Toska – Gomma

Dall’aria che si respira e che aleggia intorno a questo esordio dei Gomma, sembra di essere dinanzi ad uno dei dischi più interessanti dell’ultimo lustro. Sarà per questa rivoluzione indipendente che nell’ultimo anno ha contagiato radio nazionali e riviste mainstream, esportando così un approccio alla musica meno pretenzioso e distaccato; fatto sta che Toska parla un linguaggio così diretto da essere issato a colonna sonora di una generazione. 
Originari di Caserta, questi quattro ragazzi (Ilaria, Matteo, Giovanni e Paolo) giocano tanto con le parole, quanto con le chitarre ed un ritmo ipnotico-minimale infatuato da dissonanze post-rock (vedi alla voce Slint), feedback lamentosi e tormentati emo-core. Del resto, Toska (l’equivalente russo di una “sensazione di grande angoscia spirituale, spesso senza una causa specifica“) è un disco la cui nostalgia è solo la matriosca più grande, al cui interno contiene inquietudini, paure o semplicemente vicissitudini non sempre spiegabili a parole. Nabokov la definiva “al suo grado più lieve è un dolore sordo dell’anima, un desiderio senza oggetto, uno struggimento che duole, una vaga irrequietezza, uno spasimo mentale, una brama. In casi particolari può essere il desiderio specifico di qualcuno o di qualcosa, nostalgia, mal d’amore. Al suo grado più basso, diventa ennui, noia“.

toska gommaDigressioni a parte, siano dinanzi ad un lavoro dalla maestosa profondità, indagata e raccontata per mezzo di immagini piuttosto pittoresche e diversamente romantiche (il mare, i lacci delle scarpe, gli elefanti, gli aerei di carta), ma che hanno sempre un qualche legame con l’infanzia ed quella che un tempo si chiamava tenerezza. Oltre il muro di un denso cinismo e di un sarcastico rifiuto, nei Gomma si ritrova la consapevolezza delle proprie forze ed un’innata capacità di resistenza alle atrocità della vita.
Suonato e prodotto con un acume ed un energia purissima (ottima ancora V4V Records), i Gomma dopo l’incipit a flusso di coscienza di Alice Scopre, attaccano con l’atto primo composto dalla struggente Aprile e dalla viscerale Le Scarpe di Beethoven. Entrambe trattano l’abbandono, la successiva solitudine e quel senso di aver perso anche una parte di se stessi; tramandato da un cantato disimpegnato e confessore e da continui e vivaci cambi di tempo, i Gomma imprimono subito ritmo all’album senza perdersi in audaci riflessioni, ma condividendo elementi di vita quotidiana.
Dalle citazioni e dagli omaggi alla Nouvelle Vague di Jean-Luc Godard, Elefanti è il primo singolo estratto e probabilmente anche il brano che ha fatto esplodere l’interesse generale per i Gomma. Mosso da un arpeggio sottile e languido, il coro del cantato si adagia sinuoso in versi così diluiti e rallentati da far implodere di una tensione livida e vissuta. L’atto secondo prosegue con Vicolo Spino, ruvida e vibrante discesa nell’obliò di una solitudine ben coltivata ed innaffiata; mentre un cambio di marcia lo si apprezza in Arrendersi che apre il fantomatico atto terzo del disco, tra sonorità più aperte ed ipnotiche, ma dalle liriche ancora più taglienti e sanguinanti («prendiamo aria solo arrendendoci
scompariremo tra gli impulsi riappariremo con la resa» canta con disinvoltura Ilaria).
Trame di basso e chitarra s’incastrano in una sinusoide sonica e sempre ben sostenuta, ecco che Tocka racchiude quel senso maudit e violento della vita: un meraviglioso girovagare nell’incertezza e nel bruciante sbalzo emotivo, senza per forza trasformare tale attitudine in una vanità. Con Alessandro (secondo singolo estratto), i ricordi prendono forma in sensazioni corporali, come se il rievocare il passato potesse suscitare una qualche scossa fisica. Lancinante il finale «continuano come aerei di carta i tuoi capelli a fiondarsi sulla mia faccia» tra l’urlato di Ilaria e gli acuti di una sei corde impazzita. Prologo finale Alice Capisce in un suicidio emotivo dai forti connotati artistici da romanticismo russo.

La grande forza di Toska e dei Gomma non sta solo nella grande enfasi della loro musica, o nelle liriche cut-up ricche di riferimenti e rimandi, e nemmeno dagli ottimi e dinamici arrangiamenti. Forse tale forza si riassume in una naturale empatia e nel parlare a questa generazione come davanti ad uno specchio, poiché «Si è da soli fin da bambini / facciamo come gli elefanti che si nascondono quando sono felici».

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

 

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