I primi passi del Reverendo del rock: Marilyn Manson (1994-1999)

Già attivi dal 1989 con il nome “Marilyn Manson and The Spooky Kids” poi accorciato nel 1992 in “Marilyn Manson” (dicotomico connubio tra Marilyn Monroe e Charles Manson, similmente anche gli altri componenti della band comporanno il loro nome in questa maniera) per poi debuttare nel 1994 grazie a Trent Reznor, conosciuto da Brian Warner (vero nome di Marilyn Manson) mentre lavorava come giornalista per una rivista musicale.
L’esordio del luglio 1994 è il dissacrante Portrait of an American Family. Come suggerisce la copertina, la band ritrae con tinte deviate la società americana grazie alle spigolose canzoni che compongono questo disco. La retorica consumistica dello zio Sam è lacerata dalla vita misera della provincia e dalle deviazioni personali di Brian Warner che sin da ragazzino è vittima dello squallore famigliare nel nulla del natio Ohio.
L’intro con cui si apre il disco è ripreso dalla scena inquietante del viaggio in barca del film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” con Gene Wilder, pellicola che ha affascinato non poco il non ancora Reverendo. E’ con l’esclamazione “Stop The Boat!” che inizia “Cake and Sodomy“, il cui testo è seriamente malato: Brian sfiora la bestemmia cantando “I am the god of fuck” e si prosegue parlando di violenza sessuale al primo appuntamento come gentilezza, di un’america come una porno-nazione, e di “schifezza bianca” (white trash nel coretto in sottofondo). Musicalmente si può parlare di alternative rock tendente al metal mainstream: il ritmo martellante creato dal basso Twiggy Ramirez (connubio della modella Twiggy con il “night stalker” Richard Ramirez) e dai colpi tribali di Sara Lee Lucas contribuiscono a rendere il brano altrettanto malato.

Portrait of an American Family - Marilyn MansonWarner con “Lunchbox” parla della sua adolescenza tormentata dal bullismo e del suo sogno di crescere e diventare una rockstar. Difficile parlare di intimismo, piuttosto Manson usa immagini a lui famigliari per seminare quel proverbiale lurido senso di provocazione che ha reso dapprima fortunata la sua carriera. Il pezzo può sembrare un po’ ripetitivo, ma è innegabile la sua forza nei live.
In alcune canzoni la band inserisce spezzoni audio di film, con effetti distorti, come si può sentire in “Dope hat” che racconta in modo atipico un viaggio psichedelico alla maniera di Willy Wonka (vedasi il videoclip). La chitarra di Daisy Berkowitz è posseduta da effetti slide distorti, che conferiscono un’aurea magicamente sinistra al brano. Non di meno lo sono le macabre tastiere di Madonna Wayne Gacy.
Altro pezzo di nota è il singolo “Get you gunn“, nel quale Manson descrive quanto l’America sia soggiogata dalla Tv e da quei “talkshows per i deboli”. Un deleterio contributo della conferenza stampa di Budd Dwyer (poco prima che il politico si spari in bocca) affiora poco prima del ritornello, nel quale M.W.Gacy si diletta con sax e tastiere. Altro brano sinistramente originale è “My Monkey“, qui Manson canta con la voce di un bambino; mentre in “Wrapped in Plastic” si parla pericolosamente di incesti. “Misery Machine“scomoda il lato “satanico” (o ironico?) di Manson, citando l’abbazia di Thelema (situata a Cefalù in Sicilia) ex-rifugio di Aleister Crowley, e lungo il brano altri simboli dissipati qua e la che vagamente ricordano il culto del demonio.

I temi trattati difficilmente sono digeribile, specie perchè sono trattati senza il minimo tatto, ed in tutta questa fugace crudezza escono melodie ancora lontanamente legate all’influenza di Reznor e dei Nine Inch Nails. Siamo lontani dal capolavoro, ma ciò che rende perlomeno “memorabile”, è l’imprudenza dei testi, malati, cupi e osceni … tuttavia se contestualizzati nell’apatica retorica americana dei primissimi anni ’90, questo tentativo goffo e spietato di scioccare le orecchie dei benpensanti, sortisce il suo effetto.

Smells Like Children - Marilyn MansonDel tutto simile nelle intenzione è l’ep del 1995 Smells Like Children. Se nelle intenzione doveva suonare come un campanello d’allarme per tutta l’America bachettona, nelle vendite e nelle classifiche non vi è traccia. Almeno fino alla cover di “Sweet Dreams (are made of this)“.  Manson inizia a diventare un personaggio “pericoloso” e la Nothing Records dell’amico Reznor, decide di battere il ferro finché è caldo pubblicando questo controverso ep (alcuni critici lo definirono come uno stratagemma mal congegnato per fare soldi…). Fortemente disomogeneo, tra remix di brani del precedente “Portrait of an American Family” e con sinistre registrazioni telefoniche come in “May Cause Discoloration Of The Urine And Feces” (in cui si sente la mamma di Brian dare consigli ad una tizia sull’assunzione di pillole per la pressione sanguinea), fino alle cover della già citata “Sweet Dreams” (la quale ha decretato il successo della band losangelina, dopo che MTV iniziò a trasmettere il video in heavy rotation), di “Rock ‘n’ roll nigger“, e di “I put a spell on you“. Nel mezzo  stacchi musicali con citazioni di programmi per i bambini, vero tema principale del lavoro. I continui riferimenti all’infanzia sembrano un sorrogato delle esperienze personali dei singoli membri, ma forse e più lungimirante usando suoni che richiamano il mondo infantile, la band vuole giocare a quel meccanismo di persuasione mentale tipico delle grandi lobby pubblicitarie. “The Hands of Small Children” l’ultima traccia nascosta (tra le più insane di sempre a mio parere) sono degli esempi piuttosto calzanti.

….Prick your finger it is done
the moon has now eclipsed the sun
the angel has spread its wings
the time has come for bitter things 

the time has come it is quite clear
our antichrist is almost here…

1996, l’apocalisse Mansoniana piomba sull’America medio borghese miope e bigotta. Il Reverendo (sì, adesso va bene chiamarlo così) diventa l’incubo nazionale: dalle associazioni religiose che lo vogliono morto (un concerto saltò per un allarme bomba), alle famiglie che si preoccupano per i propri figli, fino a diversi tribunali per vietare la vendita di quest’album che nonostante tutto sarà un successo mondiale. Sto parlando di Antichrist Superstar.
Il conseguente tour di supporto sarà quello più pazzo e originale di tutta la storia della band: bibbie strappate, invettive contro il cristianesimo, feriti sul palco e bandiere usate come carta igienica.

Antichrist Superstar - Marilyn MansonIl disco è un concept-album diviso in tre parti, che racconta la trasformazione di un vulnerabile uomo-verme in un spietato anticristo e musicalmente si può parlare di industrial concettuale a vari strati.
La prima parte “The Heirophant” è la più violenta ed inizia con “Irresponsible Hate Anthem” brano pieno di riff minacciosi uniti a terremotanti chitarre con un Manson dalla voce abrasiva come carta vetrata. Come dice il titolo è un inno all’odio: We love hate, we hate love diventa un mantra nei concerti che seguiranno.
The Beautiful People” non ha bisogno di presentazioni in quanto è uno dei pezzi più famosi della band: ritmi hard-rock durissimo ma allo stesso tempo bavosamente orecchiabili lo renderanno un pezzo storico targato anni ’90. “Dried up, Tied and Dead to The World” è un’altra song carica di riff pesanti che verso la fine diventano ancora più distruttivi e granitici. Il capitolo si chiude con la cupa “Tourniquet” (altro brano di successo di Manson) che ricorda le atmosfere dell’album d’esordio e correlato da un bellissimo video di Flora Sigismondi.

Il secondo capitolo “Inauguration of The Worm” è quello più lungo e eterogeneo dove la brutalità grezza di “Little horn” è affiancata all’enigmatica elettronica di “Cryptorchid“. In “Mister Superstar” e nella celeberrima “Angel with the scabbed Wings” (un altro pezzo da antologia) si fanno riferimenti al musical Jesus Christ Superstar (Hosanna e Heaven on their Minds per intenderci). I pesanti power-chords e la sezione ritmica lineare, seguono l’evolversi delle “imprese” vocali urlate di un Manson che sembra più recitare che cantare.
Il capitolo finale “Disintegrator Rising” contiene altri pezzi da 90 come “Antichrist Superstar“, “1996” (l’anno mansoniano, paragonabile solo ad una raffica di colpi di mitragliatrice), “The reflecting God” assolutamente il brano migliore di tutto il disco, ogni altro aggettivo è superfluo. Il tutto termina con l’inaspettata “Man That You Fear“, ballata dai ritmi lenti che forse fanno intravedere altre possibilità sonore per la band. Quest’ultima parte particolarmente feroce come energia e grinta è sicuramente la parte migliore di un disco, sicuramente controverso, ma deliziosamente buono da ascoltare, in specialmodo se l’odio irradia per le vene.
Il Reverendo del rock è all’apice del successo …

Ladies and Gentlemen: Omega and The Mechanical Animals

Manson avrebbe potuto registrare un disco identico ad “Antichrist Superstar“, continuare a professarsi l’ Anticristo del nuovo millennio e fare soldi, forse, facilmente. Invece no, il Reverendo cambia totalmente stile e si avvicina al glam anni ’70, assume un look più androgino (come si può vedere dalla copertina dove appare con sembianze femminili aliene e asessuato) e pubblica nel settembre 1998 “Mechanical Animals“.
La produzione è ripulita da echi e distorsioni di origine rock-industrial (Trent Reznor viene sostituito da Sean Beavan e Michael Beinhorn) virando verso posizioni più elettro-rock ed orecchiabili. Infine i testi si fanno più introspettivi e nichilisti, con un deciso taglio alle critiche su religioni, sesso, e governo.
Premessa: ma Omega and The Mechanical Animals, non assomiglia a Ziggy Stardust and the Spider from Mars?

Mechanical Animals - Marilyn MansonCome nel precedente lavoro, siamo di fronte ad un concept-album che parla di un alieno di nome Omega che atterra sulla Terra, la quale gli appare bianca e vacua, per poi venire catturato per essere usato come leader di una band ovvero gli “Omega and The Mechanical Animals” (autoparodia che deriva dal primo nome della band: Marilyn Manson and The Spooky Kids); Omega affronterà lo stile di vita della rockstar e ne proverà tutti i pro e i contro, dagli eccessi ai sentimenti più intimi che un alieno può provare nel nostro mondo.
Bastano le prime note di “Great Big White World” per notare che la rabbia è stata messa da parte per fare spazio ad un rock decadente con elementi elettronici piuttosto eloquenti, farcito di malinconia e svuotato dai colori.
Il singolo di successo “The Dope Show” parte con un disturbante rumore elettronico per poi dare vita ad un rock potente con un Manson che canta in maniera sensuale e ambigua per rendere il tutto perfetto: inizia la Manson-mania, pure in Italia! La title track, invece, rivisita il synth pop mescolando riff di chitarra potenti ed efficaci e in alcuni punti spunta la chitarra classica, il Reverendo cambia ripetutamente tonalità per disorientare e per giocare sulla sua androginità. Altro singolo famosissimo è “Rock is dead” (presente anche nella colonna sonora di Matrix, la seduzione dell’industria musicale ha vinto!), pezzo lineare ed energico che dal vivo è sempre fenomenale.

Disassociative” e “The Speed of Pain” ritraggono la parte più cupa dell’album. In particolare quest’ultima allude al Bowie di “Space Oddity”, nella quale compaiono anche le voci delle coriste.
In “Posthuman” si da largo spazio ad un techno-rock ballabilissimo in pista e Manson inizia a liberare un po’ di ferocia dalle corde vocali fino al massimo in “I Want to Disappear” (dal testo inimitabile) il brano più veloce e carico di tutto il disco. Hard rock e cori gospel risiedono dentro ad “I Don’t Like The Drugs (But The Drugs Like Me)“, canzone originale al primo ascolto, ma platonicamente commerciale via via.
New Model N°15” tira in ballo il numero che è presente in tutto il disco: dalle 15 tracce (14+1 nascosta) a 1-5 che è la data di nascita del cantante fino alla data di uscita (15 settembre); musicalmente parlando è glam rock radiofonico rivisitato. Una delle canzoni che avrà lasciato tutti di stucco è “Fundamentally Loathsome“, il cui genere vagamente retrò sarà ripreso nei successivi lavori: un pianoforte sintetizzato e una batteria lenta (che a me ricorda quelle canzoni da pianobar) e il singer che diventa il più melodico possibile; verso gli ultimi minuti esplode un bellissimo assolo e il pezzo si carica di chitarre dure che sfumano nella conclusione.
The Last Day On Earth” e “Coma white” chiudono l’album in maniera eclettica: la prima ha atmosfere spaziali che marcano il significato del testo, la seconda è un brano triste, molto d’effetto nel quale chitarra acustica e il chorus diretto, emozionante come non mai.
Mechanical Animals è un disco che appena uscito ha segnato un tocco davvero originale del sound di fine anni novanta. Alcuni elementi peccano di emulazione verso il passato, ma nella sua interezza questo disco rimane il (secondo) più bello di sempre della discografia dei Marilyn Manson.

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