Sulle punte per sembrare grandi – Cara Calma

Poche, tra le miriadi di band al “fatidico” disco d’esordio, possono vantare una produzione importante nell’ambito indipendente (ad esempio un Karim Qqru degli Zen Circus?) e qualche buon featuring disseminato lungo dieci compatte tracce dal sapore nostalgia: è il caso dei Cara Calma e di Sulle punte per sembrare grandi (Cloudhead Records / Phonarchia Dischi).
Un po’ come accaduto ai Fast Animals and Slow Kids all’esordio (Cavalli venne prodotto da Appino), i membri degli Zen Circus si immolano per la causa indipendente prestando la loro esperienza ed il loro entusiasmo dietro il mixer; tuttavia in questo disco dei Cara Calma siamo lontani da meri esercizi di emulazione, piuttosto si assiste ad un indie-rock tumultuoso impastato di buone distorsioni e di una decisa dinamica fatta di ritmica e rumore.
Cara Calma - Sulle punte per sembrare grandiOriginari di Brescia, il quartetto nasce nel 2016 trovando ben presto la strada giusta per farsi conoscere anche fuori l’hinterland bresciano, macinando concerti e consensi a suon di una musica abrasiva e intimista, giocata su riff accattivanti e potenti cambi di tempo. Concittadini degli Endrigo (punk ed ironia è ciò che li lega), musicalmente affini agli stessi Fast Animals and Slow Kids, i Cara Calma non risparmiano distorsioni e liriche generazionali dall’alto tasso di immedesimazione, nonostante le differenze siano sostanziali. Il punto di vista è quello dell’underdog con una voglia di rivalsa fervida ed endemica, confermata da testi scritti con sangue e con il sudore della vita. Sulle punte punte per sembrare grandi suona onesto, quasi mai retorico nel linguaggio e nel modo di interagire con l’ascoltatore: i Cara Calma ribadiscono il loro pensiero plasmato dall’esistenza, attraverso versi tagliuzzati e a tratti quasi apocalittici.
Certo, non possono passare inosservati gli ospiti pesanti di questo disco: da “prezzemolo” Nicola Manzan nell’inno di Ci Dicevano, passando per Gianluca Bartolo de Il Pan del Diavolo nella disperata Quello che mi rende normale, finendo con la voce suadente di AmbraMarie in Qualcosa di importante. Collaborazioni che non intaccano all’osso l’andatura del disco, disinvolto e potente nella prima parte, lievemente più riflessivo man mano che ci si avvicina all’ultima traccia. Indelebili le scariche nervose di Fango (sostanzialmente la “A cosa ci serve” firmata Cara Calma), invece molto più interessante il realismo cinico di Rispettare i centimetriSotto la pelle siamo ancora più sporchi / ma torneremo a rispettare i centimetri / e ai vostri occhi sembreremo giganti»), nel quale un’emancipazione sociale urla e scalpita con grande veemenza, nonostante l’evidente immobilità dei nostri tempi, genuflessa alla cura del potere.
Eroi e Domenica corrono una più acida dell’altra su binari paralleli a quanto detto sopra; mentre in Buoni Propositi è il passato che ricusa un’entusiastica voglia di cambiamento, che tuttavia non si cancella con un colpo di batteria o una pennata di chitarra. Il finale indiavolato di Morti si collega in modo circolare all’iniziale Fango; si chiude con arpeggi limpidi sporcati da uno slide ulutato in Premi sulle Ossa: amarcord ironico (e forse iconico) fatto di polaroid scolorite dalla memoria o dal “pudore”!

Inutile nascondersi, la produzione di Karim Qqru e i “non trascurabili” featuring in Sulle punte per sembrare grandi, possono far pensare a qualcosa di costruito a tavolino per rimpinguare il rooster di band indie-rock con nuove facce e nuovi nomi; eppure nell’ascoltare il disco questa spiccia impressione cade soffice come un castello di carte. Potenti e lungi dall’essere pretenziosi i Cara Calma suonano con la fame e la disperazione dell’emergente, e quasi impermeabili alle attenzioni che li ronzano intorno, perseverano con la propria proposta musicale, eventualmente infischiandosene di non rispettare le attese. Anche questo è -grossolanamente- punk.

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recensito da Poisonheart

 

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