The Fat Sea Theme – Fiumi

Fiumi The Fat Sea ThemeFacciamo un balzo indietro di un anno, e diamo testimonianza di quest’uscita che ci era sfuggita all’epoca. The Fat Sea Theme rappresenta la terza fatica in studio del quartetto diviso tra Bologna e Milano: Fiumi è un modo di fare musica, oltre i confini alternativi, mescolando un pizzico di psichedelia in cavalcate “soniche” di impenetrabile tensione.
Nati giovanissimi nel 2006, Fiumi operano con una certa stabilità dal 2011 con Pablo Quirici e Matteo Aresi (chitarra), Leonardo Ganazzali (percussioni), Stefano Albis (basso); imprimendo alla propria musica spinte decise verso un indie-rock che guarda in terra d’Albione, senza tuttavia rimanere schiavo di generi o di stili. La battaglie di chitarre (e talvolta di distorsioni!) è la chiave di volta per comprendere il dinamismo di ballate piuttosto rarefatte ed acide, che trovano nei suoni sintetici (synth e mellotron) quella variabile impazzita in grado di smuovere un tessuto ritmico piuttosto granitico e solido.

Dopo due ep, in The Fat Sea Theme lo sforzo nel minutaggio è maggiore, con 10 brani carichi di sfumature vibranti, che si muovono in quella terra di mezzo ove il rock è sì alternativo, ma anche sensibile alle sperimentazioni wave degli anni ottanta. Brainfog è un brano piacente ed apripista per comprendere le linee giuda della musica dei Fiumi: sagaci nel giocare tra la pacatezza dei volumi nelle strofe, ed una seducente energia diluita nello scivolare di un chorus psichedelico e crepuscolare. Universal Clock si fa notare per la ricchezza degli arrangiamenti e per il tono confidenziale del cantato, mentre In the Noise indugia sulla cadenza rallentata della ritmica (e del pathos enfatico dei synth) per far calare una sottile nebbia d’oblio avvolgente. Il lungo ascolto di Levels rivela un percorso musicale che supera il concetto stilistico verse-chorus-verse, trovando in una malinconica chitarra acustica un intro prolungato, che si evolve in un rarefatto cantato art-rock ed in ritmiche quasi primitive, prima di scivolare lenta come una piuma in un finale minimale e ricco d’atmosfera. La soffusa e movimentata Startrain & Psychotrain è l’episodio più sorprendente dei Fiumi, capaci di rinfrescare il loro rock mescolando elementi diversi (il duello synth-chitarra è un bel godimento), in una ballata nineties da sparare a tutto volume. Due cenni anche Gyratorius, le cui velleità post-rock sono approfondite con la giusta padronanza anche nella nostalgica Wait for Swindle; mentre la chiusura del disco è affidata ad una spavalda e spaziale title-track, il cui senso di smarrimento è delineato da chitarre singhiozzanti e da una struttura ritmica capace di giocare con disinvoltura in stop&go puntuali e mai evanescenti.

Di matrice più anglosassone che italica, The Fat Sea Theme è un disco appassionante suonato con ardore e buon orecchio; i Fiumi cercano tra le proprie inclinazioni delle originali vie musicali, riuscendoci appieno, tenendo così al riparo da eventuali rimandi più celebri, il loro puro ed indomabile do-it-yourself. Nice try … !

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recensito da Poisonheart

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