Vol. 3 (The Subliminal Verses) – Slipknot

Etichetta: Roadrunner Records
Prodotto da: Rick Rubin
Registrato a: Akademie Mathematique of Philosophical Sound Research, Sound City, Los Angeles

 

Sono pronto a scommettere che ogni teenager che vedrà il nome del gruppo oggetto della mia recensione canticchierà involontariamente: “I push my fingers into my eyes,i t’s the only thing that slowly stops the ache… “, già perchè il quarto lavoro della band mascherata dello Iowa può essere tranquillamente catalogato come il manifesto metal della gioventù ribelle degli anni’00. Occhio, la band non ha assolutamente alleggerito il proprio sound, né sono diventati più estremi, semplicemente sono diventanti un gruppo maturo, finalmente capace di esplorare nuovi lidi e di non fossilizzati nei soliti riff triti e ritriti.

Quello che però nessuno si aspettava è che una band come gli Slipknot si dirigesse con Vol. 3 (The Subliminal Verses) verso le sonorità usate principalmente da Radiohead, A Perfect Circle o Tool, ed il merito va sicuramente al cantante Corey Taylor per aver portato negli Slipknot quanto di buono fatto con i suoi Stone Sour. Un bene tutto sommato, poiché il singer è molto più prestante nell’uso della voce pulita che nel growl ( e dal vivo tutto ciò si accentua pesatamente).
Anche gli arrangiamenti raggiungono un livello superiore, tutto viene curato nei minimi particolari, e per la prima volta nella storia degli Slipknot appaiono assoli di chitarra che fanno l’occhiolino agli Slayer (Reign in Blood  porta la firma di Rick Rubin, un caso?).

Naturalmente tutti questi ottimi accorgimenti vengono messi in secondo piano dai due singoli confezionati ad arte per il pubblico di MTV: “Duality” e “Before I Forget” sono un po’ come il formaggio in una trappola per  topi, il risultato infatti è che tali brani sono diventati i tra i più famosi nella carriera della band …
Solo un attento ascolto porta alla luce pezzi di prestigio come “Circle”, ”Vemillion Pt.1 e Pt.2” ,”The Nameless” e la conclusiva “Danger-Keep Away”: le parti che colpiscono di più sono indubbiamente quelle acustiche, dove la calda voce radiofonica di Taylor lascia sempre di stucco, inoltre da questi brani si evince che gli Slipknot sono uno dei pochi gruppi con nuove idee.
Tuttavia, la band va incontro anche a chi vuole pezzi più legati al sound più canonico degli Slipknot, quindi per gli scatenati ci sono sempre mazzate come: ”The Blister Exists” piuttosto che “Pulse of The Maggots”.

Insomma la band ha talento da vendere, purtroppo molti si fanno trascinare dalla moda di sputare su tutto ciò che vende senza nemmeno mettere in funzione i neuroni, e gli Slipknot sono la vittima numero uno di questo trend; ma questo disco ha le palle, peccato che non si possa dire la stessa cosa di chi critica negativamente per partito preso …

 

recensito da Mighell

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