This has already been done – Woods of Karma

Sogno primordiale: in una Livorno in fiamme dal paesaggio apocalittico, immaginate di vedere su di un palco spoglio e fumante un Paul Banks in maglietta strappata cantare sotto la batteria ubriaca di Matt Helders; in cielo onde musicali che prendono forma tra gli occhi stupiti di un pubblico anfetaminico.
This Has Already Been Done - Woods of KarmaSogno a parte, questa descrizione partorita nei primi 15 secondi di ascolto, è forse esagerata ma segna con discreta approssimazione i confini entro il quale si muovono i Woods of Karma e questo piccolo (nel minutaggio!) esordio sarcasticamente intitolato This has already been done (in uscita il 26 maggio e distribuito da (R)esisto).
La band è relativamente giovane e suona in formazione stabile dall’ottobre 2014, perciò il bagaglio di energia, spontaneità, esuberanza e l’ingenuità dei primi lavori è certamente presente, tuttavia i margini di miglioramento sono abbastanza importanti. I Woods of Karma crescono con l’indie-rock che passa per le radio e le tv (Arctic Monkeys, Franz Ferdinand e via dicendo); annusando che non sono poi molte le band italiane che si cimentano anima e corpo in questo genere, senza snaturarne le origini albioniche del genere. Il ritmo primordiale delle Scimmie Artiche e qualche traccia funk della band di Francesco Ferdinando sono solo alcuni indizi di un sound che si articola in due chitarre ed una tastiera in aggiunta all’immancabile base ritmica di basso e batteria. Tante componenti che dovranno essere miscelate con cura, perché vige il sacrosanto comandamento che ogni strumento deve avere la propria dimensione e personalità, senza doversi sottomettere ad esigenze più orecchiabili.
Da questo punto di vista, l’ep This has already been done mantiene la retta via.
Aubergine è l’anima trainante di questo esordio, che forse pecca troppo nell’emulazione verso i propri idoli, ma ha la fresca capacità di ammaliare e sedurre l’orecchio, che sovrappassa e si concede il bis. Il duello delle chitarre è avvincente e conferisce un dinamismo molto marcato (e i Woods of Karma si prendono pure il lusso di un assolo poco indie e molto più rock!), mentre basso e batteria lavorano sottotraccia ed in maniera pressoché costante lungo il brano, facendo sentire tutto il loro peso. Segnali di vita da parte dei tasti della tastiere che infondono dall’alto un’aura mistica e rarefatta al brano.
Endlessea si differenzia per una certa macabra ironia nell’evoluzione del testo (una lotta sottomarina tra sub e creature dei mari) per evidenziare come la maschera del destino sia spesso beffarda e senza scrupoli. Musicalmente si assiste a quanto già sentito in apertura, tuttavia il simpatico intramezzo finale (nel quale di possono apprezzare alcuni secondi di quei finali orchestrali da sceneggiati anni ’50) ed l’utilizzo della seconda voce a ribattere verso su verso nel ritornello, decretano la buona riuscita del brano.
Il funky di August for the Last Time è letale, e trasforma il brano in una ballata inglese dall’approccio più diretto. L’energia viene anestetizzata a favore di una maggiore ricchezza armonica, e questo in un long-playing può fare la differenza ed essere un’arma in più per aumentare l’offerta musicale della band.
Torno un attimo indietro alla traccia numero due, poiché è davvero una sorpresa, che mi diventa chiara col fraseggio iniziale inconfondibile di basso e chitarra, così inaspettatamente faccio conoscenza di una versione indie di The Model dei Kraftwerk, che farebbe piacere sicuramente agli esigenti ingegneri dell’elettronica tedeschi. È la dimostrazione delle capacità camaleontiche della band e di come i Woods of Karma possano essere capaci di slegarsi dalla madre terra indie senza troppi rimpianti per cercare la loro strada con maturità e lungimiranza. I numeri ci sono tutti ed il futuro è dalla loro parte, e pazienza se a tratti sembra qualcosa di già sentito, i Woods of Karma ci avevano avvertito sin da subito !!!

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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