Incanto – Francesco Morello

All’inizio ero perplesso, e quando Gus è perplesso di solito è sempre un buon segno … La rivincita dei batteristi! Vabbè, constatazione banale, lo ammetto, ma doverosa. Ad ogni modo e da un certo punto di vista, non dovrei stupirmi più di tanto; in fondo chi sta seduto alla batteria (e lo dico perché ci sono stato pure io!) e ammira tutta la banda suonare, ha una visione d’insieme a livello melodico molto spinta, che per esempio un chitarrista non ha. È difficile da spiegare, però è così; quindi Francesco Morello da bravo batterista, non si limita a picchiare con amorevole cura il proprio strumento, ma dimostra con smisurata perspicacia di avere buon orecchio, oltre che buon gusto. Incanto è un mini rinfrescante come una crema lenitiva spalmata su di una bruciatura da sole assassino. Un banco di prova che mostra maturità musicale e buoni arrangiamenti su di uno sfondo celeste cielo: un risultato finale niente male! Non aspettatevi esercizi di stile, niente rullate a sproposito, niente abuso di piatti: paradossalmente lo strumento principe di Morello è il talento, non la batteria.

Il disco apre con un acustico che mi ricorda la semplicità e la bontà dei Beatles dei tempi propizi di Revolver, niente sbandate lisergiche! I suoni caldi e passionali propongono un pop che indossa una maschera grottesca, e penetrando nelle sonorità delle 5 tracce proposte delinea un percorso fatto di elementi jazz e fusion, e non solo per l’apporto di pianoforte o di fiati molto sinuosi. Anche la chitarra acustica si amalgama all’artefatto complessivo, una melodia che si estrania dalla caotica quotidianità: a tratti le 6 sei corde imitano il suono di una pioggia finissima e piacevole.
Incanto si evolve in due parti, sax e violino si prendono i propri e dovuti spazi esaltando un brano fiabesco, quasi onirico, mantenendo una dimensione terrena lodevole. Man mano che si ascolta si colgono dettagli importanti, in una produzione minuziosa, che si prende la briga di far lievitare il sound, senza quasi mai accavallare livelli su livelli di sovraincisioni.

Accessibile, fresco, quasi dissetante, Stelle è un pop cantato con semplicità e coerenza, che se proprio bisogna azzardare un paragone s’avvicina alla scuola romana ma senza la retorica delle liriche di Tiromancino o altri cantautori fin troppo idolatrati dai media o conosciuti dai neofiti. Sorprende in maniera stucchevole come l’algoritmo melodico trovi sempre una soluzione di continuità, in un disco che tutto sommato sa molto di concept-acustico: lineare, pulito, confezionato con il fiocco rosso. Preghiera chiude con un pizzico di poesia e di nostalgia, marcando ancora di più una conoscenza musicale e una ricerca decisamente mirata di cui  Francesco Morello è protagonista e spavaldo interprete.
Un lavoro ben riuscito, cosparso di quella semplicità ed immediatezza che è sempre negli intenti di molti musicisti ma che in realtà solo pochi  riescono a marcare in questi toni.
Francesco Morello ci riesce … e pensare che i batteristi suonano spesso al buio, nascosti dal loro ingombrante strumento!
Da seguire …

 Francesco Morello myspace

recensito da Gus
 

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