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Oltremare – Il Giardino degli Specchi

Figlio di una ricerca sonora che attinge tanto dall’empatico tintinnio dei synth, quanto da certe crudeli divagazioni chitarristiche, il post-rock de Il Giardino degli Specchi risplende di una propria autonomia, fedeli ad un etica che sin dagli esordi ha mantenuto un’integerrima coerenza.
Il Giardino degli Specchi - OltreoceanoNati a Roma come duo nel 2015 da Valerio Marcellino e Marco Andrea Lippa, ben presto allargano i propri orizzonti alla sezione ritmica di Marco Gianfranceschi e Chiara Bellucco, trovando nelle melliflue tonalità di un rock minimale, molte ragioni per non affidarsi ad un cantato stereotipato, preferendo al più effetti vocali intrisi di un’enfasi affascinante ed allo stesso tempo sinistra. Nelle nenie strumentali del quartetto vi risiede una dolce andatura di fondo che non ammette facili cambi di velocità, trovando nella progressione dei volumi la dinamica necessaria per spaziare dall’alternative-rock alle sue postume evoluzioni. Arpeggi flebili, cariche di basso e batteria, fluttuazioni di synth acrilici, ricoprono strato su strato le composizioni de Il Giardino degli Specchi, che con Oltremare esordiscono sulla lunga distanza con grazia e competenza.
Nove brani prettamente strumentali che si rincorrono senza spasmi e pause, lungo un sentiero sonoro a tratti mistico, fortemente legato alla Natura, eppure così nebuloso nelle sue cavalcate arrembanti da sfiorare elementi post-metal, senza che se ne avverta l’arrivo. Arrangiamenti ben calibrati sin dalle prime battute, ove nelle nebbie candide di Nessundove Il Giardino degli Specchi prende per mano l’ascoltatore in un viaggio intimo e naturalistico, alla ricerca di uno stato d’animo su cui finalmente posare il primo vero respiro della rinascita. L’onirismo cupo de Il sogno di Eleanor prosegue sulla strada tracciata nell’introduzione, mostrando apici di delizia tra i corposi mattoni sonori posati nella parte centrale, ove echi distorti fanno da mastice tra i diversi livelli compositivi. I will stare at the cold of your eyes è probabilmente il momento più intenso del disco, grazie ad una celestiale aura distaccata ed ultra-terrena, mentre la successiva Quasar è il singulto post-rock che li si contrappone: è probabilmente da questo uno-due che si può comprendere lo spessore di ricerca e di sensibilità che Il Giardino degli Specchi vuole dare al proprio concept. Un ponte ideale lega le ansie della mente e le meccaniche del corpo, che al primo abbassamento delle difese primordiali, ritrova un’armonia d’ascolto sincera ed estremamente libera da vincoli precostituiti: la quotidianità perde i suoi pilastri prioritari, la vita ritorna alla sua vera essenza.

Parentesi a parte per il brano Sasha Grey, inserito nella soundtrack del docu-film Serendip – The Movie per la no-profit Take me Back in aiuto delle popolazioni dello Sri Lanka, un episodio leggermente slacciato dalla tessitura fin qui apprezzata, con tonalità orientate ad un ambient-pop essenziale ed asciutto. La chiusura del disco è ancora più evocativa con Toilet to Sleep e la title-track: entrambe scivolano vellutate e diluite verso una simbiosi con la Natura in una una personale e passionale meditazione interiore.
Oltremare si conferma un disco sensibile, accurato nella stesura, dinamico e maturo, che non poggia unicamente su effetti di modulazione, ma che sa intrecciare le trame sonore di chitarra e synth, in maniera notevole, appoggiandosi comunque ad una sezione ritmica perentoria. Il Giardino degli Specchi evita paragoni con forme di post-rock più autorevoli ed acclamate, cercando di ottenere un suono che li rappresenti e che ne manifesti le intenzioni, riuscendoci con una costanza ed una qualità sorprendenti, specie in un disco d’esordio. Da tenere d’occhio … considerando gli ampi margini di miglioramento!

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Il Giardino degli Specchi bandcamp

recensito da Poisonheart

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