Un posto dove nasconderci – Krank

Che Lorenzo Castiglioni (aka Krank) fosse, nel circoscritto perimetro dell’esperienza Drunken Butterfly, una penna arguta, claustrofobica (per non dire distopica!) già s’intravedeva nella mimica sonica in debito -evidentemente- con i più spassosi e primitivi Sonic Youth. Tuttavia, se nel breve ed  omonimo esordio (leggi qui) solista, Krank aveva ribadito di sapersi muovere tra atmosfere febbrili e tese, lungo un post-rock industriale, curioso e a tratti anche molto coraggioso; in Un posto dove nasconderci (rigorosamente autoprodotto, e con la supervisione di Cristiano Santini) l’asticella si alza doverosamente, giocando sull’intensità e la finitura degli arrangiamenti. Quindi, ove forse difettava l’ep d’esordio, questo full-leght colma lacune e le poche eventuali leggerezze, controllando ogni minima fase della composizione, ogni dettaglio, ogni enfasi, ogni respiro. Undici brani pur stilisticamente diversi tra loro, che evidenziano una ovattata e plumbea vivacità, tra minimalismi elettro-rock e la solita abbondante dose di industrial e kraut d’oltretomba. Ancora una volta paesaggi e visioni apocalittiche raccolgono molta ispirazione dal presente quotidiano, non solo nei testi (mai come in questo caso, curatissimi e centrali) ma anche nella scelta di un dinamismo puntuale e ragionato. Cambi di tempo, pause, ripetitività giocano un ruolo fondamentale nell’elaborazione e nello sviluppo dei brani: vedasi su tutte la title-track, solitaria ed amara ballata di terre desolate e cuori di ghiaccio. 

L’abbandono, come forma di salvaguardia personale contro il dolore e l’esposizione ad esso, diviene ben presto un obbligato e circolare lief-motiv già nell’iniziale Le Vie del Mare, nonostante lungo il resto del disco affiorino ricordi e onirismi, pronti a confondersi, a scambiarsi vestiti, luoghi, volti, in un lento vortice e a ritroso. In brani come La tua adolescenza, Preghiera o Madre emerge un cantautorato profondo, quasi truce nel suo realismo senza esitazioni; eppure accanto alle lentezze melodiche s’incastrano speranze ed esortazioni (Vedrai, in maniera piuttosto eloquente) di un individuo che, oltre alla decadenza dei nostri giorni, prova a guardare oltre, in cerca di un cinico lumicino o di una errante via di fuga.
Abbandonare qualcosa o essere abbandonati, poco importa nel gioco dei ruoli, in Un posto dove nasconderci (uscito il giorno di Natale) il richiamo è verso quel cambiamento che vive sottile nella sua accezione personale e positiva, in netto contrasto con lo stesso così troppo ostentato ed abusato dalla quotidiana propaganda della società occidentale. Krank raccoglie tutti gli elementi lungo un solitario e meditato cammino: li mette insieme pazientemente e confeziona un ritratto su un presente crudo ed arido in superficie, che tuttavia cela un cuore resistente, talvolta inerte, talvolta disinteressato a quello che succede qui!

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recensito da Poisonheart

 

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