Previously in-Retrospettiva: il riassunto di Luglio 2019


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Sebbene questo spazio di recensioni indipendenti non venga più aggiornato (qui le motivazioni) e sia da ritenersi dunque sospeso a tempo indeterminato, ho comunque –discutibilmente, certo- deciso di aprire una piccola parentesi mensile su un altro progetto a cui mi sto dedicando: in-Retrospettiva (clicca qui).
In questo caso trattasi di un qualcosa di completamente personale, ed in fondo mai completamente slacciato dalla musica e dal racconto di essa. in-Retrospettiva sta per retrospettiva indipendente e tratta/tratterà di influenze varie che mi sono cadute addosso e di cui sento l’esigenza di scrivere, e magari condividere. Non solo musica, ma anche arte, cinema e soprattutto letteratura, incastrati ed incidenti tra loro, come un grande enorme, enorme puzzle pollockiano. Lo stile è più minimale, l’arbitrarietà è protagonista: non ci sono –né ci saranno- spazio a richieste di recensioni.

in-retrospettiva luglio 2019

A Luglio, molto in sordina per la verità, ho iniziato a scrivere e a preparare articoli e temi di spunto. Non ho ancora deciso la cadenza di pubblicazione, né esisterà preventivamente una correlazione fra i vari post. Tutto sarà molto libero, molto austero. Quindi dopo un breve articolo di presentazione (Diario di Bordo, ovvero un’altra prova solidale all’esperienza), ho voluto omaggiare il cinema di Derek Jarman mai davvero apprezzato almeno nel nostro paese, attraverso la disamina di Jubilee, folgorante documento in tempo reale del movimento punk e della decadenza morale dell’Inghilterra pre-thatcheriana. L’attualità e le vicende della Brexit, mi hanno suggerito di approfondire la visione della pellicola, svelandomi non solo delle riflessioni inedite sull’impatto sociale del punk nella cultura inglese, ma provando anche a tracciare dei parallelismi complicati con la contemporaneità.
L’altro articolo pubblicato a luglio, ha un nostalgico taglio musicale con protagonista una giovane cantautrice neozelandese, Aldous Harding. Il suo è un folk vivo, originale, interpretato con grande –forse fin troppa!- enfasi, celando tuttavia un manierismo sofisticato, argomentato con un sapiente utilizzo di stili e fonti d’ispirazione diverse. L’ultimo disco, Designer (aprile 2019), mi ha stupito molto ascolto dopo ascolto, così ho voluto condividere qualche idea e qualche paragone a mio parere improprio, con altre carature della musica alternativa, P.J. Harvey e Julia Holter su tutte.

Buona lettura su in-Retrospettiva.

La Firma: Poisonheart

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