Master of Puppets – Metallica

La NWOBHM era arrivata al capolinea nel 1984, dopo che furono pubblicati Defenders of The Faith (Judas Priest) e Powerslave (Iron Maiden). Tutte le band uscite dalla scena heavy londinese stavano per intrapendere diverse strade stilistiche con risultati alterni:  “le Vergini di Ferro”  provarono la strada del progressive e poi finirono in crisi di identità, i Judas si trasformarono in un’improbabile band hair metal per poi rinsavirsi negli anni ’90.

Detto ciò è facile intuire che la scena metal europea della seconda metà degli anni’80 non prometteva più niente di buono, quindi bisognava porre attenzione a cosa stava arrivando dall’America, in particolare dalla Bay Area di  San Francisco fino a lambire la zona di Los Angeles, dove gruppi thrash metal  stavano spuntando com funghi: Slayer, Exodus, Metallica, Megadeth, Possessed, Testament, avevano l’arduo  compito di svecchiare il metal e dargli nuova vita.
I Metallica ci provarono già nei primi anni ’80, ma le alcune indecisioni presenti, nei comunque ottimi Kill’em all (leggi recensione) e Ride The Lightning, non avevano permesso al combo losangelino di compiere il grande passo per il sucesso mondiale. Ad ogni modo i four horsemen non si fanno attendere più di tanto e con “Master of Puppets” (1986) centrano in pieno l’obiettivo. Come nel precedente disco, la band  decide di registrare in Danimarca, terra di origine del batterista Lars Urlich. nei Sweet Silence studio di proprietà del produttore Flemming Rasmussen.

Master Of Puppets - MetallicaIl gruppo riprende in mano ciò che di buono era stato fatto con  Ride the Lightning e lo porta ad un livello superiore; l’iniziale Battery è la logica evoluzione di Fight Fire With Fire: l’intro è affidato alle chitarre acustiche che richiamano volutamente i spaghetti western di Sergio Leone (più volte omaggiato dalla band!) e poi via sparati alla velocità della luce , la produzione cristallina enfatizza la pesantenzza del sound in maniera impeccabile.
Mi sembra inutile spendere parole sulla straconosciuta Master of Puppets; preferisco indirizzarmi sui quei brani il quali vivono all’ombra di quelli più conosciuti, già perchè forse in pochi si sono accorti che in pezzi come Welcome Home ( Sanitarium), Disposable Heroes, Leper Messiah e Damage Inc. sono presenti le basi di ciò che verrà negli anni ’90 nella musica metal e rock.
Welcome Home usa un riff portante che qualche anno  dopo verrà chiamato grunge (gli unici ad accorgersi di ciò sono stati i Pantera…), le altre 3 spianano la strada al death metal, e chi è convinto che si tratta solo di esecuzioni a velocità improponibili ha sbagliato completamente. Certamente i Metallica non vanno a ritmo di valzer, ma la band incanala la violenza sapientemente su ogni singola nota, e James Hetfield è molto duttile, sa quando è necessario urlare cinicamente e quando no. Poi c’è Orion, traccia instrumentale immensa che è la summa di quanto presente nell’album , divisa in tre parti, una cavalcata in puro stile thrash metal, nella quale i four horsemen  esplorano tutte le sfacettature del genere senza mai annoiare.

Putroppo  il disco è anche ricordato per la triste morte del bassista Cliff Burton, che tanto ha dato al sound dei Metallica. La vicenda è tristemente nota: il gruppo si trovava in Svezia durante il tour europeo, quando il loro tour bus finisce fuori strada (le cause non sono ancora del tutto chiarite; l’autista diede la colpa ad una lastra di ghiaccio, ma gli inquirenti svedesi sospettarono fosse ubriaco!), Burton che si trovava a dormire dalla parte del finestrino (in realtà nella cuccetta di Hetfield) venne sbalzato fuori da esso e fu schiacciato dall’autobus durante la caduta: naturalmente non ci fu nulla da fare. La conseguenza iniziale portò il gruppo a ritirarsi per sempre dalle scene, ma solo grazie all’incoraggiamento dei familiari di Burton la band tornò sui palchi dopo tre lunghi  anni di silenzio.

Disco che ha segnato un’epoca, ogni metalhead lo deve conservare gelosamente.

recensito da Mighell
Mighell heartofglass

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2 commenti su “Master of Puppets – Metallica

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