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Uomo Donna – Andrea Laszlo De Simone

In un paese musicalmente “famoso” per la musica leggera, per parolieri acuti e sintetici o per cantautori dalle passioni sopite -politiche/amorose- degli anni ’60/’70 è quantomeno curioso che oggi nessuno abbia mai pensato di prendere questa ricca eredità e di aggiornarla nel marasma indipendente attuale: ma forse uno c’è, ed il suo nome è Andrea Laszlo De Simone.
Uomo Donna è probabilmente il lavoro più esclusivo e di qualità di questa prima metà dell’anno, lontano dalle luci indie che dalle radio e tv commerciali non riescono ancora a sintetizzare il panorama musicale nostrano, in Andrea Laszlo De Simone si cela un progetto corale per nulla improvvisato, che mesce ingredienti vari e insospettabilmente così coerenti tra loro: parole, musica, velleità anni settanta, Mogol-Battisti, un briciolo di prog, anacronismo sentimentale.
La tradizione italiana rinasce così in maniera sorprendente, tra l’indolente nenia antiquata ed una costipata nostalgia nei modi, nel cantato, nella forma così lontana dagli standard moderni: Solo un uomo può esserne un emblematico inno in equilibrio precario tra picchi d’introspezione. Così, Uomo Donna sembra un lavoro degli anni ’70 sulla scia de Il mio Canto Libero o di un’Anima Latina meno variopinta dell’originale, compresso tra arrangiamenti eleganti, vagamente naïf e retrò, con quel sentimentalismo accorto ed educato (riferimenti ad Alan Sorrenti in Eterno Riposo, e non solo per i baffi?!), che viene dalle viscere del cervello piuttosto che dall’irrazionale libido anticoncezionale.
Uomo Donna - Andrea Laszlo De SimoneCon la chitarra di Andrea Laszlo De Simone, ci sono i fedelissimi Daniele C e Damir Zagabria Nefat, i tasti classici di Zevi Bordovach e le percussioni di Filippo Cornaglia e Anthony Sasso, che si dilungano i suite corpose, dinoccolate, melense a tratti, eppure curiose e taglienti perché così distanti dal modo contemporaneo di far musica. Eppure nonostante questo velo di malinconia spaccacuore, in Uomo Donna permane una solida struttura concept, che lo fa virare in un’area tanto aristocratica da essere quasi epicureo verso l’universo umano. L’uomo, la donna ed i mutui scambi, in una termodinamica universale che non annota solo le innumerevoli differenze e le intensi affinità, ma che sensatamente annota la potenza dell’uno e la sottomissione dell’altro, come se fossero descritte le meccaniche di una coppia, di un matrimonio, di una fugace passione. A tal proposito Uomo Donna o Sogno l’amore sono sacrifici necessari per stilare un manifesto che strappa le lontane idee sixties sull’amore libero e l’uguaglianza, trovando nel presente quotidiano infinita fonte d’ispirazione.
La metafisica di Vieni a Salvarmi o la dolcezza amara di Meglio risuonano squillanti ed abrasivi allo stesso tempo, nulla però a confronto della nenia concettuale de Gli uomini hanno fame, ove un certo manierismo sociale viene lasciato imputridire per quasi cinque minuti prima di enunciare -a passo di psych rock- i limiti del pensiero solidale: il capitalismo umano non è ancora finito!

Se a tratti Uomo Donna suona indolente come un carillon in technicolor, è giustificato come un passaggio necessario per sfidare l’establishment indie fin troppo ancorato alle stesse formule iconografiche: impossibile non sorridere al mid-tempo da balera di La guerra di baci, o non canticchiare l’immediatezza della gazzèiana Fiore mio. In chiusura il groove maculato di Sparite Tutti, acido diniego figlio dell’epoca del disfattismo e della catastrofe, quindi nulla da spartire con quella spensieratezza lucida ed in bianco e nero degli anni ’60 di Acqua Azzurra, Acqua Chiara.
Bravi quelli della 42 Records: da tenere d’occhio!

Andrea Laszlo De Simone facebook
42 Records sito ufficiale

recensito da Poisonheart

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