Interpretazione dei Sogni – Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere

C’è una vena aulica e di letteratura vissuta in questo secondo lavoro de Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere, ma non si tratta di quel tipo di omaggio in bella calligrafia o di quell’influenza poetica che aleggia in testi affogati in un mezzo post-rock irruento e magnetico. Interpretazione dei Sogni (in uscita a fine settembre per V4V-Records / Cloudhead Records) è un lavoro maniacale, che preferisce -con una bella faccia tosta- rileggere le concezioni di spazio e tempo elaborate da alcuni grandi poeti e scrittori a cavallo tra i due secoli passati; imprimendo oltre che ad un’aura onirica e misteriosa, anche un certo cinismo ed un emblematico immobilismo che disegna la speranza con tinte spietatamente umane, annullandone qualsiasi velleità fanciullesca.
Chitarre che stridono con enfasi autorevole, lanciandosi in indelebili feedback dilatati con sinuosità nel tempo, mentre la sezione ritmica s’incunea decisa e fragorosa solo quando è davvero necessario: bozzetto punk, minimalismo evocativo e buoni arrangiamenti completano il quadro di otto tracce suonate con ardore e potenza.

Le Sacerdotesse dell'Isola del Piacere - Interpretazione dei SogniSe Interpretazione dei Sogni vuole poggiare la testa sul lato inconscio del letto, la scrittura calca la mano su brevi immagini della memoria e versi di un ermetismo direttamente proporzionale all’energia rilasciata; un cut-up poetico e limato ai bordi, quelli stessi bordi consumati dal tempo e storpiati in uno spazio che gioca sull’effetto “elastico”. Il disco si dilata verso l’assoluto con una spinta centrifuga assordante, per poi contrarsi immediatamente in una pillola di vita vissuta: codesti elementi convivono con maniacale equilibrio, verso un’armonia colloquiale piuttosto coinvolgente.
Ne è un esempio la traccia che apre il disco, Ricordati del Sogno, che raccoglie alcuni elementi ricorrenti anche nei successivi brani de Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere; oltre ai palesi riferimenti onirici, è interessante il dinamismo spazio-temporale riprodotto sia nelle liriche che nell’agglomerato di chitarre e basso, conferendo al brano -ed a qualsiasi interpretazione- una vera e propria rappresentazione delle endorfine del sonno, cinismo di fondo compreso («Vivevamo in un mondo inventato dove ogni uomo veniva mutilato»).
In Kafka, il minimalismo si fa più rarefatto, ripercorrendo le metamorfosi entomologiche già raccontate dal maestro nel 1915, evidenziando con grande enfasi (ed ottimi effetti di modulazione delle sei corde) la stasi mentale dell’uomo -oggi divenuto moderno, ma che moderno lo era già allora- e l’impossibilità di evadere in altra forma, se non passando per una dolorosa trasformazione. Dalle movenze più pop è Innamorata di un Cavallo, che gioca con semplicità sulle velocità, dosando con acume la forza dei cori e l’implosione di un crunch educato; mentre l’elegia di Cummings vive nell’azzardo compositivo e in un ermetismo sintattico a tratti davvero ammirevole. E’ la critica poetica al conformismo che agita Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere, trovando quindi nel sogno e nella libertà da regole fisiche (spazio e tempo) a quelle più pratiche e vivibili giorno dopo giorno (chi ha detto amore?), il riparo dalla confusione routinaria di questi strani giorni. Così i riferimenti letterari identificano una dolce nostalgia, ma anche l’amara constatazione che questa “prigionia” umana è probabilmente sempre esistita.
Forte come un Cavallo racchiude un nucleo tanto etereo quanto nostalgico, riassunto tutto in un unico splendente verso «quel che conta sono i dettagli», i ritmi sono diluiti e sgorgano con una leggerezza naturale, mentre tutti i detriti e le emozioni vengono trascinate via. Un certo brio si fa largo in Il Mio Magico Corpo grazie anche a pennate veloci di chitarre, mentre nella successiva Cuore di Tenebra sono gli echi e le distanze ad imprimere un tempo languido che assume contorni spettrali durante il ripetersi del mantra «Il cuore mio è di tenebra».
Non siamo più chiude il disco con un pugno d’amarezza, poiché la fine del sogno è giunta ed è reale, ed il trambusto generato dal ritorno alla quotidianità lacera dentro e fa riaffiorare le problematiche, che con la magia del sogno, perdevano di importanza e significato; così comprendere a fondo questo passaggio diviene fondamentale per apprezzare l’idea che Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere hanno voluto comunicare in questo disco.

Interpretazione dei Sogni è un lavoro raffinato e poetico, che trasforma -per mezzo del sogno- la nostalgia e l’alienazione in materie plasmabili e modellabili a seconda dell’intensità del sonno. Tornare alla realtà è mestiere difficile, specie dopo un sogno bellissimo: è un amara scenetta che viviamo tutti i giorni; eppure abbiamo bisogno che qualcuno (oggi, Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere) ci ricordi quanto è importante sognare, poiché è l’unica spada che abbiamo per combattere tutto quello che di sinistro di gira attorno.

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recensito da Poisonheart
Poisonheart hearofglass

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