Reversion Relapse (ep) – The Bleed

Sembra che il grunge non sia morto con Cobain. Eppure per i puristi (come il sottoscritto) il grunge finisce con Nevermind e con le prime major che investono su questi gruppi di capelloni trasandati. Opinioni. Ad ogni modo ognuno sceglie la formula che più lo aggrada. Ad esempio The Bleed, giovane band dal centroitalia, propone un rock-pop delicato e riflessivo, un po’ alla R.E.M. come l’avrebbe inteso il compianto leader del grunge. La chiave di lettura migliore sembra essere questa. Certo, non è semplice trarre conclusioni definitive da un antipasto di 4 brani, come nel caso di questo primo ep Reversion Relapse, eppure qualcosa s’intravede.

Un quartetto solido, diviso tra chitarre, basso e batteria, che rivisita la musica degli anni ’90 in chiave meno impulsiva, cosa non banale di questi tempi, urlando meno e riflettendo maggiormente. Platonicamente più affini all’indie, musicalmente legati ad un pop semplice che solo sporadicamente eccede nel rumore. Un ep che suonato in acustico non sfigurerebbe certo con l’originale!
La fantasia non manca, ma non aspettatevi soluzioni estreme, il concetto dei The Bleed sembra essere quello dell’equilibrio. About a girl sembra più un omaggio che un tentativo di imitazione; la sensibilità del brano è notevole, sorretta da arpeggi e riff posati ed agrodolci, il resto è puro accompagnamento: batteria e basso difficilmente alzano i volumi. Away from her non stravolge le regole e se possibile è ancora più romantica, probabilmente riflesso di un anima sensibile del songwriter.

 

Dal sapore nostalgico anni ’80 è Find me in your mind, sospirata ballata spaccacuore. I ritmi si accendono finalmente, sfociando in un rock poetico, languido a tratti, però non funereo o triste. Se volete chiamarlo indie, fate pure, ma siete fuori strada. Apprezzabile e piacevole, ottimo come singolo, poiché non scontato come gran parte di ciò che si sente in giro. La title-track è il miglior biglietto da visita della band, le chitarre sprintano, quasi giocose, nonostante tutto il brano sia avvolto da una malinconia velata, anche quando vengono liberate le distorsioni,  assistendo all’alternanza di parti lente e veloci, senza che il tempo venga mutato.

Questa sembra essere la lezione che The Bleed hanno imparato: semplicità d’esecuzione e orecchiabilità, mantenendo integre le proprie velleità rock.  Tale teoria si presume venga applicata pure nel successivo lp di prossima uscita, Out of the World. Chi avrebbe mai pensato, che rivisitando il grunge, si sarebbe giunti ad un pop-rock dall’alto tasso di sensibilità …?

 The Bleed myspace

recensito da Poisonheart
 

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