia delle piccole cose per Andrea Cocco, Alex Roggero e per Gianluca e Guido Tosi diventa la prima necessità di comunicare, sia che il messaggio contenga parole o ottime vibrazioni, solo così si spiega la freschezza di una musica calda e romantica nella struttura melodica e negli arrangiamenti molto precisi e curati. Tra strimpellate acute di chitarra ed una vibrante sezione ritmica (con libera licenza alla jammata facile) si raccontano impressioni fugaci, pensieri vaghi, abbozzati su della carta straccia, ma proprio per questo spontanei e genuini. Echi di tastiere gettano un’aria vintage e nostalgica, rimarcata da un cantato sostenuto ed impegnato, che tuttavia non si piega mai e poi mai a logiche del pop facile. E’ come se L’Etiope volessero mettere due dita di polvere alla loro musica, per renderla forse più lontana e stagionata, come per esorcizzare, in qualche modo sconosciuto, il passare inesorabile del tempo.

L'Etiope - I nonni sono mortiL’Arcadia è un movimento vuoto: Nei quattro brani de I nonni sono morti non si vuole intraprendere un sentiero musicale circoscritto ed uniforme, piuttosto ricercare ogni volta quello stato d’animo slacciato ed incostante che fa spesso rima con nostalgia ed anticonformismo: ciascuno dei brani ne è invaghito, come di un profumo inconscio legato in qualche modo all’infanzia. Prosopopea apre con la voce di una sveglia digitale che ci richiama al dovere a delle ore assurde del mattino: il piede sinistro giù dal letto è il primo segno dell’età adulta. Con un’andatura leggiadra, il brano racconta le sensazioni sospese, attraverso immagini ben chiare e definite a cui non è difficile immedesimarsi: tastiere e chitarre si scambiano fraseggi barocchi, mentre gli arpeggi più melodici ne addolciscono i contorni cantautorali, senza per questo sminuire la magia rarefatta dei testi. Apparentemente L’assenza del tempo prosegue sulla stessa lunghezza d’onda, marcando una timida anima swing da balera che fuoriesce limpida nella parte centrale del brano, sfiorando con la voce i mielosi ritmi anni ’50 in un finale pomposo quanto basta per lasciare il segno. 12 maggio 1974 (un referendum sul divorzio portava l’Italia nell’era moderna) corre davvero veloce come uno swing alla Fred Buscaglione, per ruggire feroce contro ogni limitazione di libertà personale (“da due anelli abbiamo generato una manetta senza vita“), riscrivendo i contorni dell’amore, sotto una luce funesta, ma poco battuta da altri artisti.
Immobilis in mobili (reinterpretazione del motto del Nautilus di Capitan Nemo) è la scanzonata voglia di viaggiare, la smaniosa necessità di aria nuova; L’Etiope legano così indissolubilmente ogni partenza verso mete non precisate al più autentico concetto di libertà. E’ anche il brano più complesso ed articolato di tutto l’ep, mostrando arrangiamenti non scontanti che potrebbero reggere benissimo in un long-playing.
Nota a piè pagina, la cover-art fa parte di un progetto Found Film Photos, in cui vengono riesumate le vecchie foto non sviluppate, giocando con la bellezza dell’effetto retrò ed ingiallito, immaginando così chissà quali scenari che il tempo e la vita hanno plasmato in forme a noi sconosciute.

Anche io ho fatto finta fino ad un paio d’ore fa: I nonni sono morti è sicuramente un esordio coraggioso, poiché se ne frega della mode musicali, dando la precedenze all’impellente messaggio da voler comunicare: il pensiero libero sembra essere il vessillo a cui L’Etiope non può rinunciare. Ricorrendo ad una tradizione italiana un po’ snobbata, riscrivono il cantautorato in chiave dinamica e swing, senza per forza doverne dipendere per forza … poiché la libertà di cambiare direzione rimane l’unica regola da seguire.

 

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recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass

 

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