Naturale (ep) – Turi Mangano Orchestra

La passionalità di una cantautrice con il gusto per la beauté, i versi scapigliati di un poeta delle piccole cose ed il dinamismo di un trio di giovani musicisti: Turi Mangano Orchestra una crema delicata dai contorni decisi e sfavillanti. E tutto diventa così Naturale.

Turi Mangano Orchestra - Naturale epComposizione ed eccipienti: ah la poesia, la poesia, la poesia libera dei grandi maestri come Whitman o l’immediatezza lacerante dei pezzi di vita nella prima esperienza beat newyorkese sono probabilmente fonte d’ispirazione per Marco Annicchiarico, che nei suoi versi sprigiona un’energia rarefatta che si condensa in un linguaggio diretto, quasi prosaico, limpido ed allo stesso tempo ricolmo di significati ed allegorie. Tuttavia il compromesso della poesia in musica è sempre un qualcosa di sofferto (non si sa cosa si prende / non si sa cosa si lascia): il vagito dei primi versi accompagnati da una qualsiasi ritmica può accelerarne il grandiosamente battito o amputarne clamorosamente l’emozione. È una dura lotta!
Ad ogni modo, quando dei versi così intensi incontrano la voce delicata di una cantautrice siciliana con inclinazioni letterarie, allora il risultato può essere stupefacente, riuscendo così nell’impresa di conferire quel giusto tocco di sensibilità che l’autore ha impresso su carta.
Rosa Mangano quindi si destreggia bene nel ruolo di colei che plasma e diffonde la poetica di Annicchiarico su di palco musicale, la sezione armonica (chitarra-basso-batteria) si mette al completo servizio nel difficile processo di trasformare la poesia in canzone, accompagnando con un’enfasi ben arrangiata e sferrando al momento giusto colpi di volume in un dinamismo nel quale il cantato può mettersi al suo naturale agio.
Mi soffermo molto su questo rapporto tra poesia e canzone. Perché sono come due cugine bisbetiche, forse del segno del Leone, che non vogliono condividere nulla l’una con l’altra, egocentriche, smaniose di attenzioni, difficili da contenere. Eppure la Turi Mangano Orchestra senza esagerare riesce a trovare un compromesso più che accettabile, originale ed commercialmente appetibile, senza approdare in soluzioni vagamente blueseggianti già sentite (mi viene in mente la morrisoniana An American Prayer) o in echi rumorosamente troppo sopra le righe tanto da perdere la loro efficacia (come ad esempio gli esperimenti punkeggianti di Jim Carroll).

Sebbene ci siano tanti altri esempi di ottima condivisione tra poesia e canzone, credo sia meritevole quanto fatto in questo Naturale, che si presenta come uno scrigno contenente sette perle raffinate e piacevoli all’ascolto. La title-track possiede quella velata nostalgia della fanciullezza che fa stringere il cuore verso tanti personali ricordi; le nuvole che si trasformano in animali o il misticismo di una giornata di neve: insomma tutta quella magia che serve per non farci dimenticare come si fa ancora a sognare anche quando si è grandi. Una sensibilità umana che spiazza, che lascia talvolta disorientati verso una strada che sono l’inconscio più nascosto ricorda ancora. In L’assenza o in Carovane l’introspezione indaga su pagine di un’emotività fuori dal normale: eppure di parla di noi, della vita di tutti i giorni! Emanuele Torre, Gianluca Saporita ed Ennio Corica (ovvero l’Orchestra) si immergono senza paura in percorsi musicali di un certo spessore, creando delle trame molto fitte ma senza lasciarsi andare in esercizi di stile; non crediate che siano solo il mero contorno di una dozzina di versi!
Le atmosfere tenebrose de Il Geco rendono il brano del tutto simile ad una perfetta metamorfosi kafkiana tra vibrazioni molleggiate ed una sensualità nel cantato che avvolge e che rende questa folle trasformazione davvero quasi reale! Le contraddizioni di un animo fuggitivo che “scappa sempre” si fondono nel sottile contrasto tra uomo e animale i cui contorni non sono mai troppo nitidi. Uno schema pressoché simile viene adoperato anche in Pesci, le cui dinamiche chiuse enfatizzano ancora di più la distanza tra due mondi lontanissimi (acqua e terra nello specifico, ma in realtà l’allegoria è ben più profonda) eppure strettamente confinanti. Le interazioni con ciò che ci circonda è onnipresente, come il rapporto stretto con una natura quasi innocente che viene sempre calpestata dagli egoismi quotidiani. Irene, che chiude il disco, è forse la summa di una poesia simbolista, ma saggiamente a portata di mano (senza aver bisogno di colpi di dadi o battelli ubriacanti!) nel quale solo il pianoforte accompagna un grido di libertà espresso sottovoce.
Il brano Lou Reed invece si estranea completamente dal filo conduttore del disco, per omaggiare “L’Uomo di New York” con un’originale collage dei titoli più celebri delle sue canzoni. Una tecnica che nella lingua italiana ha i suoi grossi rischi, specie quando si vuole cercare sempre un senso logico delle cose, ma che grazie ad un droning musicale ben mascherato e studiato (sento richiami ad una Venus in Furs tolta dall’acido e fatta asciugare) si enfatizzano quelle atmosfere decadenti, vero marchio di fabbrica del geniale compianto leader dei Velvet Underground, senza pur tuttavia lanciarsi in emulazioni sciocche.

Controindicazioni ed effetti collaterali: I richiami alla natura umana sono sempre attuali, illuminanti, figli di una visione più lontana ed attenta delle solite ballate di casa nostra fatte di ricordi e di pezzi di mezze esperienze personali. Con la Turi Mangano Orchestra si va ben oltre, verso un orizzonte più difficile da raggiungere e da far comprendere a chi ascolta, ma certamente più appagante. E chi capirà non potrà dimenticarsi facilmente di questo piccolo disco e questa orchestra poetica. Tutto così Naturale.

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 recensito da BambolaClara
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