Reign in Blood – Slayer

Reign in Blood - SlayerIl 1986 fu l’anno del thrash metal, tra Megadeth, Metallica, Anthrax di certo non potevano mancare anche gli  Slayer. Bando alle ciance, con Reign in Blood siamo davanti a mezz’ora scarsa di devastazione sonora senza un millisecondo di pausa. A dare il via alla mattanza c’è “Angel of Death” con Tom Araya che lancia un acuto da infarto fulminante, brano simbolo del combo della Bay Area, sia per il testo che parla degli immani esperimenti sugli ebrei dentro il campo di concentramento di Auschwitz, sia per essere diventato sinonimo di metal estremo. Due cose predominano nel brano (ma anche in tutto il disco): ritmo da conflitto bellico mozzafiato e assolo che esplode in maniera azzeccatissima. Infine come non citare la parte di solo doppio pedale che va ad una velocità raggiungibile unicamente da Lombardo e pochi altri.

Il bello inizia da “Piece by Piece”  in poi, dove la durata media delle tracce è di meno di due minuti (fatta eccezione per quella finale), le quali riprendono le caratteristiche dell’hardcore punk più spinto fondendolo con la pesantezza del thrash metal.
Necrophobic”  è la più breve e folgorante dell’intero lotto  che gioca sui riff  “tout court”, a volte anche complessi ma d’effetto, un applauso va a King e ad Hanneman per l’assolo geniale ed imprevedibile. Altro brano famoso è “Criminally Insane” che rievoca il sound del precedente disco,  ed ecco che si alternano velocità e parti più lente e lugubri.

Il finale è tra i più sorprendenti, cattivi e apocalittici di sempre: “Postmortem/ Raining Blood” sono fuse l’una con l’altra, la prima fa da preludio a ciò che sta per arrivare da lì a poco, la quale sottolinea che ormai non c’è più via di fuga. Finiti i preparativi, iniziano i tuoni, segno che la pioggia di sangue ha inizio; e via che la brutalità sonora perde il controllo, sembra quasi  che i componenti si divertano a suonare come psicopatici, il tutto aumenta fino a raggiungere il climax finale accompagnato dal temporale che continua imperterrito. Produzione magistrale (Rick Rubin docet), quattro pazzi furiosi come gli Slayer ed un disco imprescindibile che ancora oggi suona moderno: serve altro?

recensito da Mighell
Mighell heartofglass

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