In fondo è solo un vile racconto – Whiu Whiu!!

Whiu Whiu!! In fondo è solo un vile raccontoDal nome impronunciabile, se non con l’onomatopeico suono di un fischio, i Whiu Whiu!! sono un quintetto sardo che non si perde troppo in giochi di parole o in metafore generazionali: il loro In fondo è solo un vile racconto (Bad Karate Dischi) è un pugno nello stomaco che ferma il respiro.
Un ep di cinque tracce che anticipa l’uscita di un long-playing d’esordio previsto per il 2018, intanto però i Whiu Whiu!! nel giro di almeno cinque anni hanno prodotto una serie di brani abrasivi (tra cui Il re del camosci in omaggio allo scrittore Erri De Luca), nel quale l’urgenza di comunicare supera qualsiasi genere e qualsiasi eleganza melodica. Nel repertorio della band ci sono chitarre acide e distorte, percussioni vibranti ed in generale una ritmica plumbea e cupa, nel quale arazzi di tastiere infondono quel pizzico di imprevedibilità che rende la proposta dei Whiu Whiu!! originale anche negli arrangiamenti. Ovvio, quello che affiora al primo ascolto è la rabbia endemica e le piccole verità quotidiane sputate con la spontaneità di chi vuole essere in primis diretto ed onesto; liriche che nascondono emozioni e sensazioni in una sorta di acre ironia e sagacia, con un fondo impermeabile di sano cinismo, che esplode spesso in chorus urlati e corroboranti.
Africa apre con un appiccicoso garage elettrificato con ispide curve punkeggianti, nel quale si snocciola un’ilarità innata e senza pudore («I fantasmi sono come i fiori da coltivare per non stare soli») contro quel velo di ipocrisia che riveste tutte le persone, vicine o lontane che siano. Cambi di tempo e virate digitali delle tastiere, rendono il sound dei Whiu Whiu!! adrenalinico ma che pianta il seme della riflessione postumo, ad esempio Partenze, nonostante il timbro più nebuloso regala una preghiera schietta sull’autostima. In Colombo una base elettro-pop dimostra il dinamismo della band, in un flusso di coscienza che vomita pensieri, efferatezze emotive ed episodi mangiati dalla parte guasta, diminuendo la virulenza delle chitarre ed amalgamando ritmica e melodia in saliscendi di volumi e di voci. Dall’accento heavy ecco A Denti Stretti, un lucidissimo (e vissuto!) resoconto sulle scene musicali emergenti e sulle difficoltà di abbattere quel muro tra band e pubblico qualunquista, sminuendo così l’era dello streaming digitale e di tutte quelle “agevolazioni” che in realtà rendono la carriera di chi suona una lotta per non scomparire nel mucchio dei tanti. Geniale il tono nel demolire qualsiasi hype, penetrante l’anacronismo di fondo ( «Senza cellulari eravamo tutti più puntali») che ridicolizza con acume un eccesso social e iper-connesso delle nuove generazioni.
Si chiude con un arpeggio dinoccolato Un pezzo alla volta, pseudo-ballad ove i Whiu Whiu!! rimarcano una sincerità incompresa nelle azioni e nelle parole, giocando ancora una volta con le velocità e con arrangiamenti sempre in evoluzione.

La Sardegna si conferma terra troppo spesso ignorata nel panorama della musica emergente; i Whiu Whiu!! hanno la rabbia e la fame dell’underdog che spesso manca alle band della penisola, capaci non solo di coniugare forma e contenuti, ma convincendo dall’inizio alla fine. In fondo è solo un vile racconto è un lavoro potente ed immediato, composto e suonato come se l’alienazione fosse uno stile di vita da perseguire con cieca convinzione; e se anche il prossimo lp sarà scritto con queste intenzioni, certamente non potremmo che annuire con un sorriso alla sconcertante verità cantata dai Whiu Whiu!! domandandoci il perché di non averci pensato prima!

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Bad Karate Dischi

recensito da Poisonheart

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