Live Report: Martæ @Biber Public House (Pink Plugless Thursdays)

Il terzo appuntamento con i Pink Plugless Thursdays al Biber Public House è all’insegna di una talentuosa giovanissima artista che ha fatto della musica la propria ragione di vita.
Martæ non è una musicista e cantautrice improvvisata, nelle sue armonie non scorrono trame lo-fi d’impeto e d’urgenza, Martæ è -passatemi il termine- una precoce e promettente “accademica”; una ragazza che ha fatto della chitarra uno studio ragionato, con una certa impostazione classica. Scelta che tuttavia non limita, né vincola la propria arte, anzi spesso e volentieri nelle composizioni di Martæ  si scorge una fresca modernità, un’inclinazione alla reinterpretazione personale e soprattutto una naturalezza entusiastica e spontanea.

L’abilità tecnica alla chitarra di Martæ (vincitrice peraltro di numerosi premi a livello nazionale) sfata un altro mito fariseo che vede sempre l’uomo tra gli esempi virtuosi dello strumento -legato indissolubilmente all’archetipo rock ‘n’ roll-; giocando tuttavia su un piano completamente diverso: la sensibilità, un sincero mettersi a nudo e raccontare di sé, della propria arte, un leggiadro express yourself, come se tra il pubblico presente ci fossero solamente amici di lunga data. In questa pacata atmosfera, la musica di Martæ -in movimento, in perenne evoluzione- s’inserisce con disinvoltura nei tematici live acustici del Biber Public House, trovando nel progetto Women Against Violence un fervore entusiasta e lontano da qualsiasi retorica.
Dita così esili, compongono accordi pulitissimi sin dalle prime canzoni, ove spicca una camaleontica Spogliami delle paure, nella quale Martæ rielabora attraverso le proprie esperienze nel mondo del teatro, un ritratto funambulesco dell’uomo (attore nella vita) e delle proprie aspirazioni. Quello che colpisce palesemente, è l’interesse spasmodico (eppure posato nella forma) verso le meccaniche umane, trovando nei riferimenti senza tempo della filosofia e della mitologia, quelle parabole efficaci per spiegare e raffigurare la propria visione del mondo e delle cose. Visione, che appunto, traspare tra istantanee di vita e meravigliose metafore, anche dai testi e dalle composizioni originali di Martæ, in procinto di uscire a breve con un esordio discografico da tenere d’occhio. Brani dagli intelligenti riferimenti shakesperiani come Voglio, o fresche ballate come Mi guardi come se fossi Venere, trovano sempre briciole di un vissuto personale, senza tuttavia esaltare stucchevoli o puerili episodi generazionali. Arrangiamenti diretti, linee melodiche capaci di essere equamente potenti e delicate (specie quando Martæ interpreta Non ballerò di Giorgieness, uno dei suoi eloquenti riferimenti musicali) ruotano attorno ad un concetto musicale vitale ed originale, che non cerca emulazioni o scorciatoie. Anche un nutrito comparto di cover (da Jack White a Maria Antonietta) snocciolate in poco più di un ora di concerto, certificano l’abilità di Martæ di interpretare con piglio personale qualunque genere: dalle fangose sponde di un revival blues del Delta, passando al folk più ispirato ed idealizzato, concludendo con un songwriting armonico e di estrazione indie.

Martae Biber Public House Pink Plugless Thursdays
L’interpretazione che mi si è attaccata più addosso è durante il brano Attorno a te bruciano ali (meraviglioso portrait sulla sensibilità e su coloro che gelosamente ne preservano la purezza), senza dimenticare i toccanti passaggi in Amelia (rotondo omaggio a Pavese ed al culto bohèmien) o refusi personali/emozionali in Distanze Danze, quando Martæ scomoda persino Guccini e la sua nostalgica Bologna.

Artista poliedrica e vivace, Martæ è solo all’inizio di un percorso musicale che forse la vedrà cambiare stile o impostazione vocale, ma indelebile sarà sempre quel suo approccio spontaneo ed allo stesso tempo ricercato, capace di mettere assieme la razionalità della filosofia con il calore delle emozioni. E’ solo un altro modo, come peraltro abbiamo già visto nei precedenti giovedì Pink Plugless, di manifestare ed esaltare la forza dell’animo femminile attraverso la musica, ma anche -e soprattutto- attraverso le storie, le emozioni di chi le suona e di chi le ascolta dall’altra parte. 
Continuiamo a sensibilizzarci, ci si vede tra una settimana!

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La Firma: Poisonheart

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