Prosopopea – Redja

Prosopopea, dal greco antico, è nient’altro che una figura retorica che prende vita dalle parole di personaggi non presenti in una data dimensione: i pugliesi Redja intitolano così il loro lp di debutto, uscito pochi giorni prima di natale, incollando alle orecchie dell’ascoltatore un post-rock irriverente, sprezzante delle regole e con una discreta base funkeggiante.
Prosopopea - RedjaIl progetto nasce nel 2015 dalla chitarra graffiante di Giuseppe Balzano e dalla ritmica isterica del basso di Thomas Capozza e delle percussioni di Cosimo Armenio, giocando con i dettami di un math-rock crepuscolare, eppure così secco e perentorio nelle dinamiche, come se la musica si muovesse a scatti e questi scatti fossero intransigenti, ma anche sostanzialmente ragionati. Ne confluisce un sound complessivo agitato (non isterico!), fatto di cuspidi “soniche” e di una buona vena melodica, che alterna brani vorticosi e spietati a ballate agrodolci e liquide. Prosopopea è chiaramente un concept piuttosto audace che ruota su i pensieri e sulle azioni di due personaggi: Gioele e Giunone, il primo immerso nel rutilante ed attivo vivere quotidiano, il secondo, dimesso ed arrendevole, è il risultato della crudeltà della vita. Dicotomie che salgono a galla su di un tessuto sonoro che segue le parabole di questi due iconici personaggi; se Gioele è il sognatore che crede di cambiare il mondo, Giunone si consegna al passato, cullandosi nei ricordi: entrambi non vivono il loro mondo contemporaneo, ma astrazioni circolari, che li portano inesorabilmente ad isolarsi dall’esterno, avvicinandosi tra di loro agli estremi. Così la forza di questo concept diventa una metafora efficace che i Redja interpretano con carattere e personalità, senza disdegnare messaggi subliminali e piccoli indizi lungo una composizione complessa e rivelatrice. La title-track nervosa come un brano dei Melvins apre le danze in una sorta di dichiarazione d’intenti, nel quale un cantato sibillino è sporcato da risate di fondo sinistre e clownesche: Ludmilla è un personaggio che viene introdotto senza apparenti presentazione, ma che funge da mezzo per liberare le mille voci lontane di quest’album. «Faccia una domanda e si dia una risposta» riecheggia in loop -fino al fastidio- nei quasi 2 minuti di Ether, preparando il terreno per la tesa Rock in Marzullo, con un bel basso pernicioso che gioca su dinamiche e cambi di tempo.
Dopodiché il disco prende la sua piega concettuale, In Excelsis e Toby e la successiva Giunone, introducono alle figure diverse -eppure così uguali- citate sopra: la prima appare come un’algida ballata dalle profondità più intime -dai toni onirici e dilatati- e rappresenta uno strappo importante rispetto all’energia incontenibile delle prime tracce; mentre la seconda gioca sulle sensazioni di un rock colorato di effetti, tagliente e morbido nella stessa strofa. Naturale evoluzione è Cry Jerry Cry, una serpeggiante astrazione derivante dai sogni di Giunone, arrivando con grande sorpresa ad una fusione dragonballiana con Guendalina spray, acida e movimentata prosopopea di un personaggio nuovo (ovvero Guendalina) che rappresenta la sintesi delle paure e delle indecisioni di Giunone e Gioele: il risultato è una sprezzante confessione di indipendenza ed autonomia che non ammette influenza alcuna dal passato o dalle aspettative presenti.
Il disco si chiude fracassone quanto basta con lo stoner depotenziato di Dervish, i cui baritoni di chitarra e basso ruotano su piani diversi in un medesimo riff ammiccante e vizioso, mentre in sottofondo vagiti e urla ne colorano la melodia, come se la Ludmilla iniziale si fosse risvegliata dai propri tormentati pensieri!

Concept ardito, Prosopopea riflette con modalità originali sul vivere moderno, diviso tra fragili ambizioni e pesanti rimpianti, proponendo anche soluzioni -rappresentate dal modello di Guendalina- che tuttavia non saziano (o non vogliono saziare?!) il male originale. Ambiziosi e coraggiosi i Redja a mescolare formule post-rock piuttosto efficaci ad una narrazione -volutamente- confusa ed interpretata con grande personalità e dedizione.
Una delle belle eccezioni nel panorama indipendente italico …

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recensito da Poisonheart

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