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demoDè – InVino Veritas

Wave etilica! La migliore sorpresa è quella che non ti aspetti, così come la miglior sperimentazione è quella non premeditata. InVino Veritas è un progetto a più mani e più strumenti, nel quale la chitarra di Edoardo Favrin ed il piano di Gianmarco Sgroi srotolano il gomitolo di lana, creando la base per un tessuto poroso, lucente, nel quale le sonorità brillano d’acustico e di una vaga malattia blueseggiante. E se questo demoDè, nasce come tavola delle idee (vedasi l’evoluzione del brano d’apertura, D+, e come ogni strumento s’insinui progressivamente allo scorrere dei secondi) pian piano decolla ed acquisisce personalità e forma propria, ottenendo un risultato finale che ha sorpreso gli stessi artisti.

demoDé - InVino VeritasSarebbe persino difficile coniare una definizione (ed immagino l’imbarazzo di certi “esperti”, che passano le giornate a catalogare dischi e generi!!!) per un lavoro che risplende di un originalità vera e pura al 100%. La vena d’ilarità e di libertà compositiva è una prerogativa della band, che destruttura ogni concetto di musica popolare, adoperando ingredienti istantanei ed frutto dell’umore del momento, in un funkeggiante groove che fa battere istintivamente il piedino sotto la scrivania. Se il grado alcoolico supera i limiti consentiti per mettersi alla giuda di uno strumento musicale, di certo le liriche non risentono di nessuna illogica contravvenzione, anzi la loro forma a tratti scanzonata, in realtà cela messaggi maturi ed intelligenti, complici di un sguardo che mira oltre l’orizzonte!
Nu Bossa è una ninnananna dolcissima ed arrangiata a meraviglia, nel quale la sei corde acustica getta le fondamenta, mentre le pennellate migliori del piano ne colorano l’umore;  un brano che essenzialmente vive della prorpia semplicità.
Violino e piano giocano a dadi per una ballata austera: Settembre è un mare calmo di tarda estate, che concede qualche grammo di malinconia, e senza trucchi o malefatte fa emozionare grazie alle sue atmosfere mediterranee.
Spesso tra questi giri armonici pizzicati sembra che sia celato un senso di rimpianto, ma niente che possa assumere contorni melanconici o insolenti. Una vigile presa di coscienza è 17, che balla con le stelle in un linguaggio pulito, lineare, senza facili sentimentalismi, lo stesso che sa raccontare con passione coinvolgendo l’ascoltatore, come nella pastellata perDono.

L’ironia che poco fa si menzionava, è mascherata da rime e giochi di parole: ecco che fraGole ugola come uno swing indiavolato, e brinda alla vita; mentre, in maniera dicotomica, è impossibile non sorridere sotto i baffi, sulla versione acustico-spaghetti-western di Per un pugni di €uri.
Il carattere contemplativo fa di nuovo tappa con Universo Deserto che rivive per un attimo degli echi battiatiani di metà anni ottanta, pur tuttavia spezzando con decisione e senza ombra di dubbio ogni tentavio di emulazione. EquiVoci si dissangua in una lunga jam-blues, un carnevale musicale nel quale s’intersecano suoni ed arie che fanno tirare il fiato, e sospirare con sincerità, che siamo dinanzi ad un gran bel disco, di quelli partoriti con passione.
Eppure la probabile cartina tornasole dell’intero lavoro potrebbere essere rappresentata dal reading evocativo di MotorSmashingPsychoPumpkins, in entrambe le versioni, la prima quella che omaggia “In Vino Recital” una proficua attività parallela del gruppo a cui si affianca Marco Valsecchi, o nella seconda, prettamente strumentale che fa sfregare le mani per limpidezza e compostezza.  Facile prevedere: un disco che piacerà pure agli astemi …


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recensito da Poisonheart
 Poisonheart hearofglass

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