The Inner Side – The Dust

Da un progetto di Roberto Grillo, che dal lontanissimo 1995 ha cercato di mettere in musica le proprie emozioni senza badare troppo a stili o manierismi vari, ecco il sesto lavoro de The Dust che prosegue nell’esplorazione delle profondità di un rock “scintilloso”, celebrale e d’avanguardia.
Nella lunga carriera The Dust (avevamo già recensito l’ottimo Portrait of a Change, 2010 leggi recensione) hanno cambiato più volte componenti, trovando sempre nelle linee guida di Roberto Grillo le giuste pretese per confezionare dischi piuttosto eccentrici e lontani dalle logiche mainstream; tuttavia dal 2012 con l’entrata stabile del chitarrista Michele Pin, gli equilibri si sono piegati alle logiche del duo, trovando anche nuova linfa compositiva, pur rimanendo fedeli al percorso di crescita fin qui compiuto. The Inner Side infatti, porta avanti quelle metamorfosi sottili di un glam-rock rivisitato nel dinamismo, trovando in arrangiamenti non immediati ed in una buona dose di improvvisazione (dettata dai musicisti che di volta in volta partecipano ai brani), quel tocco progressive e nostalgicamente funk, che ben si sposa ad un romantico revival seventies.
The Inner Side - The DustRaffinato nella stesura, il disco propone una ricerca minuziosa, ma anche autorevole e libera da schemi radiofonici; dalle percussioni di Gianni Fantuz, al basso focoso di Alberto Mazzer, passando per archi, fiati e pianoforte suonati via via da amici turnisti, che colorano ciascun brano di sfumature nuove ed avvincenti. Se l’intro e l’evoluzione di Big Bad Boy fa gridare all’eresia (archi ed un falsetto retorico mutano ben presto la propria energia verso lidi funkeggianti e ballabili), ecco che l’epopea di (got to say) It’s love consolida l’analitico modus-operandi de The Dust, trovando somiglianze tematiche con le prime virate eccentriche byrneiane: bellissimo il groove di basso, come fresca suona la voce di Chiara Marcon special-guest del brano.

Momenti di meditazione nella lenta e cadenzata The Time to love you, ove un pianoforte detta una nenia dolce e vagamente languida, mentre la successiva LovePower evidenzia atteggiamenti pop piuttosto maturi. L’aura cantautorale è mantenuta con uno stile preciso, trovando nell’onnipresente sottosuolo funk una ottima base su cui lanciare liriche slacciate dal solito schema verso-ritornello-verso. Echi wave nella tenebrosa My Own che denotano una varietà di suoni che non s’intralciano mai tra di loro; nonostante il massivo elenco di generi e influenze, ciascun brano gode della propria autonomia, senza in qualche modo infangare la consistenza e la credibilità dell’intero disco.
La sentenza rock di Is This The Love That I Feel è perentoria, come è altrettanto lecita la preghiera soffusa di Lost in flames, ove un ritrovato farsetto accende la fiammella di un brano molto emozionante. Dal dinamismo latino (Cross the line), alla ballata sponda beatlesiana di You love it, ogni tassello è messo al proprio posto, anche quando le atmosfere per la prima volta si fanno nebulose e cupe. La sinistra We’re Fighting till The End ricorda la nemesi degli ultimi Queen (quelli crepuscolari di Innuendo) catalizzando un’energia nostalgica che rende questo brano di gran lunga il migliore del disco. Chiude la ballata chitarra/voce di The Inner Side, che suggella con semplicità, un compiuto ed elegante pathos finale.

The Inner Side (ovviamente in streaming e download nei maggiori store digitali) è certamente una tappa efficace nella carriera de The Dust, coltivando con sempre grande entusiasmo una passione per la musica che esula da logiche di mercato e/o radiofoniche. Il loro approccio strumentale da infinita e camaleontica jam-session, non può che essere il miglior consiglio per quelle giovani band che s’affacciano esordienti al mondo della musica indipendente. La lezione de The Dust gioca sulla libertà artistica e compositiva, e direi che più di una lezione, diventa con il tempo e l’esperienza una ragione di vita. Davvero bravi!

The Dust facebook
The Dust soundcloud

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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