Please Kill Me – Legs McNeil

Please Kill Me è la Bibbia del punk.
Legs McNeil - Please Kill MeNon c’è altra migliore definizione per descrivere questo corposo volume curato da Legs McNeil, colui che insieme a John Holmstrom diede vita nel 1975 alla storica omonima fanzine newyorkese. A coadiuvare McNeil nel lungo lavoro di ricostruzione delle atmosfere, dei luoghi, nomi, vicende ed album, la scrittrice e fotografa Gillian McCain, la cui penna rende più fluido un racconto narrato unicamente dalla voce dei protagonisti, che attraverso un delicato collage di incastri tra interviste, ricordi e colorite dichiarazioni, mantiene sempre teso il filo conduttore di una stagione artistica unica per la città dei New York. Nevvero, in Please Kill Me il punto di inizio delle vicende viene oculatamente scelto nelle Factory warholiane e nell’esperienza musicale (e performativa) dei Velvet Underground e del loro primo ed omonimo disco con Nico. La scena di New York poi si evolve nel glitterato ed ambiguo glam-rock delle New York Dolls e dei loro eccessi, spostando appena il baricentro su Ann Arbour (Detroit) quando vengono trattate le vicende degli Stooges e di Iggy Pop. I tre cardini del proto-punk (e quindi di riflesso anche David Bowie) sono i protagonisti dapprima principali, e solo successivamente fonte d’ispirazione per i nuovi gruppi esplosi dal 1975 in poi; facendo entrare il lettore a piccoli passi nei due locali storici di Manhattan: il Max’s Kansas City ed il C.B.G.B’s. Se il primo visse la sua primavera lo sbocciare del glam-rock, sul palco del secondo mossero i primi passi Ramones, Blondie e Television, definendo con tinte ancora molto confuse, il fervore artistico e musicale del punk.

Lessi rapidamente l’intervista a Lou Reed e scoprii che tutte le parti che potevano risultare umilianti, offensive o stupide erano state girate e trasformate in qualcosa di positivo. Fu allora che capii che Punk avrebbe funzionato(Legs McNeil)

Dall’esplosione dei Ramones fino al loro primo tour in Gran Bretagna -ove di fatto esportarono il punk, influenzando John Lydon e Joe Strummer-, passando per il poetry-rock di Patti Smith e l’avant-garde di un giovane Tom Verlain, toccando l’estetica sgraziata dei Dead Boys di Stiv Bators o quella derelitta e maledetta di Richard Hell; in Please Kill Me la musica riveste un ruolo centrale, delineando un accento sociale (dalle mode, ai costumi, al pensiero) non trascurabile, tra il degrado di una metropoli al suo punto più opaco e sbiadito, eppure artisticamente così prolifico ed ispirato. Un viaggio diretto e senza censure -poiché derivanti da fonti di prima mano-, che sculaccia il grande mito del rock ‘n’ roll, riversando sì il proprio contributo di sesso, droga e musica suonata alla velocità della luce; ma dalla parabola fulminea ed incendiaria. Già nel famigerato 1977, anno dell’esplosione commerciale del punk, il movimento newyorkese è già esaurito e consumato dalle grandi etichette discografiche che via via si accaparreranno i gruppi principali, per una breve -per molti- carriera mainstream che proseguirà fino ai primi anni ottanta. Quello che rimane è un’inesauribile fonte di aneddoti, curiosità e piccoli episodi che non solo rivelano l’anima più profonda del punk, ma che delineano uno spaccato sociale e culturale unico nella storia della musica.

La cosa fantastica della scena di allora era che la curiosità della gente era più forte delle loro paure. Era un periodo ricchissimo di autentica esplorazione, ma non nel senso di un movimento di massa, di una moda. Personalmente sono sempre stato affascinato da come tutti passassero in qualche modo le giornate, e da ciò che realmente diventavano al calar della sera pur di conservare la propria sanità mentale, o di perderla
(Bob Gruen)

Please Kill me è edito da Baldini Castoldi Dalai Editore per la collana i Super Tascabili

La Firma: Il Gemello Cattivo

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