The Darking Project – The Darking Project

«Perché la mia lingua sia vera, deve averla nutrita il buio. Scrivere nel buio, estendendo i confini del foglio» solo con queste poche parole dello psichiatra Marco Ercolani si possono descrivere The Darking Project, poiché la band bresciana preferisce esprimersi attraverso la propria musica, raccontandosi con spontaneità e grande energia.
The Darking ProjectCosì le note biografiche assumono le sembianze di una minuta cornicetta che l’occhio sorvola con distrazione: l’essenza sta negli sforzi di questi quattro ragazzi (Diego Zanetti, Fabio Usanza, Paolo Maccarinelli ed Amos Newcastle) di autoprodursi un disco d’esordio sporcato di chiaroscuri emotivi, tra momenti di potente irruenza delle chitarre e momenti ove il rallentamento dei ritmi consente una maggiore cura ed amalgama di tutte le componenti. Arpeggi immediati e soluzioni musicali che s’ispirano all’alternative rock della seconda metà degli anni novanta, con un grado di personalizzazione piuttosto marcato che li libera ben presto dall’onere di una prova in bella calligrafia. Distorsioni graffianti ed un pizzico scontate si scontrano con una sezione ritmica molto dinamica e pronta ad implodere in chorus ove il volume si alza e l’adrenalina viene rilasciata come da miglior tradizione lento-veloce-lento, marchio di fabbrica dei primi nineties. Il tanto bistrattato nu-metal si insinua nella sua andatura con una leggerezza poco appariscente e senza vestire i panni di genere d’obbligo; The Darking Project si muove sull’istinto e sulle proprie inclinazioni ed influenze; così a tratti sembra di scorgere pillole di Placebo, Alice in Chains e degli ultimi e “attempati” System of a Down, ma il tutto si riduce a futili reminiscenze, senza che questo lasci strascichi nell’evoluzione dei brani. Da annotare come il cantato sia una componente importante, specie per la sua natura enfatica e versatile, tanto da consentire a The Darking Project -anche nell’immediato futuro- un ventaglio di possibilità tutte da scoprire.

L’omonimo esordio -registrato al Cube Sound Factory di Brescia- porta 10 tracce ruvide ed allo stesso tempo orecchiabili all’ascolto, ove personalmente spiccano I Got a Question 4 you, ballata abrasiva ed agrodolce nel quale è impossibile non rimanere invischiati in un chorus efficace, e soprattutto nella dannata My Friend con quel riff di chitarra tanto languido quanto penetrante. L’analisi si snocciola tra il power-chord frizzante di Life is Fading (buoni arrangiamenti, ma un pizzico di prevedibilità nella loro evoluzione) e l’evocativa lentezza di Misery, ballata meditata, che però non rinuncia a qualche bel solo di chitarra; mentre con Hey! l’approccio lineare (e l’intelligente sovrapposizione delle voci) svela una buona e promettente (auto)produzione. Da segnalare gli intro a crescere di I Have Been e di Lost in You, le cui strade ben presto si separano in maniera netta, la prima verso la classica american-ballad, la seconda verso l’alternative più ispirato. Tracce “metalliche” nel chorus di Inside your Eyes, mentre si estraniano dal lief-motiv del disco la spoglia Mark Song (specie nella prima parte, magari una strada da battere anche in futuro) e la straziante bonjoviana Away.

Nella musica di The Darking Project l’entusiasmo e la buona volontà non mancano, con un coraggio di osare già piuttosto maturo, ma che forse necessità di un briciolo di quella sana follia per poter esplorare nuove sonorità. Gli arrangiamenti e l’affiatamento sono ottime carte, per poter proseguire in quello che sarà anche un progetto che nasce dal buio, ma che non ha problemi ad affacciarsi alla luce del sole … l’alternative italiano ha anche bisogno di questo!

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The Darking Project soundcloud

recensito da Poisonheart

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