Stargazing – Søren

Nato come duo, ma allargabile a collettivo dalle crepuscolari impressioni folk, i romani Søren promuovono una lenta ed onirica sinfonia composta da arpeggi acustici, soffici divagazioni elettroniche ed un flusso di voci e rimandi da potente carica evocativa.
Søren - StargazingIl progetto prende vita già nel 2013 con le prime composizioni di Matteo Gagliardi, animate successivamente dalla vocalità fatata (in stile Bilinda Butcher) prima di Giulia Cianca e dall’autunno scorso da Flaminia Capitani; ma non è tutto, la nutrita flora d’archi è curata da Joni Fuller, acclamata violinista britannica, a confermare quel tocco sospeso già evidente nelle armonie asciutte del duo.
In Stargazing (uscito il dicembre scorso) si realizza uno splendido elettro-folk soffuso e rarefatto, nel quale il contributo di tastiere e percussioni digitali non va ad intaccare un approccio acustico istintivo, che viaggia su dinamiche piuttosto diluite, senza esagerare negli effetti di profondità, ma armonizzando il tutto con un uso sapiente ed oculato degli archi. Ne conviene che le dieci tracce di cui è composto Stargazing scivolino via leggiadre su di un terreno ritmico scarno, galvanizzato da buoni arrangiamenti e da una cura al dettaglio molto attenta: di matrice anglosassone, la proposta dei Søren risuona più asciutta rispetto ai poetici Daughter e più calda rispetto alle algide scalate degli acclamati The xx.
Il disco apre le proprie braccia con l’arpeggio secco ed acuto di In my Heart, retto da una vocalità cristallina che stempera la fredda tensione della chitarra; dalle tinte più darkeggianti è il ritmo sostenuto in The Foolish One, ove gli archi non fanno che evidenziare una cupezza languida e retrò. Sono gli estremi su cui balla Stargazing: ballate accese ed aperte in contrapposizione cromatica con brani più intestini ed oscuri; vedasi ad esempio in Our Sky nel quale un intro piuttosto incupito, trova una luce iridescente nel chorus e in quel suo accodarsi a cascata di sibili d’archi. La formula è piacevolmente ridondante lungo il prosieguo del disco, con bei momenti come in Blood, Sweet and Tears (dall’anima decisamente folk) o nella wave asciutta di Houses.
Interessante le due parti di Everyday Heroes, nella quale tra nebbie acustiche e nostalgici rintocchi di beat digitali, viene enfatizzata una melancholia dal sapore antico; mentre nella title-track l’approccio più classico del violino conferisce al brano una dinamica ciondolante, che nel chorus alza volumi ed effusioni verso un elettro-folk potente e dirompente. Tale atteggiamento viene mantenuto anche nella finale Under a Crimson Moon, nel quale vaghe influenze shoegaze ne colorano gli spigoli più vivi, realizzando un ensemble originale, da approfondire magari nelle successive produzioni.

Progetto ambizioso quello dei Søren, che si slacciano dal solito elettro-folk tutto echi, riverberi, delay e poca sostanza, suonando ed arrangiando con cura e buon gusto ballate dal sapore agrodolce e dall’emotività forte. Stargazing (per Seashorse Recording) con il suo bagaglio onirico ed oscuro si conferma esordio lungimirante, che ha ancora molte carte da giocare in futuro. Da tenere d’occhio!

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recensito da Poisonheart

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