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Made in Japan – Deep Purple

Made in Japan è un monumento alla musica. E’ senza dubbio il disco dal vivo più famoso e più importante della storia degli anni settanta, e questo non solo perché ritrae i Deep Purple e Ian Gillian in uno stato di grazia, ma anche perché accentua quella pomposa e ricercata concezione live, che diverrà una costante per molte altre band nel corso di quel fantastico decennio.
Registrato durante il tour estivo dei Deep Purple del 1972 in terra nipponica, Made in Japan porta le date di Osaka il 15 e 16 agosto e Tokyo il 17: all’apice della propria espressione musicale, il gruppo di Hertford, travolge un pubblico solitamente composto ed ordinato come quello giapponese, tanto da riuscire a sentire chiaramente le urla eccitate degli spettatori entusiasti.
La formazione è la famigerata ‘Mark II’ ossia quella storica composta dai fondatori Blackmore e Lord, dagli indispensabili Glover e Ian Paice e dalle corde vocali magiche del ‘Jesus Christ Superstar’ Ian Gillan.
I brani provengono dagli ultimi tre lavori dei Deep Purple; pietre miliari come In Rock (1970), Fireball e l’imprescindibile Machine Head (1972), dilatando sontuose suite strumentali, con John Lord e Ritchie Blackmore nella loro perfetta ed consona dimensione live.

Dopo solo quattro anni di attività dall’esordio avvenuto del 1968, e queste tre date giapponesi riassunte in un doppio vinile, per un totale di sette tracce, rappresentano il più spavaldo e riuscito tentativo di immortalare su disco un concerto dal vivo. Infatti i cosiddetti live, non vantano grande considerazione tra gli addetti ai lavori, poiché la scarsa qualità del suono generata dal live e le dubbie abilità in post-produzione, generavano un finto album pieno di sovraincisioni e senza riuscire a catturare l’anima infuocata del concerto. In questo caso tutte le imperfezioni “sonore” sono rimaste nel vinile, portando addirittura Roger Glover ad affermare orgogliosamente che “Made in Japan è il disco più onesto della storia del rock” … La conferma è limpida e lampante una volta fatto girare il vinile nel giradischi.
Made in Japan - Deep PurpleHighway Star attacca aggressiva e prende via via consistenza grazie alle chitarre infuocate e all’organo indiavolato di Lord;  sprazzi blues si fanno largo senza sgomitare, mentre la mescola con il raffinato heavy anni ’70 è tanto genuina e purissima, quanto intrisa di libido. Child in Time si rafforza nella dimensione live in 12 minuti di grande emozione, introdotti prima dall’indimenticabile melodia d’organo ed impreziosita progressivamente da una performance inimitabile e semplicemente perfetta di Gillan, che nella parte centrale si concede ad acuti e falsetti che sono entrati diretti nella storia della musica.
Smoke on the Water è il classicone che non ha bisogno di altre parole; qui viene riproposta con qualche lampo d’improvvisazione nell’incipit, mandando facilmente in visibilio il pubblico dagli occhi a mandorla.
La penetrante The Mule è una delle due tracce tratte dal concerto di Tokyo; accompagnato da un religioso silenzio l’assolo chilometrico delle percussioni Paice tocca le corde emotive più profonde e solo alla fine il pubblico lo celebra con un applauso d’accompagnamento.
Il vivace blues di Strange Kind of Woman,  con intramontabili duetti di chitarra e basso tra Blackmore e Glover, conferisce quella nota di brio e vivacità, che nelle tenebrose e lunghe suite del disco tende a perdersi. Nella funambolica Lazy sono le tastiere impazzite di Lord a fare da apripista al rhythm ‘n’ blues maculato di Blackmore, che nella parte centrale del brano improvvisa la “Rapsodia Svedese #1” del compositore  Hugo Alfvén. Spazio anche all’armonica suonata da Gillian, nell’accompagnare le numerose scorribande sonore dei compagni Purple.
Chiude la monumentale, anche per la durata (19 minuti, e tutto il lato D), Space Truckin’ in cui il deciso heavy regala momenti di energia pura marchiata anni seventies: la performance ubriacante e barocca di Blackmore e soci tocca livelli sonori impressionanti, con trame avvolgenti ed arrangiamenti precisi e sempre potenti.

Questi sono i sette buoni motivi per decretare Made in Japan come il disco live per eccellenza; i brividi che questo doppio lp infonde è qualcosa di maestoso e delirante per ogni sincero amante della musica.

recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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