The Pier – The Pier

Dai decisi approcci math-rock, il progetto The Pier nasce e prolifica a Molfetta sin dal 2011, per poi risalire rapidamente lo stivale con la falcata perentoria di chi suona una musica potente e devastante.
Fondati da Gabriele Terlizzi e Davide Pasculli, The Pier trova il suo compimento poderoso con l’entrata della chitarra indiavolata di Danilo de Candia, spianando la strada ad una ricerca ed una sperimentazione rock dalla jammata davvero facile. Tempi contrari, accordature personalizzate, ritorni e scontri di sonorità sono alla base del post-rock magnetico de The Pier, che nel corso dei tre anni successivi hanno avuto modo di solcare i palchi italiani più importanti, facendo da spalla alla créme dell’indie italico. Eppure all’anagrafe, la giovanissima età del trio concede il tempo e la passione per aprirsi a diverse sonorità, come è marcato nell’esordio omonimo (via Faro Records) uscito sull’imbrunire del 2016.
The PierAnimali da palcoscenico, il trio adrenalinico gioca bene con gli arrangiamenti ed i virtuosismi melodici del genere, tuttavia senza disprezzare un acido cantato anglosassone, che non lascia tracce di schemi prestabiliti o di chorus dall’alto tasso radiofonico. La complessità degli scontri cromatici è solo una delle componenti dell’indiavolato groove di marca The Pier. Riff fugaci, rullate potenti, trame di basso volubili e frenetiche, mutano di volta in volta la loro intensità, per consegnare all’ascoltatore un lavoro energico e pazzoide nelle sue sorprendenti e pirotecniche evoluzioni.
Elm Row è il singolo apripista, dalle velocità hardcore e dalle ruvidezze math-rock; un cantato insolente e ripetitivo strizza l’occhio con le avanguardie post-punk americane (Steve Albini? Big Black?) più violente , senza tuttavia atteggiarsi in slogan generazionali o spot per l’adolescente alienato 2.0. Il muro sonoro mosso da The Pier sembra davvero insormontabile, specie nelle virulente ed contagiose salite ritmiche, ben combinate per essere rapidissime e profonde: un blitz post-rock che lascia tabula rasa tutt’intorno.
Everyday Gets Worse mostra volubili influenze punkeggianti, mentre la più articolata Exit Flowers soffia tempi dispari ed intestini verso una turbolenza sonica che, anziché esplodere in distorsioni fuzzose, scivola tormentata in lentezze evocative e sospese, snocciolando successivamente elementi funk e industial che non t’aspetteresti.
Fresca e variopinta è la fulminante SKK9, una sorta di jam-session maculata che solleva una buonissima prima parte strumentale, per poi virare in un rock alternativo più malleabile, ma non per questo meno rumoroso. Kangoo è l’intramezzo sghembo che rinuncia alle distorsioni, in palese contrapposizione con l’infernale e metallara Daedalus, che ruvidamente tocca elementi garage-rock con una originale litania sincopata. A degna conclusione di questo self-titled, ecco la complessa Pier che apre con cori militari retti da un’ipnotica andatura da marcia sotto la pioggia, il tutto vanificato da un’evoluzione splendente verso tonalità funky e singhiozzanti, sperimentando all’estremo un gioco di dinamismo che muove ritmiche da zero a cento e viceversa. Complessa e stratificata, la traccia finale è tanto leziosa, quanto potente e premedita nel prossimo futuro altre ballate dense di questo genere.

Questo omonimo esordio de The Pier è sicuramente un biglietto da visita esaustivo e promettente, prodotto senza quasi limare l’energia focosa del trio, che nella dimensione live trova il proprio habitat naturale. Al testardo inseguimento di avanguardie math-rock, questo disco è sicuramente una delle belle speranze per il rock alternativo, capace di svincolarsi con naturalezza dalle solite influenze di genere e dai soliti nomi da facile sold-out. Da tenere d’occhio già da subito … e senza mai abbassare la manopola del volume!

The Pier facebook
Faro Record sito ufficiale 

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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