Voglio Rinascere all’incontrario (ep) – Guido


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Dal vaso di pandora, confuso e sovraeccitato, qual è il punk-rock giovanile made in italy dell’ultimo maleodorante lustro, spuntano una serie di band, tanto argute, quanto retoriche. Non sempre per scelta, tuttavia! E quando va bene, ecco che musicalmente navigano in un limbo fangoso; incerti se seguire il successo da reality o la propria onestà intellettuale. Guido Seregni è il deus-ex-machina del neonato progetto Guido, abile a muovere i primi passi nel rock leggero e veloce, concedendosi delle pause intense e consistenti, dallo spiccato accento cantautorale. Sulla carta quindi, viene da pensare un mirato frullato di innovazione e tradizione. La pratica non tradisce le aspettative, smorzando le gradazioni più aggressive con liriche abbastanza intelligenti e spontanee.
Se dal lato dei testi spicca un cinismo velato da spassosa ironia e da qualche risatina d’approvazione, musicalmente si assiste ad un lief-motiv già sentito, poco univocamente distinguibile. Un rock dai ritmi frizzanti, ma senza quel tocco di personalizzazione, di sperimentazione, di follia che ben si accompagnerebbe ai contenuti di questo ep.

Voglio nascere all’incontrario non inventa nuove regole, ed alla ricerca della propria identità spazia in tutto il marasma rock. Abbandona ben presto le avances del punk-hardcore socialmente utile, cercando una dimensione più soft e meno sovversiva, facendo a cazzotti con quel rock nostrano in salsa retorica che riempie puntualmente San Siro ogni anno (si avete capito, quei due, i soliti due!). Guido vince tuttavia la propria battaglia, e resiste alla tentazione, preferendo il modo naif e forse un poco retrò dei compianti cantautori che hanno fatto della lingua italiana una sofisticata poesia.
Ovviamente Guido Seregni & Co. sono in un severo apprendistato, però qualche buona idea in superficie c’è.

Nonostante l’intro in bilico tra Guns e Ligabue, Di che religione sei si scaglia con misura contro il perbenismo democristiano ricolmo di retorica tv. Un brano adatto per coloro che si fanno scrupoli di tutto, per i giustizieri del giorno dopo. Certo volendo essere presuntuosi, ponendo la domanda al contrario, ” Guido si espone un po’ ” ? La risposta è sì; anche se l’hardcore è un’altra cosa!
Sulla stessa linea è la title-track: ottimi spunti ma musicalmente sempre in debito. L’eco di alcune giovani “band” come  Finley o The Bastard Sons of Dioniso a tratti è palese; nonostante un assolo finale dal perentorio timbro hair-metal ridimensioni il mio parere. Che Casino! (Questo amore è un girotondo), è quanto di più lontano da una canzone d’amore. Un ilarità a tratti indisponente che ben si coniuga con un easy-rock senza tante pretese; un brano per tutti, senza lo spessore delle precedenti.
Spiazza decisamente la quarta ed ultima traccia, Fotografia è una lenta ballata, sofferta e pensierosa. La malinconia delle parole accompagna meglio del sommesso sottofondo musicale, che concede una sferzata rock nel ritornello dal coro facile.

Complessivamente una buona prova, specialmente per quanto riguarda la cura dei testi; anche se Guido e la sua banda devono dimostrare maggiore personalità nella parte musicale. Fin troppi sono i riferimenti ad presunti famosi sex-symbols dal discutibile valore artistico. Certamente un più impegnativo lp sarà il banco di prova definitivo per testare il vero spessore di Guido. Ogni uomo è artefice della propria fortuna, anche se scegli di essere cantautore! Forse è solo un poco più difficile!

 Guido myspace

recensito da Gus
 

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