Morning Glory – Atom Made Earth

Piove una pioggia sonora acida, nembi cobalto saettano linee elettriche mentre al suolo melodie concentriche creano piccoli vortici a pelo d’erba. Sensazioni, sto parlando di sensazioni! La tensione dei nervi tirati che si scontra contro un’algida ischemia di emozioni, ci provo in tutti i modi per descrivere la musica eterea, impregnante, densa degli Atom Made Earth. Questo è Morning Glory.

Composizione del colore: Il quartetto originario di Ancora inaugura il 2016 con una produzione curatissima e sopra la media, ad opera di James Plotkin (uno che di “core” se ne intende abbastanza), nel quale convivono elementi prog e vaneggiamenti celebrali intersecati su di un tessuto esclusivamente strumentale grumoso di soluzioni che prediligono tanto il fresco post-rock quanto la vecchia e stantia psichedelia anni 1967.
La scelta coraggiosa di un percorso senza voci e testi, viene sostenuta da un’abilità compositiva e da una tecnica chiaramente leggibile nelle trame di chitarra che si tuffano in una melma ritmica deliziosamente studiata. Daniele Polverini e Nicolò Belfiore divisi tra sei corde e tanti tasti elettrici non imprimono il classico piglio floydiano che ci si potrebbe aspettare, anzi collocano i loro strumenti il più lontano possibile da qualunque riferimento, preferendo l’esplorazione indipendente e soluzioni meno lisergiche (anche perchè non è più tempo per gli acidi buoni!) e più votate all’improvvisazione di matrice jazz. Nei live quindi le possibilità sono infinite, specie perché la sezione ritmica di Testa “Head” (alle percussioni) e di Lorenzo Giampieri (al basso) non si limita al compitino di reggere le trame soliste, ma calca l’andatura spaziando dal prog (quasi quasi mi viene da dire Atomic Rooster) all’hard-rock più elaborato.

Atom Made Earth - Morning GloryManifestazione del colore: Morning Glory (Red Sound Records) ed una cover-art che non può lasciare indifferenti (ad opera dell’artista Hernàn Chavar) indossa i panni di un disco per palati fini, per orecchi che s’immolano nella sperimentazione più azzeccata regalando armonie talvolta crude, talvolta vellutate, senza strappi o innalzamenti repentini di volume, ma scivolando con pacata leggiadria verso un percorso musicale più ordinato.
Noil apre il disco come una danza messianica che promette incantesimi sciamanici e caleidoscopi fluorescenti, invece nulla di tutto questo combacia con la tenebrosa Thin, un brano dall’andatura rallentata di basso e batteria che consente alla chitarra di lavorare tra echi e ritardi lanciando una sfida evocativa ai grandi maestri di Canterbury. Magici ma non onirici, gli Atom Made Earth non si accontentano di suscitare evocative immagini sonore, i loro brani evolvono pian piano, così nell’ascolto-lungo si possono toccare i dettagli, dalle distorsioni intestine alle progressive accelerate di effetti synth.
October Pale ed il suo languido divenire malinconico brillano come un’opale grezza (pioggia acida dicevo all’inizio!) nel quale gli acuti di chitarra si scontrano con la persistenza delle percussioni, creando una sorta di vortice “sonico” (sì, avete capito bene!) rallentato: il risultato è magnifico e densissimo di pathos che rende l’ascolto famelico e curioso.
In Reed gli echi wyattiani e le tastiere scuola Mike Ratledge segnano indelebilmente il brano, che nel suo divenire si trasforma in un concettuale rock dalle movenze più lente e riflessive; non troppo diverso Baby Blue Honey che mette a confronto l’apice della scuola inglese prog con allegorie più free-jazz, regalando un brano caldo e dannatamente dinamico. Nell’ultima traccia lunga del disco, staC, la chitarra prende in prestito movenze floydiane marcando l’anima più rock nelle trame di basso, ma ancora una volta gli Atom Made Earth come camaleonti assumono con una ragionata progressione vette più canonicamente hard, concedendosi brevi licenze power-chord che successivamente virano verso delay molto pronunciati ed evocativi. In chiusura, Lamps Like an African Sun, le nebbie celtiche lasciano il nostro timpano in una nuvola sabbatica non troppo diversa dalla mistica esperienza dell’intro con cui apriva Morning Glory.

Enfasi del colore: Gli Atom Made Earth mostrano grandi capacità musicali ed estetiche, privilegiando il percorso musico-celebrale rispetto a qualsiasi soluzione rock più abbordabile; il prog è una scusa per tessere ragnatele armoniche molto fitte spaziando con ampio raggio verso un’improvvisazione senza vincoli ed orizzonti. La produzione, vigile e attenta, permette alla band di non prendere pericolose tangenti espressive, marcando con costanza l’obiettivo di creare musica di grande impatto e concedendo all’ascoltatore (grazie al sapiete uso degli effetti!) il lusso di tirare il fiato di tanto in tanto per permettere di assimilare meglio questa immensa tempesta psico-sonica!


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Red Sound Records sito ufficiale


recensito da Bambolaclara
BambolaClara heartofglass


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Un commento su “Morning Glory – Atom Made Earth

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