Il caso di Richey James Edwards: l’anima sottile dei Manic Street Preachers

Un’indole ribelle, un genio votato all’autodistruzione, o forse solamente un ragazzo gallese prigioniero dell’anoressia che suona in una rock band: tutto questo era (o forse è ancora da qualche parte nel globo) Richey James Edwards, il chitarrista “scomparso” dei Manic Street Preachers.
Oggi avrebbe compiuto 50 anni.

The Holy Bible - Manic Street PreachersAlla vigilia dell’esplosione definitiva del brit-pop inglese ed in concomitanza con l’uscita di Definitely Maybe degli Oasis, nella tarda estate del 1994 uscì senza troppo clamore il terzo disco dei gallesi Manic Street Preachers: The Holy Bible e la sua scioccante copertina, che in qualche modo ironizzava sui problemi di salute di Richey James Edwards.
E’ una strana storia quella dei Manic Street Preachers, decisamente anacronistica rispetto al rincorrere dei tempi: giovani gallesi politicizzati ed arrabbiati che mal s’incastravano tra il livore pop della diatriba tra Manchester e Londra. Nati nella regione mineraria che negli anni ottanta aveva visto numerosi scioperi ed agitazioni sindacali in seguito alla chiusura delle miniere dello Yorkshire, i Manic Street Preachers hanno sempre nutrito forti connotazioni socialiste (specialmente da parte del cantate e chitarrista James Dean Bradfield) in netta contrapposizione qualsiasi atteggiamento conservatore (undici anni di thatcherismo non si scordano!), che li raffigurava nell’immaginario collettivo come la band più “punk” del rooster di artisti brit-pop. Atteggiamento intransigente portato anche sul palco dei live, nel quale liriche particolarmente forti evocavano gli incubi quotidiani di Richey James Edwards, in bilico tra un Syd Barrett scheletrico in uno scenario immaginario degno del realismo crudo di Dostoyevsky: la sagace stampa inglese s’interrogò su quanto sia costruita a tavolino questa figura. La risposta di Edwards scritta col proprio sangue si poteva leggere sul suo braccio tagliuzzato, l’iconica incisione “4 real” durante un’intervista nel 1991 per NME, che rappresenta più di una disperata dichiarazione d’intenti.

Richey James Edwards 4RealFragilità emotive e fisiche che portarono Richey James Edwards al ricovero nel luglio 1994 in clinica psichiatrica, non partecipando alla promozione di The Holy Bible, ma ricaricando presumibilmente le poche forze per il tour europeo in compagnia di Suede e Therapy?. Nei primi mesi del 1995, i Manic Street Preachers erano attesi negli Stati Uniti, ma come accadde a Ian Curtis e a Joy Division, la band gallese non ci arrivò mai con quella formazione. Richey James Edwards fece perdere per sempre le proprie tracce il 1° febbraio, dalle piste che portano al suicidio, a quelle che lo vedono esule in terre esotiche, le uniche prove certe sono il ritrovamento il 7 febbraio dell’auto, una Vauxhall Cavalier, nei pressi del Severn Bridge nella regione del South Gloucestershire, ponte tristemente famoso per l’elevato numero di suicidi. Il corpo non fu mai ritrovato, aveva 27 anni …
Nel novembre del 2008 sotto richiesta dei famigliari, venne dichiarata la presunta morte di Richey James Edwards, spegnendo solo apparentemente le voci di curiosi e poco attendibili avvistamenti da parte dei fans. Certamente è stata una figura spentasi in maniera troppo precoce, facendo appena intravedere il talento di un songwriting disperato ed ostaggio di una tremenda anoressia (il brano 4st 7lbs in The Holy Bible fa riferimento proprio al peso limite di 29kg per un malato); mentre la carriera dei Manic Street Preachers è continuata tra alti e bassi, tenendo sempre fede alla propria indole politica e non allineata.

When I cut myself I feel so much better. All the little things that might have been annoying me suddenly seem so trivial because I’m concentrating on the pain. I’m not a person who can scream and shout so this is my only outlet. It’s all done very logically” – Richey James Edwards

La Firma: Poisonheart

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