Tigris & Euphrates – Sherpa

Sembra quasi uno slow-core psichedelico quello che gli abruzzesi Sherpa suonano avvolti in un’aura mistica nel loro secondo lavoro, Tigris & Euphrates, in uscita per tedesca Sulatron Records.
Saliti alla ribalta con la partecipazione alla rivisitazione di Tregua di Cristina Donà nel suo ventennale, gli Sherpa si guadagnano anche il rispetto di una sparuta élite di ascoltatori, quelli che s’adagiano nelle pieghe di sonorità dilatate, oblique, verso un psych-rock liquido e dai contorni oscuri e mai perfettamente nitidi. Così se le coordinate musicali suggeriscono Spacemen 3 e Sigur Rós, in realtà il quartetto abruzzese non decanta in maniera evidente le proprie influenze, preferendo approcciare in maniera più personale ed istintiva. La metamorfosi definitiva avviene nel 2015, quando sciolto il progetto Edith A.u.f.n. , si tuffano senza mutare line-up negli Sherpa, rivoluzionando il proprio sound verso confini estremi ed indefiniti, senza tuttavia rinnegare le origini folk.

Sherpa - Tigris & EuphratesTigris & Euphrates si presenta come un impegnativo concept sull’evoluzione (spirituale e sociale) dell’uomo, partendo appunto da uno dei primi riferimenti mistici della civiltà fin qui conosciuta (Creatures from Ur). Sei brani che si espandono nel tempo con una gravosa lentezza, eppure sempre coerenti tra armonia e melodia, verso un meditativo crescendo quasi inconsapevole, sorretto da duelli tra riff di chitarra e giochi di synth piuttosto evocativi: la traccia Equiseto ne è l’emblema. La predisposizione ambientale funge da terreno sonoro che accompagna preghiere pagane sussurrate ed intrise di una tensione sinistra, sicuramente occulta. In Abscent to the Mother of Language si tocca un pathos da post-rock minimale, ridotto all’osso nei volumi e convogliato in una rete fittissima, ove salgono a galla intrecci melodici agrodolci e funerei. Tra tenebra e luce si snoda Overwhelmed, nella cui evoluzione culminano sonorità orientaleggianti grazie ad un sitar gommoso e ridondante; mentre nella conclusiva Descent of Inanna to the Underworld le istanze più misteriose degli Sherpa si fanno limpide nella loro ciclica lentezza, salendo progressivamente con volumi e dosando le distorsioni per un epilogo ricco di tensione.

Gli Sherpa riscrivono così con diverso linguaggio ed una simbologia naturale, la storia dell’uomo, senza incorrere in utopici e fiacchi modelli di pace e comunione. L’uomo degli Sherpa non rifiuta la civiltà, semplicemente non se ne cura, segue quotidianamente gli istinti, preservando con maniacale cura la propria primordialità. Un vivere selvaggio -non per questo violento- che tenta di mettere in simbiosi corpo e mentre, anche attraverso un legame più ossequioso con la Natura: Tigris & Euphrates è quindi una sorta di what if umanista, scritto in maniera perentoria e crepuscolare, ma senza alcuna retorica buonista o revisionista! Altresì detto realismo sonico!

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Sherpa bandcamp
Sulatron Records sito ufficiale

recensito da Poisonheart

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