Unplugged Against Violence – Women Against Violence

Unplugged Against Violence è quello che dovrebbe fare la musica indipendente, coalizzarsi ed unirsi in coro ad un progetto, una vocazione, un intento che abbia nel presente, nell’attualità la sua ragione d’essere: Women Against Violence è la necessità di pretendere un mondo migliore.
Ovviamente. Per tutti.
Unplugged Women Against Violence_CoverInutile ribadire come le cronache raccontino quotidianamente di violenze e soprusi verso le donne; altrettanto triste è constatare che vista la folle frequenza di codesti episodi, la coscienza comune non ne sia quasi più shoccata, rasentando una triste abitudine, figlia peraltro di una tacita ipocrisia che si nasconde dietro al benessere di una società così opulenta. Vampe di sdegno nazional-popolare si placano poco dopo la lettura dell’ultima notizia di cronaca, concedendo al massimo un fugace pensiero ad una inconcepibile deriva misogina, che si trasforma poco dopo in un melodrammatico spallucce nel didascalico divenire di tutti i giorni.
La musica è vero può far poco di concreto per una così radicata indifferenza, tuttavia veicolare l’immediatezza e la spontaneità dell’independent femminile è certamente uno degli scopi nobili e utili delle produzioni indie. Unplugged Against Violence è quindi un megafono naturale, giocato su chitarra, voce e poco altro, attraverso quattordici livide canzoni interpretate da diciassette promettenti artiste (featuring inclusi). Una quota rosa necessaria in uno scenario musicale monopolizzato dagli artisti maschili (do you remember mansplaining?), ad ogni modo libero da interpretazioni “femministe”, il progetto Women Against Violence vive di una spontaneità leggiadra e di grande forza espressiva.

Fedele all’urgenza del momento e all’attualità del tema sulla violenza femminile, questo unplugged snocciola ballate agrodolci, riflessive, potenti nonostante la dimensione acustica e lo-fi, svelando una sensibilità forte che non demorde di fronte alle ipocrisie. Se spesso si critica all’indie la mancanza di impegno e di aggredire la contemporaneità degli eventi, sicuramente il contributo di Women Against Violence si muove decisamente in controtendenza. Doveroso quindi citare (nella speranza che sia un invito appetibile all’ascolto) ciascuna delle interpretazioni: dagli arpeggi di Menta mossi dalla delicatezza della voce di Irene Brigitte, alle movenze folk di Chiara Vidonis con Quando odiavo Roma, toccando diversi stadi di intimismo con Io sono a casa (Agata Munay) e con Are you gonna be the only one? di Sybell. Numerosi generi ed inclinazioni si muovono sinuosi in una “compilation” che tuttavia mantiene teso l’unico filo conduttore come manifestazione della gioia di vivere e della combattività di fronte ai soprusi: Leadbelly (intenso blues di Lil Alice), Porcellana (intimo indie-folk di Chiara Patronella) oppure Armed Girl (tenebroso swing di Artic Bahama Mama) sono alcuni esempi della poliedricità insita in Women Against Violence.
La seconda parte del disco prosegue rapida ed particolarmente profonda con Quello che eri di Romina Salvadori (EstAsia) e con Elisa Bonomo -vincitrice del premo della critica Amnesty International 2017- con la struggente Scampo (raggelante racconto di un’abitudinaria violenza casalinga). Il tono apparentemente easy e sbarazzino di Trans Atlantico (Honeybird feat. Jo Stella) non tradisce tuttavia un tema piuttosto tabù come quello dei transgender, mentre La Sposa di Irene Ghiotto, retta appena da rintocchi di piano, torna su binari intimi e riflessivi.
Il finale regala ancora interessanti brani, come la magistrale Cadono Nuvole (Folake Oladun) che reitera il tema della violenza fisica e psicologica, creando ancora una volta immagini potenti e alcuna senza retorica; in successione la ballad di Nulla di più ricco di Roberta Contessa + Sylvia Fabbris, mentre spetta a Masha Mysmane Bonetti chiudere con Closer in un pathos circolare e doverosamente emozionante.

Lo scopo di Unplugged Against Violence non è solo quello di sensibilizzare l’ascoltatore verso il tema della violenza femminile, ma nel pratico e nel concreto, questa iniziativa nata da un’idea di Bruno Mantra (Associazione Otto) in collaborazione con Cabezon Record , si pone l’obiettivo di raccogliere fondi che saranno devoluti al Centro Donna Padova a sostegno delle vittime di violenza e di stalking. Confrontarsi e parlare apertamente di queste tematiche femminili non deve tuttavia essere l’esercizio di una serata live o coinvolgere solo un agguerrito esercito di donne; ma deve necessariamente – e trasversalmente- chiamare in causa la comunità intera, verso uno sforzo condiviso per cambiare socialmente questa insopportabile tendenza discriminatoria.
Non è questione di emancipazione, è solamente una questione di umanità.

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Cabezon Records sito ufficiale
Centro Donna Padova Auser facebook

recensito da Poisonheart

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