Homestead Records: pochi soldi, tante idee !

La Homestead Records forse è l’esempio più lampante di quella volontà di fondare piccole etichette indipendenti mossi più dalla passione che da qualche minima capacità manageriale. Nata nel 1984 da Sam Berger con l’onesto proposito di produrre tutte quelle band della east-coast che non avevano la possibilità di registrare i propri lavori, propose, suo malgrado, un rooster che suonava decisamente rumoroso e garage. Il punk hardcore della prima ondata aveva visto sciogliere la propria  prorompente energia in favore di altre giovani leve che erano cresciuti ascoltando la fragorosa protesta di band come Minor Threat o Black Flag. Trovando nella Dutch East India Trading una fortunata distribuzione, tutto sembrava avviarsi al meglio per la Homestead, nonostante non ci fossero band particolarmente di punta nel loro primissimo catalogo. Con l’addio di Sam Berger verso la Midnight Records, ecco che nella scena irruppe Gerard Cosloy, un giovane studente universitario di Boston, che per prima cosa contattò immediatamente gli amici Sonic Youth (conosciuti qualche mese prima durante un concerto a New York) per quello che sarebbe stato uno dei capolavori che fissò che i successivi dischi lo standard della band, sto parlando di Bad Moon Rising (1985).

Homestead Records

Se il rumore era una prerogativa della label, i contatti di Cosloy (grazie anche ad alcune fanzine e riviste di genere) lo portarono ben presto a far la conoscenza di Steve Albini col quale condivideva la passione per il garage e la provocazione. La loro amicizia non pregiudicò gli affari, anzi dato che Albini non credeva nella stipula dei contratti, semplicemente non ne firmò mai uno, ma diede licenza alla Homestead alla distribuzione per un determinato periodo, preferendo accollarsi le spese di registrazione delle varie uscite. Questa singolare situazione resistette anche dopo il successo locale di Atomizer (1985) che vendette la bellezza di 3,000 copie; tuttavia il tour europeo con i Sonic Youth spostò gli equilibri. Grazie alla capacità di Thurston Moore di creare piccoli proseliti tra le band indipendenti nella sua orbita, i Big Black che finirono per firmare con la Blast First! (che già lavorava con i Sonic Youth) per la distribuzione della loro musica nel vecchio continente. «Una volta che i Sonic Youth diventarono star laggiù, tutti vollero imitarli» ricorda Craig Marks che aiutava Cosloy nella gestione della Homestead.
Poco dopo il non-soddisfacente tour americano, la Gioventù Sonica firmò per la SST di Greg Ginn, lasciando con l’amaro in bocca Cosloy, che poco dopo dovette incassare anche l’addio dei Big Black per colpa della gestione truffaldina di un oscuro 12 pollici che doveva essere distribuito unicamente alle radio, senza mai entrare in commercio. Quando Albini scoprì che la Homestead stava vendendo il disco fuori Chicago, decise di non farsi più vivo preferendo registrare il successivo Songs about Fucking con la Touch & Go.

Dinosaur jrIl buon fiuto di Cosloy però lo portò ben presto a scoprire e lanciare l’esordio dei Dinosaur (non ancora con la jr) dopo averli visti (all’epoca si facevano chiamare Deep Wound) ad un concerto a Greenfield. Come accade con i Big Black, il corteggiamento cominciò dapprima con le lodi sulle fanzine per le quali Cosloy scriveva, e poi conoscendo di persona J Mascis. La mancata firma anche qui di un contratto (benchè Mascis fosse restio a prendere in considerazione questo genere di cose) al termine delle registrazioni del portentoso You’re Living all over me (1987), portò ad un finale già vissuto con i Sonic Youth: il disco aveva già preso la strada di Los Angeles, destinazione SST.
La conseguenza immediata (vissuta anche da altre etichette, ad esempio la Sub Pop) fu il deterioramento senza ritorno dei rapporti tra Cosloy e Mascis: «E’ stato una cattiveria farlo fuori in quel modo, ma volevamo essere su SST a tutti i costi. Cosloy è stato vittima del nostro spietato business discografico».

Sebadoh IIINonostante questi colpi bassi, la Homestead ha dato i natali ad altre band favolose come i Naked Raygun, passando poi verso la fine del decennio ad orientarsi verso il lo-fi come la riedizione nel 1989 di un classico come Continued Story/Hi, How Are You? di Daniel Johnston, o le disperate session di Lou Barlow ed i suoi Sebadoh con quello spettacolare III. Quando però nel 1990 Cosloy decise di andarsene per trovare posto in una nuova piccola ma efficiente etichetta la Matador Records, il destino della piccola label si consumò lentamente come la scena indipendente e rumorosa che aveva promosso, come ricorda con amarezza lo stesso Cosloy: «Alla Homestead eravamo io e Craig Marks, ma soprattutto io. Non eravamo preparati a seguire la faccenda, non avevamo le finanze ed il supporto…». Tuttavia quello che ci ha lasciato la piccola label newyorkese è un catalogo di tutto rispetto, che ha saputo promuovere e in qualche caso scoprire band che saranno fonte indelebile di ispirazione per quello che sarà il gran bel casino dei primi anni ’90.

La Firma: Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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