Macedonia – Buckingum Palace

Da Lecce, ecco spuntare fuori i Buckingum Palace, un trio dal post-rock acrilico, minimale, e mai saturo di emozioni; a riprova  -e sarò ripetitivo- di come la Puglia sia una regione musicalmente molto prolifica, ma sfortunatamente non così sotto la lente d’ingrandimento, come invece meriterebbe. Macedonia è il primo ep ufficiale pubblicato per la giovane e geniale XO Records di Giuseppe Gioia, etichetta indipendente capace in poco tempo di attirare l’attenzione anche al di fuori dei confini della costa ionica.
Sarà il sapore do-it-yourself, la ruvidezza inglobata nelle sonorità dei Buckingum Palace, o l’unicità di un trio anomalo la cui sezione ritmica è supportata da Annalisa Vetrugno e Clara Romita (rispettivamente basso e batteria), saranno le trame singhiozzanti della sei corde di Stefano Capoccia, ma il mix che si crea nell’ascoltare questo ep è qualcosa di non-convenzionale, che davvero suona nuovo, poiché preferisce far parlare molto di più gli strumenti, piuttosto che quel solito cantato lastricato di tante icone generazionali o di piccoli inni da urlare in coro ai concerti.
Oramai raggiunta la saturazione del cantautorato fai-da-te, nei Buckingum Palace si possono ritrovare impronte sparse e maculate tanto dei primi disperati Verdena, quanto del math-rock americano anni novanta, con quel retrogusto di una disillusione in bianco&nero che solo osservando la copertina di Spiderland è possibile intuire. Ermetici nelle liriche, allergici alle melodie, ai ritornelli o agli slogan, in Macedonia è possibile assistere ad un concentrato di tensione ritmica, nel quale lampi di chitarra squarciano un’andatura tambureggiante, ma quasi mai ossessiva. Il naturale divenire scivola in sei brani ispidi e ruvidi al primo ascolto, che tuttavia hanno l’innata capacità di incuriosire immediatamente l’ascoltatore e di ammaliarlo a sé.

Buckingum Palace MacedoniaLa coesione e la cura degli arrangiamenti sorprende positivamente e delinea una grande complicità armonica del trio, che suonando insieme da relativamente poco tempo (i Buckingum Palace nascono nel 2015), evidenzia come non sempre le affinità elettive abbiano bisogno di tempo per forgiarsi. Istintivi, ma non casuali, in questo post-rock poco italico, risiede una grande ricerca ed un coraggio scellerato verso una forma canzone anomala, ma sicuramente appagante: Cosmesi apre con echi di chitarra rarefatta e da una ritmica possente, che si placa via via a favore di uno scorrere leggiadro ed empatico, trovando in cantato sincero, la chiave giusta per arrivare all’ascoltatore. Pochi versi (talvolta uno solo!) messi al posto giusto, lasciando tutta la dinamica alla musica, lasciando l’imprevedibilità allucinata alla chitarra ed al rombo di basso e batteria. Sonorità acute e squillanti che ritroviamo in Vincolo Polare Artico, ancora più sorprendente della precedente, perché concede appena un fanciullesco coro alla melodia, mentre sei e quattro corde giocano tra intrecci e rilasci, rimpallandosi quella crepuscolare tensione “sonica”, in uno deciso stile math-rock.
Rango Tango è una dichiarazione di guerra tra alienazione, paranoia ed apatia, in chiave baritona che si concede maggiormente all’arte della scrittura; mentre la sonnambula Tipo Coleottero è una variante della teenage-angst 2.0 ironica e sincopata. Con Colosso l’anima post-rock esce sfrontata, autorevole ed irruenta in 4 minuti di incastri e saliscendi strumentali; poi la faccenda si chiude con una dinoccolata Dallo Spazio, densa di una ritmica fresca ed arrembante, capace di giocare sulle velocità e sugli stacchi, senza risultare una leziosa prova di tecnica; poiché nei Buckingum Palace sembra innata la volontà di non prendersi troppo sul serio, di dosare l’ironia e la loro stralunata visione della realtà, con quella faccia tosta del piccoletto terribile che guarda senza paura il grosso gigante.

Macedonia è un disco che personalmente mi ha colpito per vitalità e voglia di mettersi in gioco senza seguire strade musicali scontate, rimanendo fedeli ad un’etica indipendente fiera, senza tuttavia essere cieca nella propria ortodossia o eccessivamente invasiva. Questo ep è anche un’importante primo banco di prova nella partnership tra XO Records e Cabezon Records, che potrebbe avere risvolti positivi nel far conoscere in tutta la penisola cosa avviene di interessante in quel di Lecce e non solo; poiché citando i Buckingum Palace: «Tutta questa gioia viene dallo spazio…».    

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recensito da Poisonheart

 
 

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