K Records: gattini, dolcetti e tanto lo-fi

Le vicende della K Records  non si possono scorporare dalla figura mistica, sardonica e controcorrente (al limite dell’irritante) di Calvin Johnson. Il giovane mentore della scena underground di Olympia dapprima si fece le ossa nella radio universitaria KAOS, grazie al suo fondatore John Foster che diede sempre un impulso socio-politico alla musica che passava per la radio, musica che doveva obbligatoriamente essere su etichette indipendenti. Questa filosofia venne perpetrata e seguita religiosamente da Calvin Johnson, ispirato anche dal lavoro delle cooperative locali che ammirava, come spiegò successivamente «… è gente che crea qualcosa per sé e per la comunità…».
K recordsIl concetto do-it-yourself tanto ostentato dall’indipendent dei primi anni ottanta, assunse contorni paradossali con la K Records: non solo il formato in cassetta divenne un po’ l’emblema dell’etichetta (come era stato agli inizi della Sub Pop) per la facilità di auto-produzione, ma anche l’atteggiamento delle band e delle proprie doti tecnico-musicali era ostinatamente provocatorio e anticonformista. Se la prima uscita su K Records nel 1982 fu uno spassoso, quantomeno incerto, trio di sax-batteria-chitarra dal nome Supreme Cool Beings (in cui debuttava Heather Lewis futura percussionista dei Beat Happening), le successive registrazioni e compilation rasentavano il dilettantismo: eppure questo altro non era che l’inizio di un fenomeno che coinvolse l’intera comunità musicale di Olympia, mancava solo chi avesse il coraggio di provarci.
I Beat Happening si formarono nel 1983, Calvin Johnson, Bret Lunsford e Heather Lewis si scambiavano spesso gli strumenti che non sapevano suonare, le parti vocali a volte non erano nemmeno intonate, per non parlare della sghemba armonia di chitarra o dei traballanti ritmi di batteria, eppure tutto ciò suonava disimpegnato, coraggioso, e tutto sommato carino: l’atteggiamento punk ancora una volta aveva rotto le barriere.
Così negli anni a venire la K Records divenne la portavoce di questa nuova metamorfosi dell’indipendent americano; il successivo tour in Giappone dei Beat Happening (con all’attivo un solo singolo, registrato con l’aiuto di Greg Sage dei Wipers) portò la band a registrare alcuni brani (che finirono sull’ep Three Tea Breakfast), ma soprattutto fece conoscere a Calvin Johnson un interessante trio femminile, le Shonen Knife che finirono presto nel catalogo K Records con Burning Farm.
I consigli di chi c’era passato prima (da Ian MacKaye a Corey Rusk, fino a Bruce Pavitt) aiutarono l’incerto “business” della K Records a crescere, nonostante il quartier generale della label coincidesse con l’alloggio di Johnson: carta, matita ed un telefono di Snoopy erano sufficienti a mandare avanti la baracca. In linea con la musica scarna dei Beat Happening, l’iconografia infantile della K Records riusciva a distinguersi per originalità e rottura col passato; Steve Fisk (produttore della band) ricorda che «Disegnavano gattini e coniglietti mentre gli altri cercavano di sembrare graficamente professionali»; Calvin Johnson stava creando una tribù e come disse all’epoca Kurt Cobain: «Li chiamavano i Calvinisti, una ciurma di ragazzini con gli occhioni innocenti che parlavano e si vestivano come Johnson, e che per giunta ascoltavano la sua stessa musica».
NonostantJamboree - Beat Happeninge il culto verso la figura di Johnson, le vendite della K Records stentavano a decollare; tuttavia tramite una corrispondenza con David Nichols degli australiani Cannanes, si venne a sapere che la musica dei Beat Happening trovava i suoi simili in Scozia con i Pastels, i Vaselines, o i Teenage Fanclub, e così attraverso l’eclettica e sempre attenta Rough Trade iniziò un intenso scambio di uscite e concerti tra Regno Unito ed Olympia, esportando musica ed intenti, senza tuttavia raggiungere mai il mainstream neanche di striscio.
Jamboree del 1988 rappresenta il primo apice della storia dei Beat Happening e della K Records, nel quale il lo-fi suona spontaneo, viscido ed autentico cementando così una scena che pareva lontana anni luce dal nascente e rumoroso grunge della vicina Seattle. Black Candy del 1989 rimarcava ancora una volta questa propensione lo-fi, che curiosamente non vede grosse migliorie tecniche nel suonare gli strumenti, tuttavia in un concerto al Paramount Theater di Seattle i Beat Happening portarono il loro messaggio naïve dal pubblico grunge, segnando così uno spartiacque indelebile tra il disimpegno dei primi ed il carrierismo crescente dei gruppi dalle camicie in flanella che ben presto sarebbe andati su major.
Se l’attività di distribuzione proseguiva spedita, la K Records parallelamente si stava organizzando per l’evento indipendente più importante di sempre, ossia quel International Pop Underground dell’agosto del 1991 che condensava il meglio della scena indie (dai Fugazi alle band riot grrrl) e che paradossalmente ne segnò anche la fine (ideale): qualche mese dopo Nevermind entrava nelle US Billboard scatenando il terremoto musicale più potente degli ultimi vent’anni.

K Records sito ufficiale

La Firma: Poisonheart
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