Out-4-Dinner – Bi-polar Sluts


Etichetta: Black Fading Records

Prodotto da: Bi-Polar Sluts

 

Parentaly Advisory: attenzione genitori, non vorremmo mai che i vostri figli si avvelenino di buon hard-rock!
Fraccassoni come i primi Alice in Chains, i Bi-Polar Sluts prendono la tradizione americana anni ’80, la ripuliscono dal glam-machista e buttano sul piatto un hard-garage che suona abbastanza vero e affidabile. Non si può ovviamente trascurare che tali influenze non appartengono propriamente alla tradizione italica, quindi ne diviene difficile una immedesimazione completa verso un genere che trova la propria linfa primigenia nella provincia US; tuttavia gli amanti storici dell’hard-rock possono stare tranquilli, il piatto è colmo e saziante … da “pucciare” col pane!
Out-4-Dinner suona come un disco dell’autunno 1994, chitarre ruggenti impegnate tra power-chords incisivi e riff a presa rapida a metà tra Maiden e Ac/Dc, basso e batteria sostengono il tutto con i muscoli di un Atlante metallaro gioca a sorreggere il mondo, mentre deglutisce l’ultimo sorso di bourbon.
I can’t stand it suona potente e freddo, anche se il vizio di emulazione verso i mostri dell’hard-rock (inconscia velleità che compare più volte lungo il disco) è evidente in certi passaggi di chitarra. Punta di diamante è Keep screamming, un singolo on-the-road che fa tremare i coni delle casse, ottimi assoli e buona coesione di suono: è tuttavia difficile inventare qualcosa di nuovo verso un genere che ha fatto della “non-novità” il proprio cavallo di battaglia.
Per ricercare qualcosa che si discosta dal lief motiv del disco bisogna avanzare un bel po’ ed attraccare alla traccia One Day o a Something to kill the pain, i “lenti” del lotto, ricchi di evocazioni e forse con un pizzico di retorica rock-pop, ma i Bi-Polar Sluts sono bravini a non cadere nel peccato originale, e conducono con una buona suite acustica l’evoluzione di emotiva di ballate agrodolci ed intrise di cicatrici. I cambi di marcia, per esempio nel rock ‘n’ roll indiavolato di Never Trust a Woman, conferiscono brio al disco e dimostrano una sostanziale versatilità della band, capace di spaziare coast-to-coast nell’emporio hard US.
In verità 14 brani sono un po’ troppi per l’udito di un non-amante del genere che spesso non coglie le sfumature di ogni singola traccia, omologandole frettolosamente come “tutte uguali”. Chi invece conosce bene il genere, non si stupirà ed apprezzerà passandosi la lingua tra i denti, un disco ben fatto nonostante il Belpaese non sia propriamente attrezzato per le distorsioni prolungate.

contatti:
Bi-Polar Sluts myspace
Black Fading Records

 

recensito da Poisonheart

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